Alluvione Sannio, un’odissea per le richieste dei danni

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Alluvione Sannio, a distanza di tre anni la Coldiretti Campania fa’ il punto sui risarcimenti

  Sannio- Tre anni fa un nubifragio senza precedenti sconvolse la vita della provincia di Benevento, provocando danni enormi e cicatrici ancora aperte.

L’annuncio in questi giorni del Sannio Falanghina quale ‘Città Europea del Vino 2019’ risuona come un segno di speranza per questa terra e per questo popolo fiero, che ha dato una grande lezione di dignità risollevandosi dal fango con le proprie forze.

In particolare gli agricoltori, che hanno ricevuto fino ad oggi solo 5 milioni di euro, su quasi 1.400 istanze, pari ad 1/6 dei danni riconosciuti”.

Sannio

Così Gennarino Masiello, vicepresidente nazionale di Coldiretti e presidente della federazione di Benevento, commenta l’anniversario dell’alluvione che nella notte tra il 14 e il 15 ottobre 2015 colpì diffusamente il territorio del Sannio beneventano, con una massa d’acqua venuta giù dal cielo in tre ore pari ad un mese di piogge. Fenomeno che si è poi ripetuto il 19 ottobre, portando ulteriori sconvolgimenti idrogeologici.

Le richieste di ristoro per i danni dell’alluvione del 2015 – spiega Coldiretti Benevento – hanno vissuto una lunga odissea. I soggetti pubblici che hanno ricevuto le istanze sono stati tre: la Provincia, le Comunità Montane e la Regione.

I capitoli di spesa sono stati attivati su due fondi: quelli della legge 102 per le catastrofi naturali e quelli della misura 5.2.1 del PSR Campania 14/20. Provincia e Comunità Montane erano addette alle istanze sulla legge 102, tuttavia gli incartamenti raccolti dalla prima sono ora trasferiti alla Regione.

La Provincia ha ricevuto 1.416 istanze di richiesta di danno da imprese agricole per un totale di 83 milioni di euro circa, più altre 44 istanze per altrettanti milioni da società di scopo per danni a strutture pubbliche. Dalle istruttorie le aziende agricole ammesse al ristoro sono state 594 per un totale di danni riconosciuti di circa 12,5 milioni.

Le Comunità Montane hanno ricevuto le stesse istanze, pur se su altre tipologie di danni, e restituito un riconoscimento equivalente per circa 12,5 milioni. Mentre le richieste presentate sulla misura 521 del PSR ammontano a 20 milioni di euro, ma ne sono state riconosciute per 5 milioni. Pertanto il totale dei danni ammissibili a ristoro per le imprese agricole sannite – stima Coldiretti Benevento – è pari a circa 30 milioni di euro.

“Ad oggi i fondi realmente erogati e spesi sono solo i 5 milioni del PSR – evidenzia Michele Errico, direttore di Coldiretti Benevento – mentre le risorse ministeriali della legge 102 per i risarcimenti sono solo 6 milioni, attualmente disponibili presso le casse della Regione ma ancora non erogati. Questi ultimi potrebbero costituire un’ulteriore beffa. La legge 102, infatti, riconosce l’80% del danno richiesto ma è a carico dell’impresa agricola l’anticipo della spesa e la dimostrazione di aver ristabilito la situazione precedente. Dopo tre anni, pertanto, se i fondi ministeriali non saranno rimpinguati, si rischia una redistribuzione proporzionale dei 6 milioni, che andrebbero a coprire, secondo le nostre stime, circa il 10% del danno ricevuto”.

“È del tutto evidente – sottolinea il presidente Masiello che i tempi lunghi hanno prodotto danni che non rientrano nelle istanze presentate. Sono i danni che le aziende agricole hanno subito per i ritardi dovuti alla lentezza degli interventi. Nel frattempo gli agricoltori si sono tirati su le maniche e hanno rimesso in piedi terreni devastati, vigneti abbattuti e stalle danneggiate. A distanza di tre anni qualche riflessione va fatta. Non è possibile che dal fondo di solidarietà nazionale finora neanche un centesimo sia arrivato alle imprese agricole. Un chiarimento in tal senso è necessario, per capire se e quando arriveranno le risorse mancanti. Per fortuna c’è stato il PSR a portare un minimo di ristori, anche se insufficienti. Alla Regione Campania chiediamo di mettere ulteriori fondi sulla 521 per soddisfare le richieste rimaste fuori della graduatoria, ma anche di cogliere l’occasione per rivedere e migliorale una misura che si è dimostrata la più efficace per affrontare le calamità naturali. I disastri come quello del 2015 possono ripetersi e le fragilità del territorio dal punto di vista idrogeologico non ci fa stare sereni. I mutamenti climatici e le disgrazie devono insegnarci a prevedere le emergenze con strumenti efficaci”.