Rosario, l’ultimo saluto di Vallata. Il Vescovo Melillo esorta i giovani: Tornino i volti nelle nostre relazioni

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VALLATA – “Non ti chiediamo perché ce lo hai tolto, ti ringraziamo perché ce la hai donato”.

Monsignor Sergio Melillo, Vescovo della Diocesi Ariano Irpino-Lacedonia, ha così rincuorato la tanta, tantissima gente che , incurante del freddo e degli improvvisi scrosci d’acqua, ha affollato l’interno e l’esterno della chiesa Stella del Mattino dove, nel pomeriggio di oggi, sono stati celebrati i funerali di Rosario De Stefano, quindicenne di Vallata morto nei giorni scorsi al San Giovanni Bosco di Napoli in seguito a un colpo di pistola che gli è finito in volto.

Per l’ultimo saluto a Rosario (sulla nostra pagina Fb il video), Vallata si è davvero stretta in un unico abbraccio. Calore, commozione: questo si respirava tra la folla nel corso delle esequie, officiate dal parroco, don Claudio, e, appunto, dal Vescovo di Ariano Irpino-Lacedonia, don Sergio Melillo.

Proprio Monsignor Melillo, nella sua omelia, ha voluto alternare parole toccanti a concetti anche piuttosto forti. “Si è conclusa la sua breve stagione terrena – ha affermato dal pulpito -, ma come Gesù è morto crocifisso, non è finita l’esistenza terrena di Rosario, ma lui è risorto. Questo deve esserci di conforto, ci deve scuotere per approcciare la vita con uno sguardo diverso. Genitori, amici, compagni di scuola, con cui ha condiviso la sua breve stagione terrena. Nulla, neanche la morte potrà mai separarci se va avanti nell’amore di Cristo. Ci sarà un poi, anche se tutto è preceduto da questa solitudine tremenda del calvario. Non sono parole di consolazione, ma parole di cristiani, che da cristiani dobbiamo sapere accogliere”.

Qui don Sergio è passato a un monito, rivolto soprattutto alle giovani generazioni. “Devono tornare i volti nelle nostre relazioni”, ha più volte ripetuto, con evidente riferimento all’abuso di tecnologia dell’epoca contemporanea. “Dobbiamo ricomporre i nostri rapporti – ha proseguito -, ce lo chiede anche Cristo. La morte di Rosario, straziante nel dolore, acquista un senso perchè è una lezione: siamo chiamati a mettere insieme quello che è in pezzi. Dobbiamo parlare con i genitori, con gli amici, con gli insegnanti, attraverso un rapporto diretto e non mediato. Cari giovani, amate la vita – ha affermato -, riempitela e servitela nel.nome di Dio”.

“Ma la morte – ha aggiunto provando a dare sollievo ai familiari – non è l’ultimo approdo. Non a caso anche oggi siamo qui, per incontrare Gesù Cristo, che della morte ha fatto il passaggio a una vita eterna”.

Emozionante è stato il momento dei saluti dal pulpito: uno dei suoi compagni di classe del “Guido Dorso” di Avellino, giunti a Vallata con un pullman intero, ha letto un saluto pieno di emozione: “Abbiamo condiviso felicità e paure, compiti e suggerimenti. Non possiamo dire addio a chi abbiamo imparato ad amare. Rosario, dicci che non ti dimenticherai mai di noi”.