Dopo la sconfitta, si parta dai movimenti del 2011 e dalla proposta di Governo Costituzionale di Lucarelli e Mattei.

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beni-comuni-624x300Dal risultato delle politiche del 4 marzo emerge con forza una domanda di partecipazione dal basso, trasversale a tutte le forze politiche. Proviene da coloro che sono quotidianamente tagliati fuori dai circuiti decisionali e che chiedono risposte su lavoro, ambiente, beni comuni, Europa sociale. Qualche settimana fa, leggevo dalle colonne de Il Fatto Quotidiano la proposta dei Prof. Lucarelli e Mattei. Con cui si fa riferimento a quelle tematiche, di cui dicevo poc’anzi, da attuare nel solco dei principi costituzionali. Quando le divisioni tra le forze politiche sono insuperabili, è intelligente riprendere la Carta per riscoprire quei valori comuni che declinano la dimensione della collettività sociale. Nel momento in cui si perde il contatto con la realtà, è dovere soprattutto dei partiti sconfitti posare l’orecchio a terra e con umiltà percepite la pressione popolare, per rigenerarsi. Mi aspetterei dal Partito Democratico una presa d’atto del risultato elettorale: abbiamo perso, ma rilanciamo. Come? Essendo gli artefici di una proposta alta, sopra le parti. Non importa se questa proposta sarà incoerente con una parte delle politiche degli ultimi anni: avremmo dimostrato di aver compreso il messaggio che ci è stato lanciato da quegli italiani che abbiamo detto non ci hanno compreso! Se aspettassimo i tempi lenti di una politica anni ’70, tipica dei peggiori dinosauri, saremmo ancora una volta sconnessi dalla realtà. Perché quest’ultima va a trecento all’ora! Si parla di Aventino e se prendessimo in considerazione qualche tema della proposta di Governo Costituzionale, avanzata da Lucarelli e Mattei, piantata nella Costituzione? Potrebbe essere una valida iniziativa politica per uscire dallo stallo in cui si trovano Lega e 5s. D’altronde in un sistema proporzionale anche una minoranza può prendere in mano il filo dell’iniziativa. I temi dell’uguaglianza sostanziale e della dignità personale sono i parametri su cui costruire l’identità di Sinistra. Che non è quella nei palazzi, ma quella sui territori, tra le masse, nei luoghi in cui circola la democrazia. L’onda lunga è quella di quel mondo traversale dei movimenti che hanno animato i referendum nel 2011, con i quali il filo della partecipazione e della collaborazione va riannodato. Un partito non prescinde da ciò che è fuori dallo stesso. Tornando al dato irpino del 15%, in questo momento storico è buonsenso spalancare porte e finestre di quelle stanze polverose di Via Tagliamento anziché costruire un piccolo fortino di carta. Sarebbe interessante convocare un tavolo con quei movimenti che difendono la nostra terra. Non ha senso, in questo modo continuare a blindarci.