23 novembre 1980, quando vedemmo morire un pezzo della nostra Irpinia

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AVELLINO – Novanta secondi che distrussero l’Irpinia. Chi, come me, c’era quella sera del 23 novembre 1980 ricorderà non potrà, mai più, dimenticare quel minuto e mezzo che cambio per sempre la mia terra, le nostre vite.

Ero tornato da poco dallo stadio Partenio. Tanto sole, temperatura  primaverile e il mio Avellino che aveva asfaltato l’Ascoli. C’era 90’ minuto in tv quando alle 19,34 la terra iniziò a tremare. Novanta interminabili secondi durante i quali un terremoto di magnitudo di 6.9, pari a circa il decimo grado della scala Mercalli, colpi l’entroterra della Campania con epicentro tra i comuni di Teora, Castelnuovo di Conza e Conza della Campania.

687 comuni interessati, 2.914 morti, 8.848 feriti, 300mila senza tetto ma anche tanto sperpero di denaro pubblico, come mai si era visto da queste parti. Una delle più grandi tragedie del nostro Paese ma soprattutto di questa Irpinia che, dopo 35 anni, ancora piange i suoi morti senza aver mai trovato il coraggio  di condannare le logiche nepotistiche che di questa terra fecero scempio.