Il prete gay lascia l’abito talare e la chiesa cattolica

5

Perego- Mario Bonfanti, 40 anni di Merate, ha annunciato di non riconoscersi più nella fede di Roma.

L’ex parroco di Perego, “licenziato” dai vertici della Curia milanese per le sue prese di posizione a favore delle coppie omosessuali e dei sacramenti ai separati, non solo ha rinunciato al sacerdozio, ma ha chiesto addirittura di essere sbattezzato, perché non intende più far parte della chiesa cattolica di Roma.

Si sono gay e allora? Io presto comunque fede all’impegno che ho preso. Gay o etero, nei preti non fa differenza” dichiarò qualche mese fa. Poi ha chiesto il silenzio ed ora in una lettera, che pubblichiamo integralmente, spiega le sue ragioni.

L’amore di Cristo ci spinge” – urla Paolo alla comunità di Corinto; una comunità grande e pluriforme, ricca di doni dello Spirito ma anche di tensioni umane, multiculturale, multietnica (diremmo oggi) spaccata al suo interno da gruppi e gruppetti…E Paolo, preoccupato della situazione, scrive ben due lettere a questa comunità, riportandola sempre al centro della fede cristiana: Cristo crocifisso!

Voglio allora partire proprio da qui per comunicarvi la mia scelta e spiegarvene – brevemente – le ragioni. Premetto che vi scrivo con un certo pudore e timore: pudore perché per me è come un mettermi a nudo e rivelarvi aspetti molto intimi di me; e insieme provo il timore di non spiegarmi a sufficienza col rischio di essere frainteso o giudicato. Per cui vi chiedo con umiltà il piacere di fare spazio dentro di voi per ascoltare nel profondo quanto sto per dirvi e accoglierlo con rispetto come un dono che viene dal profondo di me.

Il 16 novembre prossimo ricorre il mio decimo anniversario di ordinazione presbiterale. Dieci anni intensi e carichi di croci. Non tanto (o non soltanto) mie, quanto soprattutto vostre: della gente comune che in questi anni ho ascoltato, accolto, seguito con la cura – spero – del buon pastore. E proprio queste croci hanno plasmato il mio essere prete e questa mia scelta. A dire il vero già prima di diventare prete, la mia decisione di entrare al P.I.M.E. (era il lontano 1985) fu determinata dalla gente, o meglio da una impellente domanda di una nazione africana che, dagli schermi della TV, urlava (non a parole ma con occhi imploranti) il suo bisogno di aiuto: era in atto una terribile carestia e ogni giorno i telegiornali mostravano immagini e filmati di “resti umani” che morivano di fame. E dentro di me quel grido era un pugnale che mi chiedeva di agire con urgenza: Charitas Christi URGET nos! E così ho scelto la strada missionaria per rispondere a questo bisogno urgente.

Nei dieci anni di sacerdozio altri sono stati i vostri bisogni che mi hanno interpellato e, come un pungolo, mi chiedevano giorno dopo giorno: E tu cosa fai?

In Sardegna mi sono incontrato (o meglio direi – scontrato) con la violenza domestica, la sopraffazione delle donne costrette a subire e tacere, dinamiche familiari “malate” e cariche di sofferenza. E, da “povero” giovane prete qual ero, mi sentivo inesperto e mancante di strumenti adeguati; allora ho chiesto al Vescovo la possibilità di approfondire studi specifici per avere maggiori competenze. E così sono tornato a Milano.

A Perego e in tutta la “Valletta”, mi sono incontrato con altri urgenti bisogni. Primo tra tutti: la situazione delle coppie separate risposate. Ricorderò sempre il giorno in cui una di queste (ottime persone e bravissimi genitori) mi chiese un colloquio urgente, perché non sapevano cosa rispondere al figlio, che di lì a poco avrebbe ricevuto la “prima comunione” e chiedeva loro perché non potevano fare la comunione a loro volta proprio in quel giorno così importante della sua vita. E la cosa che li angosciava di più era che questa legge della Chiesa stava minando la fede fragile del figlio, il quale diceva loro: “Allora non è vero che Gesù è buono”. Erano in crisi… e mi hanno messo in crisi. Che fare?

Ho iniziato, allora, a interrogarmi sul senso di tali norme e sulla loro opportunità e coerenza (o meno) col Vangelo e col messaggio di Cristo.

Passando poi a benedire la famiglie in questi anni, gli incontri con situazioni simili si sono moltiplicati e la sofferenza era la stessa… e mi interrogava sempre di più: E tu cosa fai per loro?

