Non farsi spiazzare dal sisma: ecco come funziona un Piano di Protezione Civile intercomunale

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LACEDONIA – “Il terremoto non è federalista. Il terremoto non si ferma ai confini geografici”.

E’ questo il concetto alla base del lavoro di Leonardo Chiauzzi, ingegnere (leggi CV in calce al pezzo) che, in qualità di consulente tecnico-scientifico, ha redatto il Piano di Protezione Civile per i comuni di Aquilonia, Bisaccia, Lacedonia e Monteverde. I quattro comuni si sono uniti in un Com, Centro operativo misto, di cui Lacedonia è sede: il comandante della Polizia municipale Michele Caponigro ha ricoperto il ruolo di Rup, gestendo la parte contabile e amministrativa. Un consorzio di comuni “che è l’ennesima riprova – afferma l’ingegner Chiauzzi – che quella della condivisione dei servizi è l’unica strada percorribile per i nostri piccoli paesi”.

Paesi, come la storia ci ha drammaticamente insegnato, ad altissimo rischio sismico. Paesi, tuttavia, non dotati di un vero piano di protezione civile (Lacedonia e Monteverde non ne avevano neanche un abbozzo, Bisaccia e Aquilonia sì ma incoerente con le nuove linee guida regionali) che potesse specificare, in caso di calamità sismica, chi fossero gli attori ad intervenire, in che modo, con quali responsabilità. L’ingegnere, consulente esterno dei quattro comuni per la redazione del complicatissimo documento, non si è sottratto alle nostre domande.

L'Ingegner Chiauzzi espone il Piano in consiglio comunale a Lacedonia
L’Ingegner Chiauzzi espone il Piano in consiglio comunale a Lacedonia

Ingegner Chiauzzi, qual è la genesi e come si è sviluppata l’idea della redazione di un piano di protezione civile?

L’occasione si è presentata con il progetto di finanziamento di cui Lacedonia è capofila. L’abbiamo colta al volo, ma c’era già l’idea di procedere nella redazione di un piano di protezione civile. Questa esperienza ha messo in evidenza due aspetti. Il servizio di protezione civile è uno di quelli che doveva essere accorpato all’interno del consorzio tra i comuni di Bisaccia, Monteverde, Aquilonia, Andretta e Cairano insieme ad altri quali quello di Polizia municipale. Il secondo aspetto è di ambito inerente prettamente la protezione civile. I comuni fanno parte di un Com (Centro operativo misto), di cui Lacedonia è sede, che utilizza la provincia per coordinare i soccorsi quando l’evento interessa più comuni nel territorio. Nella piramide della gestione della protezione civile, alla base troviamo i Coc (comunali), più in alto i Com, i Cos (soccorsi, che fanno capo all’ente Provincia), e al vertice il Dipartimento nazionale di Protezione civile.

Lorca (Spagna): Chiauzzi durante una rilevazione post-sisma
Lorca (Spagna): Chiauzzi durante una rilevazione post-sisma

Ragionare in termini unitari, cioè come Com e non come singoli comuni, ha portato a qualche vantaggio immediatamente verificabile?

Assolutamente sì. L’azione congiunta di quattro comuni, cosa molto difficile e complicata da coordinare, ha portato ad una maggiorazione del 20% del finanziamento rispetto a quello che sarebbe stato erogato se avessimo agito in maniera individuale. Si tratta di un vantaggio non solo economico, ma anche di definizione su scala più ampia sia dello studio che è alla base (parliamo di organizzazione cartografica, studio del territorio dal punto di vista della vulnerabilità e delle esposizioni), sia della comprensione, all’interno dello scenario considerato, di quali eventi dobbiamo attenderci per un territorio più vasto. Dal punto di vista della protezione civile ciò è fondamentale, perché si riescono a massimizzare le risorse disponibili.

Il lavoro condotto in sinergia con il Rup, il comandante della Polizia municipale di Lacedonia Michele Caponigro, è stato senza dubbio corposo e difficile. C’è stato qualche momento di scoramento?

