Aquilonia, ecco il Pec: Territorio blindato, lo sviluppo non si basa sull’eolico

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AQUILONIA – “Lo sviluppo deve essere durevole, e dunque le reali prospettive di un territorio non possono basarsi sull’eolico”.

Parole chiare e nette quelle del professor Mario Losasso, direttore del Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II di Napoli, che ha curato lo studio a supporto del Piano energetico comunale, che ha preso il via durante la precedente amministrazione e concluso nei giorni scorsi. Lo studio è stato presentato ieri mattina presso il Museo Etnografico “Beniamino Tartaglia” di Aquilonia. Accanto al professor Losasso, erano presenti la professoressa Marina Rigillo, responsabile della sezione Studi del territorio extraurbano, e la professoressa Mariangela Bellomo, responsabile scientifico della convenzione. Mancava l’architetto Pio Castiello, estensore del Pec.

La platea all'interno del Museo Etnografico
La platea all’interno del Museo Etnografico

L’elemento cardine dello studio sul quale si è basato poi la redazione dell’importante strumento urbanistico è dunque quello di uno stop a nuovi insediamenti eolici: “Ne sussistono le condizioni – ha affermato da par suo la professoressa Rigillo -, dal momento che il terrritorio del Comune di Aquilonia produce più energia di quanta ne consumi”. Soddisfazione è stata mostrata dal sindaco Giancarlo De Vito: “Abbiamo blindato il territorio”, ha affermato. Tuttavia, il concetto più volte espresso dai relatori verteva sul fatto che il Pec va ora integrato con il Piano urbanistico comunale, “nel quale sarà cura dell’amministrazione andare a vincolare il territorio per puntare su un altro tipo di sviluppo”. Quale? “In coerenza con quanto proposto dall’ex ministro Barca nella Sua Strategia nazionale per le aree interne – ha aggiunto Losasso -, abbiamo immaginato uno sviluppo basato su un turismo eco-culturale, considerate le risorse di paesaggio e di patrimonio che questo territorio conserva”.

La professoressa Bellomo ha mostrato dati relativi alla composizione e alla struttura del paese di Aquilonia. “Si tratta che – ha affermato – messi a sistema possono dare un indirizzo preciso alle scelte strategiche di carattere politico-amministrativo”. La professoressa Rigillo ha invece parlato dei criteri utilizzati nella scelta delle zone da destinare a potenziali nuovi insediamenti eolici. “I parametri sono quattro: sicurezza, impatto sul paesaggio e su quanto già esistente, vincoli normativi e impatto sulla fauna (in particolare sull’avifauna, già fortemente penalizzata dal muro creato dalla posizione delle pale già impiantate). In questo tipo di approccio al territorio – ha poi aggiunto – sarebbe consigliabile che i comuni del circondario facessero un fronte accanto al Comune di Aquilonia”. Nella relazione della Rigillo c’è una particolarità: “I vincoli paesaggistici sono ridotti al minimo – ha affermato –, dal momento che risultano i più difficili da tutelare. Ma il dato è che, essendo il fabbisogno energetico di Aquilonia molto inferiore alla sua produzione di energia, l’amministrazione potrebbe porre il divieto totale a nuove installazioni”.

L'intervento dell'ex vicesindaco Caputo
L’intervento dell’ex vicesindaco Caputo

Alla presenza di alcuni suoi colleghi (i sindaci di Andretta, Lacedonia e Bisaccia: quest’ultimo ha ricordato la questione riguardante la delibera regionale che certifica la saturazione del territorio), il primo cittadino aquiloniese, come accennato, si è detto soddisfatto del Pec, già adottato dalla giunta e che ora verrà pubblicato per le osservazioni dei cittadini e successivamente approvato dal consiglio comunale: “Sono solo due le aree destinate a potenziali nuovi insediamenti eolici – ha affermato -: Monte Matina e località Seroto. In entrambi i casi, limitatamente alle autorizzazioni già concesse”. Dunque, stando a quanto pare di capire, non ci saranno altri insediamenti. “E l’Accinta? Cosa succederà per le nove torri di minieolico per cui è in corso l’iter autorizzativo?”, hanno chiesto sia l’ex vicesindaco Antonio Caputo che il consigliere di minoranza Giuseppe Tartaglia. “Se volete la mia – ha risposto De Vito – sull’Accinta non verrà impiantato nulla. Il primo cittadino ha poi ringraziato i comitati, “che ci hanno svegliato da una condizione di torpore generale, anche se poi abbiamo seguito due strade diverse”, e ha assicurto: “Non molleremo la presa”.

Proprio il Coordinamento dei Comitati, tramite l’intervento di Enzo Tenore, ha espresso perplessità sulla “corona di macchie verdi (le zone individuate da uno degli scenari come possibili approdi di nuovi insediamenti, ndr) intorno al paese vecchio. Lì sono in essere investimenti per milioni di euro, e il danno sarebbe davvero rilevante”.