Bello de nonna! Alessandro Florenzi, un romantico nel pallone

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Diciamo la verità. Questa storia di Alessandro Florenzi che segna, fa esplodere l’Olimpico, scavalca la recinzione e va ad abbracciare sua nonna è un inno vero allo sport vero.

Freddezza e sentimento, riconoscenza e gratitudine. In quel gesto di vede tutto, ma proprio tutto. Quando un calciatore accende la miccia con una rete e uno stadio esplode come può esplodere l’Olimpico con sessantamila  e più tifosi, mantenere la lucidità è un’impresa vera e propria. I momenti successivi alla rete disegnano scenari spesso non voluti, gesti involontari. La troppa euforia fa dimenticare l’esultanza e dà sfogo all’istinto più vero. Il raddoppio della Roma sul Cagliari malandato di Zeman, firmato da Florenzi, ci ha regalato una storia che va segnalata, in un calcio malmesso, che sa regalare disvalori, egocentrismi, tatuaggi, orecchini e poco più (o poco meno).

Appena messa a segno la marcatura, Florenzi – la storia ormai la conosciamo – non cerca l’abbraccio dei compagni, dove in tanti si rifugiano per l’emozione. Sceglie un piccolo gesto che in un mondo dove l’apparenza regna sovrana può essere rubricato alla voce di “gesto rivoluzionario”: scavalca la recinzione dello stadio, si getta in Tribuna d’Onore e si lascia andare ad un abbraccio alla nonna 82enne, al suo esordio allo stadio per seguire le gesta del nipote. Un abbraccio commovente, alla faccia di chi dice che nel calcio non c’è posto per il romanticismo. E chi se ne frega se Florenzi è stato ammonito, se Florenzi dovrà pagare una multa. Finalmente, da un calciatore, ci arriva un messaggio di normalità, di attaccamento alla famiglia, al valore più grande e sacro che ci sia.

Certo, il richiamo mediatico è stato enorme, e questo pezzo ne è la conferma. Ma lo è stato perché di certo non siamo abituati a trovare spazio per i sentimenti in un’arena calcistica. Ma la figura di quella nonna è la figura di ogni nonna. Il vestito a fiorellini, il ventaglio a combattere l’afa settembrina, la commozione e l’attaccamento per suo nipote e i suoi successi. La signora colpisce e fa tenerezza e commuove perché è la personificazione esatta dello stereotipo della nonna italiana. La sentiamo tutti vicina per questo. Sarà un caso se i media, con la loro consueta voglia di etichettare, l’hanno già definita “nonna d’Italia”?