Sindaci, convenzioni, territorio e democrazia partecipata: Carlo Sibilia e l’eolico

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RED. – Nel suo intervento ad Aquilonia, durante l’assemblea del coordinamento dei comitati, lo scorso 16 gennaio, Carlo Sibilia non le ha mandate a dire.

Ha esplicitamente accusato la classe dirigente irpina di aver “svenduto consapevolmente il territorio”. Accuse pesanti, che poi sono state messe un po’ in disparte dalla polemica (leggi l’attacco e la replica) con il sindaco di Lacedonia, Mario Rizzi. Noi de Lanostravoce abbiamo voluto capire meglio il punto di vista del deputato pentastellato.

“La classe dirigente ha svenduto consapevolmente il territorio”. Cosa porta Carlo Sibilia a prendere le parti dei comitati e a fare affermazioni così dure?

Di fatti, di parole e di ipocrisia partitica in Irpinia ce n’è un mare. Il sistema politico che impera in provincia oggi fa capo alla ex Dc, che ha cambiato nome in Pd. Il M5S vuole rompere questo schema e condivide in toto la linea dei comitati: richiesta di moratoria, redazione e attivazione del Pear, vincoli della Soprintendenza. D’altra parte, abbiamo sempre sostenuto lo sviluppo delle rinnovabili, e gli atti parlamentari sono coerenti con questa idea. Ma se le rinnovabili diventano appannaggio di pochi, allora vuol dire che non è stato operato alcun cambiamento. E ciò è vero in particolare se, come è stato dimostrato in più di una indagine, l’eolico può portare infiltrazioni mafiose. Dunque bisogna essere chiari: ci sono sindaci, che fanno parte del sistema descritto, che hanno firmato convenzioni con società simili a scatole cinesi, che oggi esistono e domani si ‘squagliano’.

Un insediamento di macro-eolico
Un insediamento di macro-eolico

Dunque, a suo dire l’invasione eolica sarebbe stata favorita da questi accordi tra Comuni e srl. 

Quello che è certo è che i sindaci hanno firmato convenzioni senza sapere se andassero bene ai cittadini. Eppure era già in vigore quella bellissima legge che consentiva ai Comuni di indire dei referendum propositivi, consultivi o abrogativi. Oltretutto, va detto che si tratta di accordi che prevedono tutto tranne che benefici alle popolazioni e ai territori. Per quattro spiccioli, le multinazionali dell’energia ne hanno preso il monopolio e hanno comprato pezzi di territorio. Con la complicità delle amministrazioni comunali. Cos’hanno ricevuto in cambio le comunità altirpine? Nulla. Il territorio produce il 6% dell’energia elettrica nazionale e non ha uno straccio di beneficio. La popolazione va via, perché ha perso la speranza. Chi doveva difenderle non lo ha fatto, a nessun livello. Anzi, ci sono sindaci che preferiscono gli introiti dell’eolico perché il turismo di oggi – hanno detto – non ci ha portato sviluppo.

Intende dire che la “classe dirigente che ha svenduto consapevolmente il territorio” non è formata solo dai sindaci?

Esattamente. Ci sono consiglieri regionali che sono a Napoli da un decennio e che non hanno saputo fare neanche un piano energetico.

Sibilia a Sant'Angelo in occasione del sequestro dell'elettrodotto
Sibilia a Sant’Angelo in occasione del sequestro dell’elettrodotto

Lei ha spesso attaccato Rizzi, sindaco di Lacedonia, e lui l’ha definita un qualunquista. Mi perdoni, ma sembra quasi qualcosa di personale tra voi due.

Guardi, il problema non è Rizzi, ma il sistema a cui appartiene. Io l’ho chiamato in causa per alcune convenzioni che ha firmato negando poi di averlo fatto. Quello che volevo emergesse è che Rizzi non deve rispondere a me, ma alla popolazione di Lacedonia. Le società con le quali è stata stipulata una convenzione hanno smesso di versare le quote. In base alle stesse convenzioni stesse, questa sarebbe una ragione valida per interrompere il rapporto, invece ci si affida ad avvocati per recuperare il credito andato perduto, con doppio svantaggio per la cittadinanza.

Lotta e governo: come si fa per fermare la colonizzazione del vento?

Bisogna coinvolgere i cittadini. E’ questa la strada maestra. Inoltre, anche il mercato sta cambiando: le società di produzione si stanno orientando sempre più su quelle domestiche, in base al concetto per cui un’abitazione, da consumatrice, deve diventare produttrice di energia elettrica.

Carlo Sibilia ad Aquilonia
Carlo Sibilia ad Aquilonia

La legge che regola la materia è la 387/03. Una legge contestatissima: dai sindaci, che si sentono legati, dalle popolazioni, che si sentono colonizzate, ma non dagli imprenditori dell’eolico. E ci sarà una ragione. Come la si può modificare?

Sfatiamo il mito del sindaco impotente. Se un sindaco vuole, può opporsi. Basta presentarsi preparati e documentati in conferenza di servizio. L’esempio illuminante è quello del sindaco di Luogosano, che si è opposto alle trivellazioni con argomentazioni convincenti. Per modificare la legge, poi, c’è bisogno che si formi una coscienza civica dal basso, dai territori, e guardi all’interesse collettivo. Io do il mio impegno per questo: nel momento in cui da questa coscienza collettiva nasca una proposta di legge, sarò in prima fila per votarla. Ad oggi, però, va detto che le leggi proposte dal M5S passano il vaglio della Camera ma vengono tutte, puntualmente, affossate in Senato. E allora forse è il caso che le modifiche provengano da chi queste leggi le ha volute e da chi, con lo Sblocca Italia, le ha addirittura peggiorate.