Immigrati al posto di emigrati: la via più semplice non è sempre la migliore

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Alle volte quello che si ascolta può sembrare che si fermi a un passo dalla follia, così come a molti potrà sembrare che questo pezzo dalla follia sia proprio dettato.

Capita sovente, negli ultimi tempi, di assistere a pomposi discorsi del tipo “gli immigrati possono mettere una toppa al problema dello spopolamento”, o giù di lì. Ne parlava qualcuno già un paio d’anni fa, quando l’immigrazione dall’Africa e dal Medio Oriente – nei confronti del cui fenomeno resta ovviamente un sentimento enorme di umana pietà – aveva cominciato a manifestarsi con impeto. Rilancia qualcun altro oggi, quando, sempre pomposamente, dice che gli arrivi “possono andare a rimpolpare le classi delle nostre scuole” (nessuno ha ancora detto che possono andare a fare numero nelle piazze, ma il senso è più o meno quello).

Stupefacente. Stupefacente soprattutto perché proprio in questi giorni – ne ha parlato con grande chiarezza Toni Ricciardi sulle nostre pagine – il Rapporto “Italiani nel mondo” della Fondazione Migrantes ci restituisce un quadro desolante dell’Irpinia, e dell’Alta Irpinia/Ufita/Baronia in maniera particolare. Duemila abitanti in meno ogni anno, una tendenza ormai consolidata da dieci anni: “La desertificazione non è più una ipotesi di scuola, è un dato di fatto”, ha detto Ricciardi ai nostri taccuini.

E allora uno si aspetta non dico proposte, si aspetta non dico ricette curative che fermino una emorragia che pare senza fine. Ma quantomeno si aspetta che qualcuno con responsabilità istituzionali (di governo e non) a tutti i livelli, prenda la questione, la analizzi. Non si aspetta la soluzione, si aspetta un segnale verso quelli che pensano di andarsene da qua “perché non c’è futuro e non c’è speranza”. Chessò, uno sgravio sulle assunzioni, un buono per i libri di testo, le giostrine gratuite alla festa patronale. Invece bisogna accontentarsi di ascoltare questo e quello che ripetono il tristissimo ritornello che “gli immigrati (anzi, i migranti, perché qualcuno ha deciso che è politicamente corretto dire così, nda) possono mettere una pezza al vuoto demografico”. Ma davvero siamo convinti che questo sia l’unico modo? Davvero per qualcuno il buonismo degli anni Duemila è l’unica maniera per invertire una tendenza che, anche se a fasi alterne, va avanti dai primi anni Sessanta?

L’Alta Irpinia è investita appieno dalla Strategia Nazionale Aree Interne, che tra gli obiettivi pone al primo posto l’inversione del trend demografico. Ma se la politica si adagia su quello che il Progetto Pilota vuole mettere in campo e non è capace di andare oltre queste soluzioni lasciando fare esclusivamente ad altri, diventa puro e vacuo esercizio retorico. Anche perché, per inciso, molti di quelli che pensano che le frontiere andrebbero chiuse affermano invece che vadano spalancate.

Invece ci si ferma alla soluzione più semplice perché più a portata di mano: come nel calcio, si infortuna una punta? Nessun problema, ne mettiamo un’altra. E chi se ne importa se – può capitare – questa non fa gruppo e non si amalgama col resto della squadra. L’importante è andare in campo in undici.