Cerreto Sannita: una piazza, un ‘brigante’ ed una storia da raccontare

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CERRETO SANNITA – In questi giorni il comune di Cerreto Sannita ha provveduto a modificare la toponomastica. Il principio, adottato dal comune titernino nella redazione della nuova toponomastica, è stato quello di privilegiare personaggi illustri della storia locale. Fin qui tutto normale. Anzi, a dirla tutta, si tratta di un principio di assoluta ragionevolezza.

Nel quadro complessivo della nuova toponomastica, però, vi è stata una scelta che ha generato (e che sicuramente continuerà a generare) numerose discussioni.  Una piccola piazza, situata nella parte alta del paese, precedentemente nota come piazzetta Santa Chiara, d’ora in poi sarà dedicata a Cosimo Giordano. Sì, proprio “quel” Cosimo Giordano, protagonista di uno dei periodi più turbolenti della storia di questo paese. Nato a Cerreto Sannita il 5 ottobre 1839, “brigante” per taluni “eroe” per altri.

Ora, senza delineare un abbozzo di biografia che richiederebbe uno spazio sicuramente diverso, tutti sanno che Cosimo Giordano è stato figura storica complessa (come del resto tutte le figure storiche portatrici di un qualche senso), e non è certo compito nostro provare a definire un profilo storicamente corretto del Giordano.

Ci limiteremo a dire che la scelta di intitolare a Giordano una piazza, tra l’altro situata proprio di fronte a quella che fu la sua casa, ci sembra perfettamente coerente con il principio del quale abbiamo detto prima. Comunque la si pensi, il nome del Giordano è legato ad uno spaccato importante della storia cerretese. Pertanto, a dirla tutta, la scelta del comune di Cerreto Sannita non mi scandalizza né mi entusiasma, mi sembra, ripeto, semplicemente coerente.

A partire dalla scelta del comune di Cerreto Sannita e dall’eco, anche mediatica, che questa ha determinato, forse si può davvero avviare una discussione seria e pacata sui fatti post – unitari. Ciò è possibile a patto che si guardi alla storia con obiettività e senza le lenti deformanti, modellate sul presente, della fede politica. In questo senso vanno messe da parte sia la prospettiva seconda la quale il processo di unificazione fu una “cena di gala”, sia quella per la quale i “piemontesi furono i precursori dei metodi nazisti”.

Di più, sia la revisione storica di carattere neo – borbonico,  legata alla tradizione della destra monarchica che utilizza quel periodo storico come una leva contro l’istituzione repubblicana, sia la prospettiva di “sinistra”, che vuole vedere nel fenomeno del brigantaggio i prodromi di una proto – rivoluzione socialista, sacrificano la verità storica per “interessi di parte”.

La storia, come sempre, è il regno della complessità. L’Unità d’Italia rappresentò un avanzamento decisivo. Del resto, i fatti che ne seguirono, furono sovente caratterizzati da sangue, violenza e scelte politico/militari di dubbia giustificazione (l’eccidio di Pontelandolfo e Casalduni è solo l’esempio più triste). Ecco, è in questo spazio di complessità che vanno inseriti il giudizio e l’analisi storica.

A partire dall’intitolazione di una piazza a Cosimo Giordano sarebbe davvero interessante ed auspicabile, anche per il ruolo strategico giocato negli anni post – unitari, che Cerreto Sannita diventasse il luogo deputato ad un rinnovato interesse storico/culturale per quei “fatti”. Il tema continua a scaldare i cuori ed animare le coscienze. Da cerretese sarei orgoglioso nel vedere che, proprio dalla mia comunità, possa rinascere una nuova stagione di studi dedicata ad uno dei periodi più importanti della storia di questo Paese.