Mentalità da post-terremoto, Farina replica a Iavarone: Sindaci caprio espiatorio

227

TEORA – “Sembra che sia diventato sport comune, un po’ tra tutti, trovare il caprio espiatorio in chi detiene un ruolo amministrativo o, ancor di più, un ruolo politico”.

Il primo cittadino di Teora Stefano Farina replica al duro attacco di pochi giorni fa da parte di Luigi Iavarone (leggi qui), che aveva accusato molti sindaci di “approccio localistico” e “visione da post-terremoto senza una adeguata progettazione”.

“Voglio ribadire – spiega Farina – che noi sindaci non abbiamo un ruolo politico. Siamo piuttosto operai sul campo, che devono dimenarsi tra due livelli: il livello della cittadinanza, con condizioni oggettive di difficoltà e con le richieste rimesse nelle mani dell’amministratore, e il livello decisionale a cui dobbiamo trasferire queste esigenze. In pratica, siamo noi che stiamo assolvendo a quella funzione antica di politica come anello di congiunzione tra cittadino e istituzioni”.

Se Iavarone ha parlato di un “approccio al contrario” di molti sindaci – prima le esigenze, poi le proposte -, Farina non replica polemizzando, tutt’altro. “La visione degli imprenditori – spiega – è certamente utilissima, e altrettanto certamente la classe imprenditoriale ha tutto il rispetto degli amministratori, specie quando mettono in pratica determinate azioni come quelle inserite nella strategia del Progetto Pilota. Non voglio adottare una difesa d’ufficio, ma reputo di essere sempre stato tra quelli che hanno stimolato a lasciare da parte la propria condizione di campanile e la propria maglietta politica di appartenenza, per sedersi ai tavoli adottando dinamiche collettive”.

Le due differenti posizioni possono essere influenzate dalla lunghezza dell’iter del Progetto Pilota? “Probabilmente è sì – replica Farina -: nell’ambito della Comunità dell’Alta Irpinia abbiamo messo in campo idee e progetti e fortunatamente abbiamo incontrato una sensibilità regionale che ha mostrato di comprendere i nostri sforzi. Ma ci siamo appena lasciati alle spalle la fase della teoria, ed è quindi ovvio che un imprenditore, abituato a scommettere su se stesso e ad altri ritmi e a un’altra velocità d’azione, voglia risposte e possa dire che siamo fermi”.

E a proposito di imprenditoria, per Farina è proprio questo il pilastro intorno al quale dovrebbe e potrebbe nascere una nuova concezione di sviluppo: “Se potessi scegliere una leva sulla quale puntare per il futuro dell’Alta Irpinia, non avrei remore a dire che bisogna mettere gli imprenditori in condizione di investire e di creare lavoro, magari attraverso la creazione di una ‘zona franca’ che possa godere di tassazione agevolata”. Sulla creazione di un marchio-Irpinia, invece, Farina si dice completamente d’accordo con Iavarone: “L’Irpinia deve caratterizzarsi, e deve farlo per delle eccellenze che sono insite nelle sue peculiarità e che non siamo stati bravi a esaltare. Limitarsi ai confini nazionali – rilancia – vuol dire perdere la battaglia. Su questo, però, termina il lavoro degli amministratori, che preparano il terreno burocratico, e comincia il lavoro proprio degli imprenditori, che possono veicolare un’azione capace di farci uscire fuori dal territorio e legarci al mondo”