“Isituzioni latitanti e menefreghiste”. La denuncia del signor Lisi, isolato da un ponte crollato

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LACEDONIA – Tre comuni, due province e due regioni. “Una viabilità indecente, un ponte crollato, una famiglia isolata e un ristorante senza più clienti”.

Non sono numeri a caso, ma sono le cifre che caratterizzano la storia che abbiamo raccolto stamane. Abbiamo fatto visita al signor Angelo Lisi, titolare del ristorante “Da Maria”, in località Calaggio, a Lacedonia, reso inaccessibile dal crollo del ponticello travolto sabato notte dalla piena dell’Isca. Un posto che il tuffo in piscina te lo fai a Scampitella, al bagno ci vai a Lacedonia e la pizza te la mangi a Sant’Agata di Puglia, in provincia di Foggia.

“Le istituzioni sono latitanti – denuncia il signor Lisi, esasperato da questa vicenda -, si fanno vive solo coi bollettini della Tasi o della Tarsu. Guardatevi intorno: una viabilità da fare schifo, un menefreghismo totale. Basta, stavolta si è toccato il fondo”. Parole durissime, che evidenziano come, oltre all’Isca, anche la sua rabbia stia straripando. “Questo ponte (tecnicamente “attraversamento fluviale”, ndr) rappresentava per me e la mia famiglia l’accesso alla strada, e per i miei clienti l’accesso al ristorante. Il sabato sera sforniamo mediamente 150 pizze. Ora che il ponte è crollato, sono tre giorni che qui non entra un cliente e in cassa non entra un centesimo. Ci sarebbe un’altra strada per arrivare qui – aggiunge -, facendo un giro più lungo, ma non la conosce nessuno, e fino a ieri era impraticabile anche quella. Ora chi non si è mai interessato a risolvere questo problema venga a spiegarmi come devo vivere”.

Il signor Lisi a pochi metri dal ponte crollato
Il signor Lisi a pochi metri dal ponte crollato

“Siamo stati abbandonati, lasciati completamente soli, tagliati fuori da tutto e da tutti. Noi qui ci viviamo da sempre, con la mia famiglia e con i miei genitori anziani e bisognosi di cure. Ma in questi due giorni non abbiamo visto nessuno, soltanto gente che fa foto, ride e si stupisce della situazione: poi, menefreghismo totale”. Eppure, a suo dire l’isolamento non era altro che una questione di tempo. “Pochi mesi fa, dei lavori di realizzazione di un cavidotto Enel di media tensione hanno indebolito la struttura, che è stata tagliata per ricavare un cassonetto in cui far passare i cavi: e alla prima piena, il ponte è andato distrutto. Ora, chiaramente, la responsabilità non è di nessuno, perché il balletto delle responsabilità è già cominciato”. Nel dicembre 2013, il ponte aveva resistito a una vera e propria alluvione, mentre, al contrario di quanto avevamo scritto ieri (ce ne scusiamo) e come il Genio Civile ci ha fatto garbatamente notare, quello che aveva ceduto e che è stato messo in sicurezza pochi mesi fa si trova in realtà più a monte. Sempre il Genio Civile fa inoltre sapere che “risulta garantito il regolare deflusso delle acque dello Scafa, nel tratto interessato dai lavori eseguiti”.

Esondazione vista dal lato ristorante
Esondazione vista dal lato ristorante

“L’attraversamento fluviale in asfalto” in questione, oltretutto, risulterebbe essere anche abusivo. Questo elemento si evince da alcuni carteggi scambiati nel dicembre 2011 tra il Comune di Lacedonia e il Genio Civile. Tanto che proprio il Genio Civile, che oggi ha inviato due tecnici per un sopralluogo, afferma che “si riserva di adottare tutti gli atti di competenza” se la costruzione venisse confermata come abusiva. Il comandante della Polizia municipale di Lacedonia, Michele Caponigro, responsabile della Protezione civile, ha ovviamente interdetto la strada al traffico e richiesto un sopralluogo, per quanto di competenza, all’Enel, al comando provinciale dei Vigili del fuoco di Avellino (giunti nella tarda mattinata di ieri), alla centrale operativa della Protezione civile regionale e al settore Protezione civile di Avellino.

“Da quattro notti non dormo e da anni sento solo e soltanto chiacchiere”, prosegue il signor Lisi. “Più volte ho addirittura spiegato che, vista la loro inoperosità, avrei potuto utilizzare i miei mezzi per realizzare una viabilità degna. In un caso mi è stato risposto di non farlo, stavolta mi hanno detto che a ripristinare il tutto ci avrebbe pensato la ditta che ha eseguito i lavori. Il tempo è passato, il ponte è crollato, nessuno ha avuto nulla da ridire, e noi ci troviamo senza una via d’accesso alla nostra unica attività lavorativa. Ora mi spieghino come devo vivere”.