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La notte di Avellino si illumina con il falò di San Ciro

Il 31 gennaio ritorna la notte di San Ciro. Avellino si prepara a celebrare il santo medico alessandrino e lo fa, come da tradizione, con un falò in suo onore. L’evento è curato dal comitato organizzatore dell’antica parrocchia di Santa Maria di Costantinopoli.

Si tratta di una ricorrenza molto sentita in città dove il culto per questo santo è particolarmente intenso: presso l’edificio sacro di Corso Umberto le celebrazioni si susseguono già nei giorni che precedono la festa del 31 gennaio quando i riti religiosi culminano la sera con l’accensione del grande falò.avellino

LA VITA – San Ciro nasce ad Alessandria d’Egitto intorno al 250 d.C. Egli è stato un medico illustre, apprezzato per il suo sapere e le sue competenze scientifiche. Era talmente conosciuto per la sua munificenza da meritarsi l’appellativo di anàrgiro, ossia “senza denaro”: egli infatti prestava le sue cure a tutti, compresi i poveri e gli indigenti, senza mai chiedere nulla in cambio. Ben presto, per sfuggire alle persecuzioni anticristiane dell’Imperatore Diocleziano,  si ritirò nel deserto dove si diede ad una vita anacoretica fatta di preghiera e digiuno. Quando le violenze contro i cristiani si intensificarono, Ciro decise di lasciare il proprio eremo e di fare ritorno ad Alessandria per sostenere i suoi fratelli nella fede. Tuttavia venne scoperto, imprigionato e sottoposto a torture. Essendosi rifiutato di rinnegare il credo cristiano e di offrire sacrifici alle divinità pagane, fu condannato a morte e decapitato il 31 gennaio del 303.

FALÓ: TRA SACRO E PROFANO – Il falò in onore di San Ciro ad Avellino è solo uno dei tanti fuochi che nelle fredde notti invernali, soprattutto nei mesi di dicembre e gennaio, vengono accesi un po’ ovunque nelle piazze e contrade dei nostri paesi. Si tratta di un rituale ancestrale che affonda le sue radici nei riti pagani precristiani e conserva una forte componente apotropaica: esso vuole da una parte esorcizzare la paura per il buio e dall’altra invocare il rapido trascorrere della stagione invernale auspicando che essa non sia eccessivamente inclemente. Inoltre i falò, o focaroni, simboleggiano il focolare domestico: come il focolare rappresenta l’intimità e l’armonia della famiglia, così essi, fuochi collettivi, rappresentano l’unione e l’affiatamento vissuti nei rapporti sociali.