Avellino non può finire così

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È cominciato tutto inavvertitamente, poi, mano mano, la piaga perniciosa si è sviluppata come un cancro e lentamente la brigata di chi vuole cancellare i Lupi dal calcio che conta è diventata un’armata.

Il Governo del calcio italiano, al gran completo, si è misteriosamente ricompattato per fare blocco anche dinanzi a Germana Panzironi, il Giudice monocratico della Prima Sezione Ter  del TAR Lazio, che tra qualche ora dovrà decidere sull’ammissione con riserva dell’Avellino al prossimo Campionato di Calcio di Serie B. Un accanimento su vasta scala contro una squadra di calcio, mai visto prima d’ora.

Bisognerebbe che questi signori si sputassero in faccia continuamente. Tutte le mattine fino alla sera e dalla sera alla mattina, anche nel sonno. Ancora una volta sono stati capaci di creare un caos senza precedenti che racconta di un grande imbarazzo, forse il più grande delle ultime dieci estate di una Federcalcio allo sbando, come una nave alla deriva spinta da un vento che non tira mai nella stessa direzione: l’Avellino rischia seriamente di essere la prima squadra italiana ad essere cancellata dal panorama calcistico nazionale pur avendo, così si legge nelle motivazioni della decisione n. 45 del Collegio di Garanzia dello Sport, pubblicate oggi, “i requisiti di idoneità e sostenibilità finanziaria” richiesti.

Proprio così. Nella solita tempesta perfetta, che ogni estate ci regala blocco dei campionati, processi, ricorsi, deferimenti, ripescaggi, litigi e rimpalli di responsabilità, questa volta ci è finito l’Avellino.

Sono di parte, è vero e per questo soffro. Amo questa maglia, impazzisco per questi colori e faccio parte di coloro che non perdono mai la speranza. Quelli dei “non è finita” per intenderci. Ma sono anche quello che ha gridato allo scandalo, lo scorso campionato, quando il VAR finiva sempre con il penalizzare i poco adorati cugini del Benevento.

Questo per dire semplicemente che amo lo sfottò ma odio il calcio moderno e mi fa rabbia vedere tanto schifo. Cancellare una squadra di calcio, calpestare la passione di così tanti tifosi per un motivo a dir poco ridicolo, appare una pena francamente eccessiva.

Io non so il perché di tutto questo accanimento nei confronti dell’Avellino. Nemmeno so se in Europa l’indice di solvibilità ha sostituito il rating o se il ricorso al Tar è stato formulato nel modo giusto. Ora non è più tempo di analisi e ragionamenti.

C’è aria di brogli con tanto di cambio in corsa del Giudice Monocratico che dovrà decidere. Ed è un’aria mefitica. Ma io credo nella Giustizia e so per certo che oggi trionferà. Non può essere diversamente. Non ci voglio credere.

E se non dovesse succedere? Pazienza.

Cambierà il campionato di appartenenza, cambieranno i calciatori ed i campi di gioco. Ma non cambierà la nostra passione e l’amore verso questa maglia. Se così dovesse essere, però, riprendete a sputarvi in faccia. Tutte le mattine fino alla sera e dalla sera alla mattina, anche nel sonno. Questa volta per tutti i giorni della vostra vita.