Bambini e maltrattamenti: ci si può mettere il trauma alle spalle? Parla l’esperta

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LACEDONIA – I casi di maltrattamenti nelle scuole ai danni di bambini sono purtroppo molto frequenti, e l’ultimo di questi si è verificato ad Avellino soltanto stamane (leggi qui).

Oltre al disgusto per atti inclassificabili, il pensiero corre ovviamente alle piccolissime vittime di violenze, siano esse fisiche o psicologiche. Esiste per loro la possibilità di mettersi alle spalle esperienze di questo tipo e tornare a guardare la vita con la spensieratezza propria dei bambini? Lanostravoce lo ha chiesto alla dottoressa Francesca Cannata, psicologa infantile operante a Napoli e socio fondatore dell’associazione “Oltre la tenda. Uno spazio per crescere” e presente oggi a Lacedonia in occasione del dibattito su bullismo e cyberbullismo organizzato dalla nostra testata con l’Istituto Omnicomprensivo Statale “Francesco De Sanctis”.

“Questa possibilità certamente esiste, ma tutto dipende dalle modalità con cui il trauma viene affrontato all’interno del contesto che circonda il bambino”, spiega la Cannata, che sottolinea l’importanza dell’ambiente scolastico: “La scuola materna è il primo contesto extra-familiare nella vita di un bimbo. Si mette in moto un nuovo processo di socializzazione per un soggetto privo di personalità. E’ un momento delicatissimo nella vita di un piccolo, il momento del passaggio nel mondo esterno e di formazione di se stessi”.

A questo riguardo, risulta fondamentale il ruolo dell’educatrice. “La maestra – conferma la psicologa infantile ai nostri taccuini – diventa per loro il riferimento assoluto, dal momento che assume una funzione genitoriale. Deve perciò essere estremamente consapevole della sua grandissima responsabilità, quella di dover trattare con enorme delicatezza sia il lato emotivo che quello fisico del bambino”. L’unica certezza in tutto ciò è che siamo di fronte a un fenomeno che per il piccolo è un trauma. E l’evento traumatico ha ovviamente un effetto deleterio sul bambino.

La dottoressa Francesca Cannata, psicologa
La dottoressa Francesca Cannata, psicologa

“Anche se in sé non determina conseguenze specifiche – prosegue la dottoressa Cannata –, diventa chiaramente incisivo se reiterato. Il bambino percepisce quello come un messaggio costante. Il messaggio della mortificazione, dell’umiliazione: tu non vali, non meriti affetto ma meriti di essere punito. E’ altrettanto chiaro che la crescita di un bimbo avverrà sulla base di queste primissime esperienze, e poggerà sulla convinzione che il mondo esterno non è degno di fiducia”. Ancora una volta, preme sottolineare l’importanza primaria del ruolo dell’insegnante. “I bambini hanno bisogno di attenzioni e di affetto da parte degli adulti, e pur di averne sono disposti anche a subire fisicamente. Quando ciò accade, il riferimento adulto diviene paradossalmente ancora più importante agli occhi un piccolo, praticamente imprescindibile”. Superare il trauma dell’accaduto, però, come detto è possibile. Si tratta di un lavoro lungo e meticoloso, che faccia loro capire che la vita e le sue esperienze non sono formate da eventi come quello vissuto. Un percorso complicato e delicato, che oltre alla scuola vede come pilastro anche la famiglia.

“Bisogna parlare chiaro, acquisire l’abitudine al dialogo e ad affrontare gli argomenti con la massima semplicità”, conclude la dottoressa Cannata. “Solo in questo modo c’è la possibilità di superare il trauma, perché non bisogna mai dimenticare che parliamo di bambini piccolissimi, che assorbono tutto e che vivono soltanto degli stimoli che noi siamo in grado di dargli”.