Eolico, contro gli espropri un referendum abrogativo: Fappiano lancia la sua iniziativa

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RED. – Via alle procedure per l’indizione di un referendum abrogativo sugli espropri di pubblica utilità.

E’ l’iniziativa del presidente del Fronte Sannita per la Difesa della Montagna, Pinuccio Fappiano. “Il problema della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili ha generato una distruzione irreversibile di interi territori montani ed agricoli concessi a società e multinazionali dell’energia a scapito dei diritti garantiti al Popolo dalla Costituzione della Repubblica Italiana relativamente alla tutela dell’ambiente e del paesaggio”.

“La Costituzione italiana – prosegue Fappiano in una nota – tutela il paesaggio e l’ambiente con l’articolo 9 che recita: ‘La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione’. Invece con le leggi sopravvenute e sprovvedute a favore delle società produttrici di energia elettrica da fonte rinnovabile, una qualsiasi società o multinazionale, anche straniera, che produce energia rinnovabile, presentando un progetto preliminare, può appropriarsi di interi territori, anche pregiati al solo fine speculativo. Le norme emanate dall’Italia che permettono il superamento dell’art. 9 della Costituzione sono essenzialmente due. La prima è data dal decreto legislativo n°79 del 16/03/1999, il cosiddetto decreto Bersani, che ha privatizzato la produzione e la distribuzione dell’energia elettrica”.

“Nello stesso decreto, per stimolare gli industriali privati dell’energia, furono previsti degli incentivi chiamati ‘Certificati verdi’. I certificati verdi sono un meccanismo di incentivazione pari a 180,00 euro (omnicomprensivo tra costo di 1 MW/h di energia immessa in rete) corrisposta ai produttori di energia elettrica da fonti rinnovabili. Il fondo incentivante è costituito ed alimentato da un prelievo coatto dalle bollette elettriche dei cittadini per un importo pari al 20% della bolletta stessa ed individuabile nella componente “A3” della bolletta stessa. Quindi il popolo finanzia inconsapevolmente chi devasta i territori per generare profitti privati. Gli incentivi italiani sono i più alti al mondo, posto che nella maggior parte degli stati mondiali gli incentivi non sono previsti. Gli industriali dell’eolico in particolare possono ricevere incentivi fino al 300% del costo di 1 MW/h di energia immessa in rete. Se a ciò aggiungiamo anche una serie di agevolazioni fiscali molto corpose, come la legge sugli “imbullonati”, si capisce perfettamente quale sia il sistema parassitario e speculativo della finta energia verde. Nel 2016 il fondo a disposizione del GSE, per finanziare i produttori di energia rinnovabile, ammonta a circa 14 miliardi di euro tutti prelevati dalle tasche degli italiani”.

Pinuccio Fappiano
Pinuccio Fappiano

“La seconda norma che ha determinato, a nostro avviso, un conflitto costituzionale a favore delle società è stata l’emanazione del Decreto Legislativo 29/12/2003, n° 387. Il comma 1 dell’art. 12 recita: ‘Le opere per la realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all’esercizio degli stessi impianti, autorizzate ai sensi del comma 3, sono di pubblica utilità ed indifferibili ed urgenti’. Riteniamo che questa norma sia anticostituzionale perché non si può effettuare un esproprio per ‘pubblica utilità’ quando a beneficiarne sia una società privata che costruisce una fabbrica industriale per la produzione di energia elettrica per generare profitti. Siamo di fronte alla ‘pubblica utilità’ quando l’esproprio riguarda la costruzione di un ospedale, di una scuola, di una strada, di una ferrovia, di un ponte, ma non quando gli espropri servono a società private che sulle terre espropriate generano immensi profitti lasciando alle popolazioni immensi territori devastati. Ci troviamo, pertanto, di fronte ad una abnorme distorsione della legge sulla ‘pubblica utilità’ dove, per far posto ad impianti industriali privati, i demani vengono sdemanializzati, i terreni privati espropriati, i regolamenti edilizi, le norme di tutela ambientale, i vincoli imposti dalla Comunità Europea ecc…ecc… superati in modo anti-costituzionale”.

“A nostro avviso – chiude l’attivista antieolico – gli impianti industriali per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili non possono essere considerati opere pubbliche nè possono ricevere finanziamenti più o meno occulti o occultati (certificati verdi) poiché per loro natura e struttura sono impianti industriali privati che generano profitti privati. Da qui, quindi, la proposta di creare un Comitato nazionale promotore per l’abrogazione dei suddetti articoli di cui ai D.Lgs. 79/1999 e 387/2003 per dichiararne anche la loro incostituzionalità. Questo è l’unico modo per stroncare definitivamente l’aggressione ai territori, la loro distruzione e spezzare la spirale malefica della speculazione economica su territori pregiati”.