Adesso, costruire dal basso

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La campagna elettorale e il risultato delle politiche hanno dimostrato che c’è uno scoramento tra la realtà e chi dovrebbe raccontarla, modificarla. Com’è mio solito, in momenti di disorientamento come quello della sconfitta del mio partito (il Partito Democratico), raggiungo quelle persone che nella mia fase di crescita mi hanno dato valori e certezze cui far riferimento. Può essere un familiare, un amico di una vita, un collega di partito, una professoressa del liceo. E così ho fatto la mattina del 5 marzo: ho scritto alla mia professoressa di storia e filosofia, chiedendo consigli e come vedesse l’esito del voto. Dopo una piacevole conversazione, mi ha proposto di andare nella sua classe – un quinto superiore di un liceo classico – per discutere con i ragazzi e le ragazze ed aprire un momento collettivo. Mettere piede in una scuola e vedersi di fronte ragazzi e ragazze di poco più piccoli di me, non è per me routine. È la cosa più complicata, perché hai di fronte coloro che chiedono futuro. Ed essendo io un giovane che fa politica, non possiedo tutti gli strumenti per saper interpretare. Mai come quella mattina, di fronte ad un pubblico ho creduto di poter fare flop. La conversazione è iniziata subito presentandomi, in modo da far partire il dialogo: niente monologo. Erano tutti 18enni che per la prima volta hanno votato: si è parlato di immigrazione, lavoro, istruzione, partecipazione alla politica. Ed io ho cercato di rispondere, ma soprattutto di captarne i sentimenti. La politica è innanzitutto un campo di identità, di storie diverse che si intrecciano e di cui bisogna aver rispetto. Contemporaneamente sui giornali gli esponenti del mio partito parlavano di congressi, candidature, collegi, tessere. Ascoltando quei ragazzi e quelle ragazze, ho capito che la realtà fosse quella tra i banchi. L’incontro è durato un’ora e mezza, troppo poco per capire davvero ma il giusto per imparare. Sì, sono uscito arricchito da quell’aula. Sono ragazzi e ragazze in gamba, a cui andrebbe fatto spazio nel nostro partito da parte di chi l’ha distrutto! Ora, mentre scrivo, capisco il perché la mia professoressa al liceo impiegava parte del tempo per conoscerci. Ancora una volta, dopo qualche anno mi ha dato gli strumenti per comprendere la realtà intorno: dopo una sconfitta, si parte dal basso.