INTERVISTA | Luigi Di Fiore, un attore con la capacità di far sognare

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Attore di cinema, televisione e teatro, Luigi Di Fiore ha da poco terminato le riprese di “Baciato dal sole”, la nuova attesissima serie prodotta dalla Pepito Produzioni targata Raiuno, girata tra Roma, Londra e la Puglia, e che arriverà sugli schermi nella prossima stagione televisiva. Ha lavorato con grandi maestri del cinema italiano, da Gassman a Strehler, da Fabrizio Costa a Cinzia TH Torrini.

Abbiamo parlato con Luigi del mestiere dell’attore, facendo un rapido ma doveroso excursus della sua carriera. Un professionista che ama fortemente il suo lavoro, ma soprattutto un attore di rara e vera sensibilità umana.

Chi è Luigi Di Fiore oggi?

E’ il frutto di tutte le esperienze fatte fino ad ora. E’ una persona presente a se stessa e, di questi tempi, credo sia già molto. E’ abbastanza soddisfatto dei traguardi raggiunti. Probabilmente non ha ancora scoperto tutto della propria persona, si augura che ci siano ancora molte novità all’orizzonte. Tuttavia, è felice di quello che ha capito di se stesso fino a questo momento perché gli ha permesso di riuscire a capire meglio gli altri.

Perché hai scelto come mestiere proprio quello dell’ attore?

Forse più che scegliere, sono stato scelto da questo mestiere. A dodici anni, ho cominciato ad andare a teatro e ho iniziato ad avere un desiderio adolescenziale molto forte di voler entrare a far parte del magico mondo della recitazione. C’è voluto qualche altro anno per decidere di prendere una strada che non apparteneva alla mia famiglia, una decisione quindi drastica e anche abbastanza dura che sono riuscito a fare in seguito al superamento di alcuni provini. Era il 1983, volevo entrare alla bottega teatrale di Gassman, c’erano un centinaio di candidati e ne prendevano soltanto dieci e, per mia fortuna, sono stato tra questi. Ho vinto una borsa di studio, poi ci sono stati gli anni dell’Accademia e da lì è partito tutto. Ho avuto la conferma definitiva che quella poteva essere davvero la mia vita, il sogno che si stava realizzando. Credo anche che questo mestiere permetta di vivere la propria esistenza senza avere maschere. Normalmente c’è un errore di fondo che viene fatto dai più, che poi è anche un modo di dire molto comune, mi riferisco al proverbio “smetti di recitare”; è un sinonimo per voler sollecitare di smettere di dire bugie. Il concetto che sta alla base del nostro mestiere è esattamente il contrario, non il voler dire una bugia il meglio possibile, bensì una ricerca continua di verità, il togliersi completamente le maschere che la società oggi come oggi ci impone. Essere un attore ti premette di indossarne varie, sta poi a te capire che per essere te stesso non ne devi indossare nessuna.

Come già hai accennato, ti sei diplomato alla bottega teatrale diretta da Vittorio Gassman e l’anno successivo hai subito esordito in teatro diretto da Giorgio Strehler. Che ricordo hai di questi due indimenticabili artisti? Cosa ti hanno lasciato?

Mi hanno lasciato moltissimo! Vittorio Gassman è stato il mio maestro, il primo che veramente ha creduto in me, così come tutti quegli insegnanti che hanno contribuito negli anni di formazione di un giovane ragazzo diciottenne che era affascinato dal mondo del cinema. Fondamentale è stato anche l’incontro con il teatro; in quegli anni Strehler cercava un giovane attore al “Piccolo” di Milano. C’erano oltre mille candidati per il ruolo di Don Giovanni e sono riuscito a superare il provino, anche con mia stessa incredulità. Non potevo avere migliori maestri per avere una formazione così completa. Ho assorbito il più possibile da queste due figure gigantesche.

Cosa rappresenta per te il palcoscenico? E’ uno step obbligatorio per chi vuole entrare nel mondo delle recitazione?

Posso dirti che secondo me è indispensabile. Il mestiere dell’attore è nel teatro. Secondo me, noi esseri umani abbiamo tre bisogni fondamentali, ovvero di nutrirci, di amare e di raccontare storie per scoprire chi siamo in realtà. Senza il teatro non può esistere l’attore.

Per molti anni hai interpretato in “Un Posto al Sole” il medico Luca De Sanctis, un personaggio molto amato dal pubblico. Cosa è significato per la tua carriera Un Posto al Sole?

