INTERVISTA | Francesco Arlanch: creatore della sceneggiatura de La Dama Velata, da questa sera su Raiuno

28

A partire da questa sera, arriva una nuova ed entusiasmante fiction, “La Dama Velata”, targata ancora una volta Raiuno.

E’ una storia ambientata alla fine dell’Ottocento, un melodramma alle pendici delle Dolomiti e un vero e proprio thriller ricco di suspance. E’ un viaggio di formazione e affermazione di una donna e la storia di un uomo a cui la vita offre una seconda occasione. La nuova fiction in costume ha come protagonisti Miriam Leone nei panni di Clara Grandi e Lino Guanciale (leggi l’intervista) nei panni del marito. E’ una coproduzione Rai Fiction, LuxVide, Telecinco Cinema, in collaborazione con la Trentino Film Commission. Alla regia Carmine Elia che ha realizzato la serie su un soggetto scritto da Lucia Zei, con la supervisione alle sceneggiature brillanti di Francesco Arlanch, il quale ci ha concesso nuovamente un’intervista dopo “La Bella e la Bestia”.

Da questa sera vedremo la nuova fiction di Raiuno “La Dama Velata”, la cui sceneggiatura è stata scritta da te e da Elena Bucaccio, Lea Tafuri e Lucia Zei. Hai firmato alcune delle più belle sceneggiature Rai, per quali motivi hai detto sì a questa nuova avventura televisiva?

I motivi sono tanti. Il primo è stato quello di poter lavorare con Lucia Zei, una sceneggiatrice straordinaria che ha scritto alcuni dei film per il cinema (“Corsa di primavera”, “Fuori dal mondo”), e delle miniserie televisive (“Le sorelle Fontana”) più belli degli ultimi anni. È stata lei a scrivere il “soggetto” della “Dama velata”. Io e gli altri siamo entrati nel progetto in un secondo momento, per far maturare quello che lei aveva seminato. Il secondo è che mi interessava scrivere una serie lunga (dodici episodi) in cui si intrecciano diversi generi: la love story, il thriller, il dramma in costume. C’era anche una ragione più personale. La storia inizialmente doveva ambientarsi nella campagna bergamasca: una realtà che per ragioni biografiche conosco molto bene (per parte materna sono bergamasco e vivo tuttora in provincia di Bergamo). Per ragioni produttive, poi, l’ambientazione è stata spostata nel Trentino, nelle valli vicino a Rovereto. Ironia della sorte: per parte paterna sono trentino e conosco quelle zone non meno della campagna bergamasca. Insomma, in entrambe le versioni, mi sono sentito “a casa”.

Perché avete pensato a questo titolo per la fiction? Sembra unire mistery e racconto giallo, è così?

Esatto. Poi ha un sapore antico, nella parola “dama”. E, soprattutto, suggerisce degli sviluppi “melò”. Ad essere sinceri ci sono state lunghe discussioni sul titolo. La primissima idea era “La dama nera”. Poi è subentrato questo. Successivamente, per mesi, già durante lo sviluppo delle sceneggiature, ne sono stati valutati decine di altri. Alla fine sembra “La Dama Velata” resisterà fino al giorno della messa in onda.

E’ stato difficile scrivere il soggetto e la sceneggiatura di una fiction ambientata alla fine dell’Ottocento?

Le storie in costume offrono vantaggi e svantaggi. Il passato offre elementi di conflitto oggi assenti (un esempio solo: il matrimonio di interesse), ma al tempo stesso rischia di essere respingente per lo spettatore. Nelle prime stesure la vicenda doveva svolgersi poco dopo l’unità d’Italia, perciò negli anni sessanta e settanta dell’Ottocento. Poi – per tante ragioni: produttive, iconografiche, narrative– si è deciso di spostare tutto in avanti di una trentina d’anni. Ora la vicenda si svolge nei primissimi anni del ‘900, prima della Grande Guerra.

La protagonista di questa storia è Clara Grandi Fossà. Ci racconteresti meglio chi è?

È una donna che, alla nascita, perde la madre e viene rifiutata dal padre, un aristocratico di Trento, proprio perché donna e causa della morte dell’amata moglie. Clara cresce dunque in campagna finché, alla maggiore età, viene costretta dal padre a trasferirsi in città e a subire un matrimonio combinato. Da questo momento Clara, che all’inizio appare una vittima destinata a soccombere a un mondo ostile e patriarcale, riesce a poco a poco a prendere il controllo della propria vita, a cambiare gli uomini che ha intorno e a conquistare la propria dignità. Ma ci sono nemici che tramano nell’ombra e forse, chissà, addirittura suo marito potrebbe tentare di ucciderla.

A vestire i panni dei due personaggi principali troviamo Miriam Leone e Lino Guanciale, volti assai noti al pubblico, perché avete pensato proprio a loro?

Miriam aveva appena dimostrato il suo talento in “Un passo dal cielo 2”. E Lino si era già imposto come uno dei migliori attori della sua generazione nei ruoli ricoperti a teatro e in “Che Dio ci aiuti” e “La grande famiglia”. Talento, notorietà, e chimica fra loro. Non potevamo chiedere di meglio!

Uno dei temi affrontati in questo film in sei puntate è quello della famiglia, come viene raccontata?

La famiglia, all’inizio del Novecento, stava vivendo una delle sue tante fasi di evoluzione. La storia di Clara ci ha permesso di mettere in scena come una donna, senza rinnegare il ruolo di moglie e di madre, riesca a migliorare le proprie condizioni, ottenendo quello che le dovrebbe spettare di diritto: riconoscimento, dignità e rispetto pari a quello del marito.

Da dove nasce la famiglia moderna di oggi e su quali valori si fonda? Quanto ha influito l’emancipazione della donna? Guardando questa fiction, riusciremo a rispondere alle domande del nostro presente?

Penso che la famiglia sia sempre stata qualcosa “in evoluzione”. Certo negli ultimi decenni abbiamo vissuto in questo ambito cambiamenti radicali, con una rapidità senza precedenti. Cambiamenti che riguardano non solo il ruolo della donna, ma anche dell’uomo. In fondo, da sempre, siamo tutti in ricerca di equilibrio. E l’equilibrio richiede punti d’appoggio. La storia di Clara, in modo semplice e popolare, ci mostra come alcuni “punti di appoggio” che hanno retto per millenni (l’amore reciproco, la fedeltà, la stabilità coniugale) possano conciliarsi con nuovi “movimenti” (l’emancipazione della donna, il suo coinvolgimento in nuovi ruoli sociali e professionali, la rivendicazione di nuovi diritti).

Per quali motivi questa fiction di Rai1 è assolutamente imperdibile?

Perché è un emozionante viaggio in un matrimonio che – come ogni matrimonio – vivrà momenti romantici, momenti drammatici e momenti thriller!

Cosa vorresti arrivasse al pubblico che seguirà “La Dama Velata”?

L’emozione di un viaggio in un’epoca scomparsa (il Trentino, al tempo della nostra storia, faceva parte dell’Impero Austro-Ungarico), attraverso una vicenda famigliare in cui riconoscere vicende di ieri, di oggi e di domani.

Ci puoi accennare i tuoi prossimi progetti?

Ci sono molte storie “in forno”. Nel prossimo autunno andrà in onda “Sotto Copertura”, miniserie sulla cattura di Antonio Iovine. Intanto sto lavorando a “Una pallottola nel cuore 2”, per Gigi Proietti, ad alcuni episodi di “Che Dio ci aiuti”, e a un film per il cinema.