Anche Cosa Nostra si affida ai saggi

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Strane coincidenze si verificano nei due mondi paralleli che coabitano nella nostra nazione. Lo stato e la mafia si affidano ai saggi per poter ripartire. Ieri, nel palermitano, sono stati effettuati 37 arresti: Cosa Nostra stava ricostruendo nuovamente la sua gerarchia interna e per poterlo fare si stava avvalendo di un consulente esterno che potesse riavviare il processo di ricostruzione della organizzazione mafiosa. Il parallelismo con l’attuale situazione politica nel nostro paese deve indurci a riflettere. La società ha subito profondi mutamenti e anche Cosa Nostra deve adeguarsi ad essi. La sua caratteristica dovrebbe essere quella di adattarsi al mondo circostante perché anche la capacità criminale deve andare di pari passo con l’ambiente esterno. Da qui possiamo operare dei parallelismi con le n’drine calabresi. È di qualche giorno fa, per esempio, la notizia che alcune cosche per comunicare hanno abbandonato Skype per convertirsi a Whatts up, un nuovo sistema che dovrebbe limitare se non rendere marginali le intercettazioni da parte delle forze dell’ordine. Cosa Nostra non ha mai dimostrato tale versatilità.

Ha sempre cercato di mantenere un profilo basso, tentando in tutti i modi di conservare la sua tradizione interna ma cercando di aprirsi al mondo, di adeguarsi ad esso senza mai perdere i suoi canoni fondanti. Non è certo semplice immaginare un mafioso siciliano alle prese con “smartphone” mandare dei messaggi tramite questo moderno ed utilizzatissimo sistema. Pare impossibile per essa adeguarsi al mondo esterno mentre non è una pratica ormai del tutto abbandonata la volontà di infiltrarsi nella gestione della cosa pubblica. Continua sempre la sua voglia di legarsi al mondo politico, di co-gestire assieme ad esso l’Italia.  Di stringere patti, alleanze, di influire sull’esito elettorale. Mafia e politica sembrano un binomio inscindibile, anche nelle modalità. Se la mafia siciliana ha dovuto ripiegare sulla scelta di un saggio, significa che sta attraversando un periodo di malcontento frutto di una poco avveduta gestione interna; oppure sta cercando di meglio adeguarsi al sistema per divenire ancora più impenetrabile.

L’Italia per una pura casualità sta attraversando la stessa situazione. Uscita senza una maggioranza stabile da queste elezione e di conseguenza senza una possibilità di governo, si sta affidando a dei saggi di nomina presidenziale per uscire dall’empasse creatosi a seguito del responso delle urne. Senza considerare poi, la cruenta crisi economica che ogni giorno miete vittime. Che siamo in una situazione di debolezza istituzionale, non è difficile da comprendere. Quello che sembra strano è che anche la mafia la stia attraversando. Di solito le cosche approfittano di questi momenti  per porre in essere qualche attacco al cuore dello Stato. Per colpire qualche magistrato. Anche quando uccisero Giovanni Falcone e Paolo Borsellino l’Italia viveva la medesima situazione di stallo: una crisi economica, un presidente della repubblica da eleggere…

Coincidenze?? Pure casualità? Non direi. Siamo di fronte ad un terremoto istituzionale e l’organizzazione capeggiata da Matteo Mesina Denaro è sempre pronta a far sentire la sua voce attraverso minacce di morte più o meno velate come le ultime che hanno riguardato Nino Di Matteo, il PM  del processo sulla trattativa Stato Mafia. Un fantasma a cui ormai la magistratura e le forze dell’ordine danno la caccia da tempo immemorabile. L’ultimo boss cresciuto sotto l’egida di Bernardo Provenzano che ancora tiene sotto scacco l’isola siciliana che ogni giorno, fa i conti con questa cruda realtà. Mentre il binomio mafia politica sembra ogni giorno rafforzarsi, la magistratura antimafia compie coraggiosi passi avanti verso verità sempre più delicate e scottanti e al contempo è isolata da quello Stato che invece dovrebbe proteggerla. Sembra strano che lo Stato non abbia timore a patteggiare con essa mentre trova difficile proteggere un magistrato, lasciandolo da solo davanti a tutti gli attacchi. Si muore quando si è soli, diceva Falcone: oggi questo rischio è minore ma l’attenzione va tenuta sempre alta.