Benevento, attacco omofobo: ragazzino 17enne minacciato per i ‘capelli lunghi’

8

BENEVENTO – Un nuovo caso di omofobia nel capoluogo sannita. Già qualche tempo fa, la storia della coppia gay ‘invitata’ a lasciare la villa comunale, era tristemente salita agli onori della cronaca.

Stavolta la vicenda riguarda un giovane ragazzo di 17 anni.

Questi i fatti raccontati dallo stesso giovane su un social network: “Vorrei prendervi un minuto del vostro tempo. Stavo camminando nei pressi di Via Ennio Goduti, quando sono stato vittima di un episodio che non pensavo potesse avere luogo in una società così “aperta” come la nostra. Mi trovavo a camminare per i fatti miei, quando mi si avvicina un pullman carico di studenti. Al mio passaggio uno degli studenti a bordo abbassa il finestrino e comincia ad insultarmi dandomi del ‘ricchione di m.’ per via dei miei capelli lunghi.

L’atmosfera comincia ad aggravarsi dal momento in cui gli insulti diventano collettivi, oltre che molto più pesanti, fino a quando l’intero pullman comincia a cantarmi contro cori offensivi! Nonostante ignorassi tutto ciò, gli insulti diventavano sempre più pesanti fino a quando non arrivano addirittura a minacciarmi di morte, con testuali parole: ‘ricchione di m. giuro che se ti incontro per strada ti ammazzo’. 

Nonostante in tutti questi dolorosi attimi non abbia mai reagito, vorrei porre la vostra attenzione riguardo questi fenomeni di omofobia. Non è possibile che in una società che insegna a rispettare il prossimo si verifichino ancora questi fatti. Nonostante non sia omosessuale, ho sempre lottato contro l’omofobia e il bullismo ed è proprio per questo che spero si faccia qualcosa affinché questi fenomeni non si ripetano e che non passino inosservati.

Inoltre anche se lo fossi ne sarei solo orgoglioso! La società è arrivata a tal punto da non accettare nemmeno chi ha un orientamento diverso, modi di pensare diversi, o nel mio caso chi decide di portare i capelli lunghi. Ragazzi quello che sto passando ora non è uno scherzo e mi auguro che nessuno debba mai ritrovarsi in situazioni simili”.

Puntuale è arrivata la denuncia del collettivo Wand: “Abbiamo ritenuto opportuno descrivere l’accaduto riportando le stesse parole di chi lo ha vissuto personalmente – scrivono gli attivisti in una nota – perché solo chi vive situazioni di tale gravità può rendere meglio l’idea del terrore che può attraversare lo stato d’animo di un adolescente, che abbiamo avuto modo di incontrare, percependo in lui la volontà ferma e la consapevolezza nel condannare questa mentalità bigotta che cerca capri espiatori per dare sfogo alle proprie incapacità umane e relazionali, alle debolezze di chi scarica gratuitamente sugli altri il proprio malessere esistenziale facendo leva sul ‘branco’ di turno per sentirsi più forte.

Poi il branco svanisce, lasciando spazio alla solitaria inconsistenza di chi si veste di bullismo per affermare se stesso in una società distratta che dimentica che il rispetto e l’ educazione sono presupposti essenziali per la crescita personale e sociale di propri figli.

Noi del Wand ci siamo e ci saremo. Al fianco di ogni tipo di malversazione nei confronti di coloro che vengono intaccati nella dignità a causa del loro orientamento sessuale, che tra l’ altro in questo caso era meramente supposto e utilizzato come alibi per aprire le porte ad una gratuita manifestazione di ignoranza. Prestiamo il nostro ascolto a tutti quelli che hanno esigenza di denunciare, abbiamo gli strumenti, anche legali se serve, per dare tutela concreta a chi rimane vittima di episodi di omofobia, bullismo e violenza.

Ci auguriamo che anche le istituzioni, a cominciare dal Comune, con il quale abbiamo intrapreso un dialogo che ha portato alla istituzione del registro delle unioni civili, – ha concluso il Collettivo Wand – mostrino una costante attenzione alla prevenzione di tali atti che contribuiscono a collocare la nostra città, e la sua provincia, in coda alle classifiche degli indicatori della qualità della vita”