LE VERITA’ NASCOSTE

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Carta vetrata foto

Costretto all’esilio, pronto per essere ammazzato.

Poteva essere l’inizio di una delle tante vicissitudini lette sui libri di storia risalenti al periodo fascista ed invece è quanto sta per accadere ad un Magistrato che lavora in un Paese senza verità, che va in Guatemala, pare, su incarico dell’ONU per combattere la criminalità nello Stato centroamericano.

Nessuno scandalo se non fosse che quel Giudice è Antonio Ingroia, Pubblico Ministero alla Procura Antimafia di Palermo, stretto collaboratore di Paolo Borsellino, che da anni indaga sulle collusioni tra politica e criminalità per la strage di via D’Amelio.

E così, in un Paese che non riesce propria a conquistare tutta la verità neanche sulle sue origini e sulla sua storia, assistiamo impotenti ad un altro attentato che si consuma sotto i nostri occhi; nel silenzio più assoluto della politica, rotto a malapena dalle parole incommentabili del Guardasigilli Severino che, invece di fermare l’iter e preoccuparsi della criminalità di casa nostra, udite udite, ha detto che “combattere la criminalità organizzata anche fuori dal territorio nazionale è importantissimo, perché la criminalità organizzata è transnazionale e avere i nostri magistrati… è una cosa che ci fa veramente onore“.

Già, ma perché proprio Antonio Ingroia?

Non sveliamo alcun mistero dicendo che già a fine maggio Ingroia aveva informalmente annunciato al Guardasigilli di aver ricevuto la proposta dell’incarico dell’ONU ma l’assenso della Severino e del CSM arrivano in piena bagarre per la vicenda delle intercettazioni che riguardano Nicola Mancino e il Presidente della Repubblica Napolitano che, intanto, aveva immediatamente chiesto a gran voce la loro distruzione.

Soltanto un caso? Può essere, ma chi ci mette la mano sul fuoco?

Sulla vicenda, sono intervenuti in tanti. Salvatore Borsellino, fratello di Paolo il magistrato ucciso a via D’Amelio, è convinto che Ingroia sia stato mandato in Guatemala in pasto ai narcotrafficanti. Beppe Grillo che non usa mezzi termini per dire che “con Ingroia in Guatemala, ancora una volta questo Paese si dimostra di merda”. Più educato ma, allo stesso modo, incisivo Andrea Camilleri quando ha detto che Ingroia non può essere allontanato perché “mai come ora e mai come su questa vergogna nazionale della trattativa o delle trattative fra pezzi dello Stato e capi della mafia, abbiamo bisogno di verità”.

Il tempo passa e con questo autunno, che arriverà a breve, Ingroia si perderà nella memoria di tutti, lasciando un altro grande interrogativo fra i tanti che tormentano l’Italia. Ma si, che importa!

In questo Paese che continua ad essere una terra sempre meno bella e sempre più disgraziata per la crisi economica a chi può importare, per davvero, della trattativa Stato-mafia e di un’altra verità nascosta. E poi, ci sono già state tante fiaccolate, convegni e manifestazioni per ricordare quel 19 luglio del 1992. Il resto, non importa più a nessuno!

Beh, io non ci sto. A me importa. Eccome se m’importa.

Un Paese deciso a sradicare completamente la mafia, non può “fermarsi” a manifestazioni di rappresentanza. Un Paese deciso a cambiare non cerca compromessi con chi cerca di soffocare democrazia e legalità, non manda in esilio i suoi uomini migliori.

L’elegante allontanamento di Antonio Ingroia, può trasformarsi in una moderna e più silenziosa strage di Stato per annientare, ancora una volta, la speranza di chi, come me, ancora crede in un futuro migliore.

In ragione di ciò, questo viaggio del Procuratore Antimafia verso la morte va fermato, costi quel che costi, con le armi della protesta civile.

Antonio Ingroia, serve in Italia; serve a quel Paese nel quale “lo Stato – come ebbe a dire lo scorso luglio Roberto Scarpinato alla commemorazione della strage di via D’Amelio – non era  considerato credibile e rispettabile perché agli occhi dei cittadini si manifestava solo con i  volti impresentabili di deputati, senatori, ministri, presidenti del consiglio, prefetti, e tanti altri che con la mafia avevano scelto di convivere o, peggio, grazie alla mafia avevano costruito carriere e fortune”.

Io sono pronto a fare la mia parte. E voi?