Aquilonia, corsa contro il tempo per salvare le Palazzine: decine di intellettuali firmano l’appello del Comitato

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AQUILONIA – Ci sono le firme di antropologi, scrittori, registi, architetti, docenti, imprenditori.

Il Comitato Civico Palazzine Bene Comune tenta l’ultima carta per scongiurare la demolizione delle sei casette asismiche datate 1930 e sulle quali pesa come una spada di Damocle la delibera comunale dello scorso 21 novembre.

Considerato che, a quanto pare, domani sarà il giorno dell’avvio delle procedure di abbattimento, il movimento ha predisposto un appello al quale hanno aderito ben trentuno firmatari (riportati in calce). Si tratta di una mossa ulteriore, dopo la diffida presentata ufficialmente al Comune di Aquilonia per l’assenza del parere della Soprintendenza.

Nel documento si fa riferimento alle numerose iniziative di studio (Università Federico II e Camerino, Politecnico di Milano) che hanno ipotizzato riuso e rifunzionalizzazione del lotto di palazzine residuo. Questo, secondo il comitato civico, si configura come un ‘villaggetto’ che, da una parte, testimonia di una lunga fase dell’assetto urbanistico di Aquilonia (chiusa peraltro da non molti anni), dall’altra si presta a insediare funzioni pubbliche, produttive e/o artistiche, nonché di accoglienza che potrebbero costituire un nucleo vivo e attrattivo.

Intanto, sulla propria pagina Fb il comitato fa sapere che a breve verranno recapitate al sindaco Giancarlo De Vito le centinaia di firme raccolte tra i cittadini e in rete  contro la delibera. “Attendiamo una sua risposta”, aggiungono.

Di seguito, l’appello completo, affiancato dall’hashtag #iononabbatto, e i nomi dei primi trentuno firmatari.

Uno scorcio delle Palazzine di Aquilonia
Uno scorcio delle Palazzine di Aquilonia

“In un piccolo comune dell’Appennino meridionale si sta per consumare l’ennesimo atto di una capillare distruzione della memoria collettiva.

Ad Aquilonia, quasi tutte le palazzine, costruite nel 1930 per reinsediare in abitazioni sicure i cittadini sfollati dal borgo storico a seguito del “terremoto del Vulture”, saranno abbattute per una decisione d’imperio assunta improvvisamente dall’amministrazione comunale.

Le palazzine sono lì da più di 80 anni, unica testimonianza residua di un passaggio essenziale della storia di una comunità segnata da distruzioni, delocalizzazioni e ricostruzioni, ma ora devono sparire. Chi ha preso questa decisione non sembra avere alcuna idea progettuale per quel comparto del paese, solo l’intenzione di liberarsi del “vecchio”. Ma perché cancellare i segni della complessa vicenda storico-sociale di Aquilonia, che nella sua drammaticità costituisce un carattere peculiare dell’identità del luogo? Perché preferire la ruspa alle possibilità che la progettazione – specie se partecipata dai cittadini che conservano un forte legame affettivo con quelle pietre – potrebbe realizzare per rigenerare il patrimonio edilizio storico e insediarvi attività capaci di rafforzare la coesione della comunità?

L’esistenza stessa di un piccolo insediamento dell’Italia interna è legata a fragili fondamenta. Il senso di appartenenza ai luoghi, la consapevolezza della propria storia, fanno parte di queste condizioni di base. È vero, la desolazione di questa Italia interna non sarà vinta con la mera conservazione, ma con l’innesco di nuove idee sulle fondamenta della storia. Per questo chiediamo che si fermi l’abbattimento delle palazzine e auspichiamo che siano rimesse in campo le innumerevoli ipotesi progettuali di recupero e riuso accumulate nel corso degli anni, per scrivere collettivamente, in un piccolo paese, una nuova storia che possa essere d’esempio per tutti i territori fragili”.

Comitato civico spontaneo

PALAZZINE BENE COMUNE

https://www.facebook.com/palazzinebenecomune/

Per adesioni: palazzinebenecomune@gmail.com

primi firmatari:

  1. Franco Arminio, scrittore e paesologo
  2. Franco Bassi, SponzFest
  3. Bianco-Valente, artisti
  4. Lucie Boissenin, architetta, Phd ENSA Grenoble (Francia)
  5. Marina Brancato, antropologa, Università di Napoli L’Orientale
  6. Vinicio Capossela, musicista e scrittore
  7. Fabio Carnelli, antropologo, Università di Milano Bicocca
  8. Francesco Careri, architetto, Università Roma Tre
  9. Angelo Castucci, architetto
  10. Michele Citoni, regista
  11. Emilia Bersabea Cirillo, scrittrice
  12. Stefania De Medici, architetta, Università di Catania
  13. Salvatore Di Vilio, fotografo
  14. Katia Fabbricatti, architetta, Università di Napoli Federico II
  15. Franco Farinelli, geografo, Università di Bologna
  16. Nicola Flora, architetto, Università di Napoli Federico II
  17. Giuseppe Forino, geografo, University of Newcastle (Australia)
  18. Paolo Giardiello, architetto, Università di Napoli Federico II
  19. Dario Ianneci, storico e saggista
  20. Luigi Iavarone, imprenditore
  21. Franco La Cecla, antropologo
  22. Matteo Mingardo, Glass Studio
  23. Pietro Mitrione, In_loco_motivi
  24. Alfonso Nannariello, scrittore
  25. Stefania Oppido, architetta, CNR
  26. Paolo Saggese, direttore Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud
  27. Mario Salzarulo, coordinatore GAL CILSI
  28. Vincenzo Tenore, architetto, +tstudio
  29. Vito Teti, antropologo, Università della Calabria
  30. Francesco Todisco, Commissione Cultura Regione Campania
  31. Stefano Ventura, coordinatore Osservatorio sul doposisma