Avellino, è finita: respinto il ricorso

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Game over, ora definitivamente. O forse no. I fatti sono quelli che parlano: l’Avellino è fuori dalla Serie B, a seguito del rigetto del ricorso presentato al Collegio di Garanzia del Coni, che ha deliberato poco fa, rimarcando quanto deciso dalla FIGC circa dieci giorni fa.

Le lacrime del capitano Angelo D’Angelo costituiscono il fermo immagine che inquadra al meglio il momento che vive l’Avellino, a questa ci aggiungiamo l’assenza ed il silenzio del presidente Walter Taccone, che neanche si è palesato al Coni al momento della sentenza.

Persino gli avvocati fanno fatica a capire quali siano le motivazioni che hanno portato il Collegio a respingere il ricorso ben presentato da parte dei legali dell’Avellino. Di fatti, nella stesura dell’organo federale si palesano addirittura dei condizionali, elementi linguistici che avvalorano la tesi per cui addirittura stamane l’Avellino avrebbe convinto il Collegio della validità della prima fideiussione, a seguito di un ricorso rigettato perché fatto appello al regolamento in ritardo.

Incredibile quello che è successo quest’oggi. Uno dei giorni più tristi della storia biancoverde. Una sola strada rimane all’Avellino, un ultimo tentativo disperato per cercare di rimediare a questa situazione paradossale: il TAR. Questa è una ipotesi che tuttavia bisogna mettere al vaglio della società, anche perché qui finisce il diritto sportivo e si fa largo il diritto amministrativo, che è ben altra cosa.

Ora a fare capolino sono tutti gli interrogativi: che fine farà Taccone? Che fine faranno i calciatori? Che fine farà l’allenatore? Che ne sarà di questa società?

Il danno che sia aggiunge alla beffa in pratica: l’Avellino è fuori sebbene abbia tutto in regola. Ancora una volta un errore burocratico dovuto alla superficialità di una società assente ed ecco che la storia finisce qui: l’Avellino è fuori.