Avellino, un arbitraggio da dilettanti allo sbaraglio

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Avellino, Arbitri
La reazione del mondo del pallone avellinese quando vede un arbitraggio come quello odierno in Avellino-Reggina

UNA PREMESSA

“N’avez-vous pas de honte?”: così scriveva in un passo di “Lucrezia Borgia” il grande Victor Hugo; tradotto vuol dire “non vi vergognate?”. Più o meno lo stesso messaggio lo potremmo indirizzare alla terna arbitrale che oggi ha calcato il sintetico del “Partenio-Lombardi”.

FATTI ALLA MANO

Una vergogna che non dovrebbe avere fine, perché pensare di poter incidere sull’esito di una sfida in maniera così plateale non è concepibile né in cielo, né in terra. In particolare, quello che è sotto gli occhi di tutti è un episodio legato al raddoppio della Reggina, che tabellino alla mano, è costato il mancato pari all’Avellino.

Se un’assistente, un guardalinee, si trova a mezzo metro dal “luogo del delitto”, è pressoché impossibile che non veda ciò che è stato lampante per tifosi, spettatori tv e giornalisti, tutti a svariati metri di distanza.

Già nel primo tempo si era capita l’antifona, per cui non sarebbe stata una grande serata per gli uomini dell’AIA. Il primo assistente chiama un fuorigioco, l’arbitro lo vede e tra sé probabilmente dice “Francamente me ne infischio” e lascia continuare un’azione che avrebbe potuto costare caro all’Avellino.

Poi se possibile è andata ancora peggio con l’episodio di cui sopra. Abbiamo anticipato i tempi quest’anno ad Avellino. L’anno scorso, la questione arbitri non è certo rimasta nel cassetto a prendere polvere, tutt’altro.

LA STORIA SI RIPETE

Voi mi direte che era Serie D, non solo per noi, ma anche per gli omini che corrono col fischietto tra le labbra. Non avrei potuto essere più d’accordo, ma adesso che è Serie C, come la mettiamo? Di cosa parliamo?

Forse è un caso isolato, anzi sicuramente, ci piace pensarla così anche perché probabilmente non sarà questo il risultato che inciderà sul campionato, sia dell’Avellino che della Reggina.

Calma mista ad amarezza: questo traspare anche dal nuovo condottiero dell’Avellino, Ezio Capuano, che magari tutti aspettavano furioso nel post-gara, ma che invece con tranquillità olimpica prova ad indicare la strada giusta da intraprendere, reclamando il giusto rispetto che si deve a questa squadra, così come a tutte, ça va sans dire.

Sabato prossimo si rigioca, nella speranza che a decidere la sfida stavolta sia solo il pallone che rotola sul manto erboso, e non più l’emissione di un fischio.