Oltre a questo, anche la “confessione” di persone omosessuali e la loro fatica a vivere la fede a causa del sentirsi emarginati dalla Chiesa, considerati malati, difettosi, in colpa “esistenziale”… mi ha riportato al mio percorso personale e al mio coming out – come si dice: cioè alla mia accoglienza serena e pacifica della mia identità omosessuale e alla dichiarazione pubblica di essere gay. E soprattutto mi è tornato in mente il preziosissimo aiuto di un anziano monaco benedettino di Pontida (ora defunto) che, nella sua semplicità e grandissima umanità, mi aveva “imposto” di recitare ogni mattino l’antica preghiera “Ti adoro, mio Dio, e ti amo” aggiungendo: “ti ringrazio di avermi creato omo” (sic!). Un grande uomo e prete! Gliene sarò sempre grato.

E così mi sono chiesto: E io cosa faccio per questi ragazzi/e omosessuali come me?

Quando, poi, qualche anno fa, uscì il libro di Martini “Confessioni notturne a Gerusalemme” (ed. Mondadori 2008) tirai un enorme sospiro di sollievo: addirittura un cardinale si pronunciava in modo così forte e molto differente rispetto alle dichiarazioni delle gerarchie vaticane su temi quali: il ruolo delle donne e il loro sacerdozio (p. 108), il contributo dei giovani alla Chiesa (p. 59ss), la sessualità (p. 97), l’omosessualità (p. 98s), il celibato dei preti (p. 100)… Finalmente una boccata di ossigeno alla mia flebile speranza che qualcosa potesse cambiare… anche se lentamente.

Anche il libro del teologo cattolico Hans Küng “Salviamo la chiesa” (ed. Rizzoli 2011) mi fece riflettere molto sulla situazione della Chiesa Cattolico Romana, sulla condizione “malata” in cui versa – usando la metafora del teologo. E mi convinse – con la parte in cui propone una “terapia” per la sua guarigione (pp. 268ss) – a non tacere più, ma ad agire di persona per stimolare la riflessione di altre persone così da creare un gruppo, una comunità che spinga la Chiesa dal “basso” verso un cambiamento.

Così mi son fatto coraggio e ho iniziato ad espormi sia nella predicazione sia in facebook. Ma ecco che di lì a poco (28 febbraio 2012) sono stato convocato in Curia a Milano e il Vicario Generale mi ha consegnato una lettera in cui si dichiarava chiusa la mia collaborazione con Diocesi di Milano e dal 1° marzo decadeva ogni mio incarico nella Diocesi Ambrosiana e venivo invitato a tornare in Sardegna.

Ho immediatamente chiamato il mio vescovo, che era ignaro di tutto. E nei giorni successivi è stato tutto un giro di telefonate per capire cosa fare, come muovermi e se era possibile mediare… Poi la gente, appena è venuta a conoscenza dei fatti, si è mobilitata – come ben sapete. È, quindi, seguito un assalto mediatico che mi frastornava e non mi aiutava a riflettere. Per cui, a un certo punto, ho sentito l’urgenza e ho chiesto ufficialmente il “silenzio stampa” perché avevo bisogno di calma e tranquillità per ponderare bene le scelte da compiere. Per cui da quel momento tutto è sembrato stabilizzarsi. E penso che anche voi abbiate avuto l’impressione che la situazione si stesse sistemando… visto anche che io ero ancora qui in zona e celebravo messa a Villa dei Cedri e a volte anche a Pagnano. Ma le cose non erano per nulla calme.

Il Vaticano non ha cessato di muoversi e prendere provvedimenti a mio carico in tutti quei mesi… fino a quando, a inizio maggio, con una telefonata, il Vescovo della Diocesi sarda in cui sono stato ordinato mi avvisava che aveva ricevuto una lettera dalle Congregazioni del Clero e della Dottrina della fede in cui veniva invitato ad iniziare un processo penale contro di me (cioè avviare tutte le pratiche necessarie per “spretarmi”).

È stato un colpo molto duro. Che fare? Io e il mio vescovo ci siamo visti urgentemente a Roma e poi di nuovo a Milano per confrontarci; alla fine ci siamo dati del tempo (alcuni mesi): soprattutto io avevo bisogno di meditare, riflettere, confrontarmi in primo luogo con la Parola di Dio e poi con la mia coscienza e altre persone di fiducia; non potevo prendere decisioni così su due piedi….vista la grave posta in gioco.

In questa riflessione mi è servita molto la Comunicazione Non Violenta, una filosofia e metodo che sto apprendendo e che mi ha aiutato ad andare al di là della reazione immediata, istintiva e superficiale per collegarmi ai bisogni profondi, che stavano racchiusi dentro la rabbia e il risentimento che provavo, così da prendere decisioni non per reazione contro altri (la Chiesa, il Vaticano, il Vescovo…che fossero) ma scegliendo davvero io ciò che volevo nel profondo e che sentivo essere giusto per me.

Ci sono voluti mesi di riflessione, molto ascolto interiore, calma e ponderatezza… e alla fine sono giunto alla seguente decisione: esco dalla Chiesa Cattolico Romana (con la quale non condivido più scelte e orientamenti magisteriali) e passo ad un’altra chiesa cristiana, la Chiesa Episcopale (chiesa della Comunione Anglicana).