Più che scoramento, direi che ci siamo scontrati con qualche piccola criticità: ma tutto si è risolto quando le quattro amministrazioni hanno capito che andare insieme è meglio che andare separati. Ciò vale anche per le risorse umane che necessariamente dovranno collaborare. D’altronde, questo è alla base di quello che è il metodo di lavoro della Protezione Civile, il cosiddetto Metodo Augustus. Si tratta di un metodo che ragiona per funzioni: mette a sistema in modo semplice ma comunque coordinato tutti gli attori che sono chiamati in causa nella gestione delle emergenze. Il tutto parlando un linguaggio comune, che è proprio il piano di protezione civile.

Nel 1980 la Protezione civile non esisteva
Nel 1980 la Protezione civile non esisteva

Entrando più nel dettaglio, come funziona per grandi linee un piano di protezione civile? Quali sono le sue caratteristiche?

Un piano di protezione civile fornisce indicazioni e informazioni circa chi fa cosa, quando lo fa, come lo fa, e qual è la relativa responsabilità. La figura attorno a cui ruota tutto è il sindaco, in qualità di autorità di protezione civile. Fondamentale, nella stesura del piano, è stato aver creato un sistema cartografico unico, un Sit (sistema informativo territoriale). Il sisma, se arriva (e speriamo di no), certamente non si ferma ai confini geografici tra i comuni. Il terremoto non è federalista. Caratteristica determinante perché un piano di protezione civile possa risultare funzionale è lo stato delle arterie di comunicazione. Per ognuno di questi quattro comuni, abbiamo definito quali sono le vie strategiche di accesso e di comunicazione, e questo è importantissimo. Il compito della comunità e delle amministrazioni è quello di manutenzionare queste arterie.

Lei ha presentato il piano ai quattro consigli comunali. Ci sarà una presentazione alla cittadinanza?

Certo, nei prossimi giorni ci verrà comunicata la data della presentazione, alla quale parteciperà anche il prefetto Carlo Sessa. Ma non è prevista soltanto un momento divulgativo, bensì, in seguito, più momenti di attività formative, indirizzate ai funzionari comunali e ai responsabili di protezione civile individuati nel piano, e informative nei confronti della cittadinanza: sono già stati progettati degli schemi di esercitazioni che verranno eseguite per abituare i cittadini ai comportamenti da tenere in caso di calamità simili. E’ stata poi realizzata una App (LibraRisk) che è possibile scaricare per meglio comprendere i piani di comportamento pre e post evento. I comuni possono inviare delle alert ai cittadini (attraverso wifi o messaggistica) e, viceversa, un cittadino può inviarne al comune se vede una situazione di potenziale pericolo.

LEONARDO CHIAUZZI – CV

Formazione

2005 – Laurea I Livello in Ing. per la Gestione del Rischio Sismico (Univ. Basilicata)

2007 – Laurea in Ingegneria per la Gestione dei Rischi Naturali (Univ. Basilicata)

2010 – Dottore di Ricerca in Rischio Sismico (Università di Basilicata)

Formazione presso Istituti Internazionali: GeoForschungsZentrum (2006, Potsdam Germania), Geological Survey of Canada (2010, Vancouver BC), Eucentre (2010, Pavia).

Posizioni accademiche

Dal 2008 ad oggi. Assegnista di Ricerca e Cultore della Materia in Rischio Sismico e Tecnica delle Costruzioni, Scuola di Ingegneria dell’Università di Basilicata.

Autore di 15 pubblicazioni internazionali, 20 Atti di Convegni Nazionali; 15 atti di Convegni Internazionali.

Attività tecnico-professionali

Libero Professionista nel campo dell’Ingegneria Civile-Ambientale principalmente riguardo l’analisi e gestione dei rischi naturali ed il recupero strutturale in zona sismica di edifici esistenti prevalentemente a carattere storico-monumentale.