Emigrazione giovanile, Irpinia e Sannio: un vero e proprio dramma

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di Elena Montaldi –  “Si viene e si va di umana commedia, che c’è chi la spiega e chi la vive e va”: il testo della famosa canzone di Ligabue pare essere stato scritto pensando proprio agli italiani che, sempre più spesso, scelgono di andare all’estero. E di vivere lontano da un Paese che presenta più problemi che vantaggi. E poi ci sono quelli che, statistiche alla mano, provano a dare una spiegazione a questo fenomeno che, in verità, ha alla sua base motivi alle volte molto diversi. Dalle motivazioni sentimentali, passando per quelle economiche e lavorative, ben 45.000 italiani hanno abbandonato l’Italia andandosi a stabilire all’estero, cercando di inseguire il sogno di una vita felice e realizzata.

I numeri di questa nuova ondata di emigrazione

Considerando anche i dati del 2014, comunicati dal rapporto Migrantes, il numero degli italiani che hanno scelto di trasferirsi all’estero negli ultimi due anni supera i 150.000: in altre parole, gli italiani in fuga dall’Italia sono addirittura il doppio degli stranieri che arrivano. Numeri spaventosi che vanno ad aggiungersi agli oltre 4,5 milioni di italiani già residenti all’estero. Le cifre segnalate da Migrantes recano interessanti similitudini con le due grandi ondate di emigrazione registrate durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, con le ovvie differenze: citando il sotto-segretario degli Esteri Mario Giro, gli italiani stavolta non stanno scappando dalla guerra, ma dalla crisi economica. Si tratta dunque di una scelta che, anche se per molti obbligata, sottolinea le condizioni sempre meno attraenti del nostro Paese: dalla mancanza di lavoro alla crisi, passando per i pesanti regimi fiscali, l’Italia può offrire sempre di meno ai suoi abitanti.

La percentuale dei traslochi verso l’estero

A sottolineare questa vera e propria fuga dall’Italia ci ha pensato l’Istat: secondo le sue attendibili statistiche, i traslochi internazionali hanno rappresentato il 36,2% dei traslochi complessivi in Italia nel 2015. Numeri pazzeschi, in crescita del 14% rispetto alle statistiche del 2012, e destinati ad aumentare ulteriormente nel prossimo biennio. Il motivo è presto detto: le prospettive per chi emigra, pur rimanendo parzialmente un salto nel buio, sono comunque più attraenti di quelle offerte da un Paese che sta regredendo sempre di più, a causa dei suoi problemi politici, burocratici ed economici. Inoltre, oggi i ragazzi partono già più avvantaggiati, grazie alla conoscenza della lingua inglese, allo sviluppo telematico, che ha creato una rete di consapevolezza delle proprie capacità e possibilità al di fuori del nostro paese, alla facilità con cui, rispetto a prima, si può organizzare un trasloco internazionale, affidandosi ad esperti alla portata di tutti; componenti che aiutano a dare una spinta in più verso un futuro per certi versi “alla cieca”, ma probabilmente più stimolante.
Le mete predilette da chi sceglie di trasferirsi all’estero

A seconda di ciò che si cerca, sono due le mete predilette dagli italiani che scelgono di emigrare all’estero: il Regno Unito, per chi cerca un lavoro meritocratico che premi il proprio percorso di studi e le sudate competenze che l’Italia non sa valorizzare, ed il Sud America, perfetto per chi scappa dalla tagliola delle altissime tasse italiane e vuole vivere da nababbo con un lavoretto in riva al mare e 800 euro al mese. Nel primo caso, gli italiani iscritti all’AIRE che risiedono nel Regno Unito sono addirittura più di 13.000. Seguono a ruota la Germania con 11.000 emigrati, la Svizzera con 10.000 e la Francia con più di 8.000. E, a dispetto di quanto si dica in giro, non è il Sud Italia ad aver subito la maggiore emorragia di italiani: al primo posto delle città ‘abbandonate’, infatti, spiccano a sorpresa Milano (con oltre 8.000 defezioni) e Roma (poco più di 7.000).

Le motivazioni che spingono gli italiani all’estero

Neanche a dirlo, il motivo principale che spinge gli italiani a fuggire dall’Italia è proprio la disoccupazione, in particolare quella giovanile: sempre secondo l’Istat, nel 2015 il tasso di disoccupazione giovanile ha toccato quota 44%. Dati del genere non si registravano da 40 anni. Dati che, per quanto riguarda il sud tendono a crescere inevitabilmente. La Uil di Avellino e Benevento parla di “Dramma per i giovani”, registrando un massimo storico dal 1977 di disoccupazione. Fioravante Bosco, segretario generale della Uil di Avellino-Benevento parla di una situazione nel Mezzogiorno davvero scoraggiante, dove il lavoro dipendente a tempo pieno e indeterminato viene sostituito da un aumento considerevole di part-time “involontari”. Inoltre, il regime fiscale italiano non ha certo aiutato i tantissimi disoccupati che, giustamente, vanno a cercare una condizione migliore all’estero. Ma la cosa che preoccupa è che sono sempre più numerosi i giovani laureati che in Italia si vedono sbattere le porte in faccia e che, una volta arrivati all’estero, inventano start-up contese dai colossi del mercato a colpi di milioni di euro. Aspetti che devono far riflettere.

 

 

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