Il primo passo l’ho già fatto: l’11 ottobre (Giornata Internazionale del coming out – data che non ho scelto affatto a caso!) sono uscito dalla Chiesa Cattolico Romana; e questo mi comporta la “scomunica latae sentatiae” (cioè immediata e senza processo) come il Vescovo si è premurato di informarmi. Ma non importa. Anche io come Paolo dico: “Preferisco essere anàtema a vantaggio dei miei fratelli” (Rom 9,3).

Il secondo passo in parte l’ho fatto: a inizio ottobre ho incontrato il Vescovo della Convocazione delle Chiese Episcopali in Europa e gli ho consegnato una lettera in cui chiedo ufficialmente di iniziare un cammino di conoscenza reciproca in ordine al mio passaggio nella Chiesa Episcopale. Ora inizierò a frequentare con più assiduità la comunità episcopale di Milano, guidata dalla mia amica prete Madre Maria Vittoria Longhitano; dovrò studiare sempre più a fondo la via media dell’anglicanesimo e superare un esame; conoscere dal vivo la Chiesa Anglicana…

Il passaggio non è immediato e semplice e mi richiederà un lungo periodo di reciproca conoscenza… fino ad essere alla fine accolto pienamente. Ma – vi chiederete – perché questa scelta così radicale? Perché cambiare chiesa?

Primo perché l’Amore di Cristo per l’uomo dentro di me mi spinge in modo davvero urgente (URGE come scrive San Paolo) e non posso soffocarlo con compromessi e diplomazie di potere o mascherando me stesso. Come scriveva (parafrasando) il profeta Geremia (Ger 20,9): Nel mio cuore c’è come un fuoco ardente che non posso contenere! E allora scelgo piuttosto di essere anàtema (scomunicato) per essere vicino alla gente nella sua vita quotidiana, concreta, con i suoi problemi e le sue domande, lasciandomi interpellare e dando risposte pratiche ai suoi bisogni. Secondo: la strada della Chiesa Cattolico Romana non fa più per me. Tutti stiamo andando verso Cristo: cattolici, ortodossi, riformati, anglicani. Ma ognuno segue strade e sentieri diversi, suoi propri. E tutti portano allo stesso Gesù Cristo. Io rispetto la strada cattolica, che mi ha trasmesso la fede e mi dato i sacramenti (tra cui il dono grande del sacerdozio) ma ora non la considero più in linea con la mia coscienza e la mia persona e quanto vive e urge dentro di me adesso. Magari tra 100 anni anche la Chiesa Cattolico Romana farà scelte diverse. Può essere. Ma io non me la sento di attendere e non posso aspettare tutto questo tempo.

Ora e da alcuni anni Charitas Christi urget: il fuoco dell’Amore di Dio URGE dentro di me e non posso più contenerlo! Per cui, piuttosto che morire sperando e pregando (come ha fatto il cardinal Martini) dentro una Chiesa con cui sono in disaccordo, me ne vado e aderisco a un’altra Chiesa Cristiana, che ha già fatto scelte e passi per avvicinarsi al mondo d’oggi e inculturare il Vangelo di Gesù nella nostra attuale società, e che più risponde alle urgenze che ardono dentro di me.

Solo per farvi alcuni esempi dei passi fatti da questa chiesa: nella Chiesa Episcopale tutti possono accedere all’eucarestia (anche i seperati/divorziati), anche le donne vengono ordinate preti (e anche vescovo), i sacerdoti (se lo vogliono) si possono sposare, le coppie gay/lesbiche sono riconosciute pubblicamente e le loro unioni benedette in chiesa…etc.

Tutte scelte che io condivido totalmente e che da anni predico e che sono stata la causa di questi provvedimenti drastici della Chiesa Cattolico Romana contro di me. Quindi, con molta pace e serenità, riconosco che nella Chiesa Cattolico Romana non è ancora giunto il tempo di queste scelte; e così rinuncio a fare lotte o diventare un prete urlatore e ribelle (ce ne sono già, ma questa scelta non fa per me e non la condivido) e me ne esco da questa Chiesa per aderire ad un altro sentiero cristiano totalmente in sintonia con la mia coscienza… restando sempre prete.

Ecco in breve la mia scelta e le mie motivazioni. Spero, pur nella necessaria brevità, di essere stato comprensibile e chiaro. Se poi qualcuno di voi vorrà farsi quattro chiacchiere direttamente con me e approfondire l’argomento o chiedermi ulteriori chiarimenti o precisazioni… sapete dove trovarmi.

Grazie dell’ascolto e comprensione e – soprattutto – continuiamo a camminare sempre alla luce dello stesso Vangelo di Gesù Cristo che tutti (cattolici, ortodossi, riformati e anglicani) condividiamo.

Con affetto e riconoscenza.

Don Mario