Eolico e mafia, Fava: Paesaggio imbarazzante, moratoria necessaria

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BISACCIA – “Da domani, da Roma, il mio impegno sarà per la moratoria regionale. Una vicenda che incide sul destino di una comunità non può non passare per il giudizio di quella comunità: la moratoria è un’esigenza, non rappresenta un’elemosina”.

Le parole di Claudio Fava, vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia, non lasciano spazio a fraintendimenti. Intervenuto durante l’incontro pubblico “Eolico selvaggio e criminalità in Alta Irpinia”, organizzato presso il Centro sociale anziani di Bisaccia dal coordinamento dei comitati, Fava ha parlato dei legami tra eolico e criminalità. Lo ha fatto partendo dall’elenco di attentati letto da Michele Solazzo, del Comitato No Elettrodotto Bisaccia-Deliceto. “Il nostro territorio è pieno di voglia di vincere – ha aggiunto Solazzo -, e vincerà anche questa battaglia”.

“Partiamo dal presupposto – ha affermato Fava – che non esistono più isole felici, non esistono più posti indenni da infiltrazioni anche minime, e l’esempio di Reggio Emilia è lampante. In questo territorio si è arrivati ad utilizzare il kalashnikov come arma di risoluzione delle dispute: facciamo attenzione, non sono metodi urbani, ma convenzionali di un certo tipo di criminalità”.

Fava prende appunti
Fava prende appunti

Il concetto della trasparenza degli atti e della “filiera del denaro” è stato enunciato da Enzo Tenore, del comitato di Aquilonia. “E’ possibile – si è chiesto l’architetto Tenore – che in un’attività deregolamentata possa venire in mente a qualcuno di comprare e a qualcun altro di vendersi?”. Un pensiero ribadito dal comitato Voria di Vallata per bocca di Valeriano Monaco: “Si può arrivare ad una commistione tra controllore e controllato”. Lo stesso Monaco ha poi parlato delle convenzioni. “Il D.M. Romani del 2010 – ha affermato – le vieta, e invece i sindaci le stipulano come compensazioni economiche e non ambientali”.

Mentre Pignatiello, del comitato No alta tensione di Lacedonia, ha richiamato l’attenzione sul rischio concreto che l’assenza di regole favorisce la nascita e lo sviluppo di un sistema criminale”, Nicola Cicchetti, del comitato Voria, ha chiesto a Fava di andare via con impegni precisi. “La legge che regola il settore va modificata, e ci vuole una risposta dal Parlamento. La 387/03 favorisce società che spesso sono a capitale quasi nullo. Ci vogliono gare ad evidenza pubblica, certificati antimafia. E non dimentichiamo che può intervenire anche l’Anac, così come accaduto per Expo”. Su un punto si sono trovati tutti concordi: “L’eolico è tutto selvaggio: non è regolamentato – ha aggiunto Tenore – e ha superato la fase della saturazione per passare in quella dello sfruttamento”.

“Il giro che ho fatto oggi in queste zone mi ha presentato un paesaggio imbarazzante. La concentrazione di eolico che ho visto fa pensare ad una speculazione”, ha confermato il vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia. “Bisogna tenere in debita considerazione il rischio che le srl da 10mila euro di capitale facciano operazioni per ripulire denaro sporco, visto che si tratta di costruzioni da milioni di euro”.

Il tavolo del coordinamento dei comitati
Il tavolo del coordinamento dei comitati

In realtà ad essere sotto esame è il modello di sviluppo. “Il concetto è più vasto. Acqua, aria e vento – conferma Fava – sono risorse pubbliche che sono diventate private e che garantiscono profitti privati. Si tratta di uno sviluppo malato, che non pone in discussione l’eolico tout court, ma il modello scelto. Tutto quello che è superfluo in territori essenziali come questo diventa saccheggio, occupazione. Ma la capacità di reazione che le vostre comunità hanno manifestato è evidente ed è aggregante. Dovete pretendere di più da chi vi governa, in primis dai sindaci – ha chiuso Fava -, tenendo gli occhi ben aperti su quello che accade. Alle volte una torre può essere installata nei terreni di un amministratore, e questo rappresenta il caso più vergognoso”.