Un calciatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia..

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FOGGIA – In una famosa canzone del 1982 Francesco De Gregori individuava nell’ “altruismo”, nel “coraggio” e nella “fantasia” le caratteristiche che rendono tale un giocatore. Non già il dribbling o la potenza del tiro. Ma sentimenti ed espressioni dell’animo umano come tratti distintivi di un calciatore.

Eh sì, perchè il ruolo del calciatore oggi non è solo quello di un atleta che misura sul campo la propria abilità tecnica, ma soprattutto quello di un personaggio che attira su di sé l’attenzione di centinaia di migliaia di persone, di uomini, donne ed in particolar modo ragazzi, che spesso individuano nei calciatori veri e propri modelli di riferimento.

Ora, volendo ragionare per antitesi, se “altruismo”, “coraggio” e “fantasia” sono le doti essenziali di un giocatore, “spocchia”, “arroganza” e “maleducazione” sono ciò che non lo rendono tale. Sono ciò che rendono un calciatore semplicemente un qualcuno che, per fortuna il più delle volte, si ritrova a correre dietro ad un pallone.

Nostro (suo) malgrado ieri, nella partita che ha visto contrapposti il Foggia al Benevento, un ragazzo che per sua fortuna si ritrova a correre dietro ad un pallone, tale Antonio Vacca, ex calciatore giallorosso ed ora in forze alla squadra allenata da De Zerbi, ha fatto pieno sfoggio di “spocchia”, “arroganza” e “maleducazione”.

Certo, la cosa non ci meraviglia.

Ricordiamo il ragazzo in questione qualche tempo fa vantarsi sui social del proprio lauto stipendio, una miniera d’oro se paragonato allo stipendio medio di un “beneventano”. Ci meraviglia invece il fatto che il passare del tempo, in questo caso, non sia stato sinonimo di raggiunta maturità. Mentre il ragazzo che per sua fortuna si ritrova a correre dietro ad un pallone veniva accompagnato fuori dal campo, e nel farlo si prodigava in gesti animaleschi rivolti verso il settore ospiti dal quale osservavamo la partita, abbiamo avuto la conferma che “la spocchia”, l'”arroganza” e la “maleducazione” sono come una sorta di investitura, te li porti dietro per il resto della vita.

Non pago del teatrino piccolo piccolo messo in scena in campo, il ragazzo che per sua fortuna si trova a correre dietro ad un pallone, ha dato ulteriore sfoggio delle qualità appena richiamate durante l’intervista post – partita. Ad un collega che gli chiedeva il perchè di tale teatrino, il ragazzo che per sua fortuna si trova a correre dietro ad un pallone non sapeva far altro che inneggiare alla propria mascolinità. Che dire, contento lui.

Al ragazzo che per sua fortuna si trova a correre dietro ad un pallone lasciamo la “spocchia”, l’ “arroganza” e la “maleducazione”. Noi beneventani dallo stipendio non paragonabile a quello del forbito ragazzo del Foggia, ci teniamo invece le “statistiche”. Le guardiamo. Ridiamo ed andiamo avanti.