Salta l’asta per le frequenze tv

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Era il sogno del ministro Passera: finire il 2012 con l’asta delle frequenze tv che, ogni giorno però, incontra nuovi ostacoli, in parte ereditati dal passato, in parte sottovalutati, con l’ultimo intoppo relativo a tre editori (Rai, Mediaset e Telecom) ed addirittura due Stati esteri.  In Croazia(nel passaggio al digitale terrestre) la Rai riceve (dal ministero) delle frequenze per servire le nostre regioni adriatiche ma il segnale “invade” il territorio croato, del Montenegro e della Slovenia. La Rai così contesta l’inadeguatezza delle frequenze davanti ai giudici del Tar che sospendono tale assegnazione in attesa di vederci chiaro nelle successive fasi del processo. Nel suo ricorso, la Rai chiede nuove frequenze che non interferiscano con le emittenti dei Paesi vicini e queste vanno pescate nel paniere che Passera spera ancora di mettere all’asta (in cambio di un incasso di 1,2 miliardi, stima Mediobanca). Anche Mediaset riceve delle frequenze e Telecom Italia delle altre per lanciare il digitale terrestre in Sicilia ma continue interferenze investono i canali della vicina Malta che batte i pugni in tre sedi: davanti all’Rspg (braccio tecnico della Commissione Ue a Bruxelles), all’Unione internazionale delle tlc (l’Itu) e davanti al nostro Garante per le Comunicazioni (l’AgCom). I due gruppi tv sono disponibili a spegnere i ripetitori chiedendo però che il Garante e il governo assegnino loro frequenze migliori, coordinate sul piano internazionale, incapaci di invadere territori stranieri. Frequenze da pescare nel bouquet che il governo vorrebbe mettere all’asta prima delle Politiche di febbraio. Il caos europeo dei ripetitori non è imputabile a Monti o al ministro Passera, ma la situazione non è stata ancora risolta tanto che alcuni membri del nostro Garante vorrebbero fermare il treno dell’asta delle frequenze e dare il via ad un nuovo “piano regolatore” per sanare l’emergenza. Se questa linea avesse la meglio, l’asta verrebbe celebrata, certo. Ma in modo più ordinato e credibile, nella nuova legislatura, con un nuovo governo. Una Babele che difficilmente avrà fine prima dell’insediamento delle nuove camere e del nuovo Governo.