E’ stata un’esperienza davvero importante per la mia vita. Era il 1996 e “Un Posto al Sole” è stato il primo tentativo da parte della Rai di creare un prodotto di lunga serialità industriale. Molti attori consideravano questo genere di prodotti di serie b, anche se, una volta superato il provino, hanno subito capito che si trattava di un prodotto davvero ottimo. Aggiungo anche che Napoli è la città dei miei genitori e per me è stato un ritorno alle origini, un tassello importante che mancava nella mia vita. In quei cinque anni, si è creata una vera e propria famiglia che tuttora continua a esistere. Mi sento di poter dire che la mia presenza in quel set è conclusa, nonostante ancora oggi siano in molti a sollecitarmi di entrare nuovamente nella serie tv, anche perché il personaggio del dottore è stato straordinario, un medico alcolizzato ma che salvava moltissime vite.

Mi ha colpito molto la tua partecipazione nella fiction “Rosso San Valentino”. Quanto è stato difficile il doversi immedesimare in un personaggio disabile, vivendo in prima persona i limiti che la disabilità può comportare?

Ho la fortuna di avere Simona, una mia grande amica, costretta a stare in sedia a rotelle. Grazie a lei, ho cercato di capire al meglio cosa significasse essere un disabile e cosa comportasse a livello emozionale. Ho attinto a questa personale esperienza di vita per cercare di entrare nel personaggio. In diversi mi hanno detto che sono stato convincente e posso dirti che è tutto merito di Simona.

C’è chi dice che ormai in Italia, per la fiction, manchi la voglia e il coraggio di cambiare, di osare, di sperimentare. E’ così?

Se tu me l’avessi chiesto sette mesi fa, ti avrei risposto di sì. Dopo l’esperienza appena conclusa di “Baciato dal sole” della Pepito Produzioni, ho una visione molto più ottimistica. E’ sicuramente vero che la Rai fa molta fatica a sganciarsi da un certo tipo di linguaggio, sembra come seduta su un bacino di utenza che sembra non permettere un cambiamento. Oggi come oggi, sta facendo un’enorme sforzo, penso ad esempio a “Braccialetti Rossi”. “Baciato dal sole” ha un linguaggio che si è posto in vera evoluzione. Mi auguro che questo sia davvero l’inizio di un nuovo modo di produrre prodotti diversi e più vicini al comune sentire e posso dirti che la Pepito in questo è stata davvero lungimirante.

Se ripensi ai prodotti televisivi a cui hai preso parte, ce n’è uno che porti nel cuore?

Tutti in un modo o nell’altro mi sono rimasti a cuore; penso a “La Piovra 4 – 5” perché mi ricordo il rapporto di giovane attore che ero con un mostro sacro come Vittorio Mezzogiorno, a “Un Posto al Sole”, a “Il commissario Nardone”, oltre che all’ultima fatica, ovvero “Baciato dal sole”, un’esperienza davvero molto importante anche umanamente.

Cinema, teatro e tv, in quale di questi tre “ambiti” ti senti più a tuo agio? Perché?

Posso dirti che vorrei fare tanto cinema. Se mi fosse concesso, mi piacerebbe sperimentarmi di più in quest’arte che è una vera e propria fabbrica dei sogni. Non mi dispiacerebbe fare più teatro, così come la televisione con questo nuovo linguaggio.

Cosa consiglieresti a tutti quei giovani che vorrebbero entrare nel mondo della recitazione?

C’è un solo modo, ovvero studiare. La linfa vitale dell’uomo è quella di raccontare storie, di raccontare la sua storia e di sentirla. Se tu fossi una persona che necessita di essere operata al cuore, ti faresti operare da una persona qualsiasi o da chi ha studiato il cuore? Naturalmente da chi ha fatto studi inerenti al a quel settore. Se si fa in modo che chi racconta la storia dell’uomo siano persone che la sappiano raccontare bene, ecco che si crea un uomo migliore. Non ci si può affidare a chi non ha studiato il racconto perché si rischierebbe di travisare il racconto creando non uomini migliori ma peggiori.

Dove ti vedremo prossimamente?

Mi vedrete in “Baciato dal sole”, una nuovissima e bellissima serie per Raiuno in cui si parla di televisione e di tutto quello che sta dietro, si parla dei rapporti di potere che si vanno ad instaurare tra le varie figure televisive in maniera anche molto cruda. Sarà un fiction che affronterà tematiche molto forti ma con una delicatezza davvero unica.