Boccia, Confindustria, Omi e il paradosso dell’industria 4.0

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LACEDONIA – Può essere che nel 2017, mentre l’Uomo studia come e quando atterrare su Marte, un’azienda non riesca a partire nella sua produzione perché manca l’allaccio all’utenza del gas?

Può essere, evidentemente. Il caso Omi, Officine Meccaniche Irpine, è emblematico nel suo paradosso. Omi è stata citata l’altroieri dal presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, durante la sua visita presso la sede di Acca Software, a Bagnoli Irpino, come esempio di “impresa eccellente guidata da un imprenditore tenace e capace”. Boccia promuove Omi, potrebbe dunque essere il titolo per giocare con le parole. Ma la realtà è che Aquilino Villano, fondatore e presidente di Omi, si trova nella singolare situazione di ascoltare il proprio nome in pubblico direttamente dal presidente del sindacato degli industriali e di vedersi però al contempo parate innanzi enormi difficoltà nell’avvio del processo produttivo di due nuovi stablimenti nell’area PIP di Vallata.

Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria
Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria

Ormai da mesi si parla di industria 4.0. Lo ha fatto anche lo stesso Boccia, arrivando a delineare della necessità che si crei “una società 4.0”. Un concetto ultra-futuribile, che però si scontra con la realtà delle cose. Tanto che sembra però di parlare arabo, in un territorio in cui uno stabilimento (anzi due) è terminato da tempo ma non si riesce a girare la chiave e a farlo partire. La realizzazione di due opifici gemelli, della superficie di 7.500 mq ciascuno (nella foto in alto uno dei due), è stata avviata alcuni anni fa presso l’area PIP di Vallata, a sei chilometri da Calaggio, e terminata da mesi. Entrambi entreranno in funzione supportando i processi di trattamento superficiale di parti in materiale composito. Da tempo, tuttavia, viene sollecitato l’allaccio delle utenze, in particolare di quella del gas, naturalmente indispensabili all’avvio della produzione. A poco sono finora valsi l’impegno del presidente Villano, del sindaco di Vallata Giuseppe Leone e le due visite del sottosegretario alla Difesa Gioacchino Alfano, il quale ha voluto testimoniare la vicinanza dello Stato nella risoluzione di questo problema.

Una situazione che travalica il paradossale. Stiamo parlando di offerta di nuovo lavoro (tanto lavoro, a quanto pare) in una terra che di lavoro è sempre stata arida.

Aquilino Villano, presidente di Omi
Aquilino Villano, presidente di Omi

OMI. Officine Meccaniche Irpine è un’azienda attiva da oltre trent’anni nel settore dell’aerospazio. E’ nata ed è sempre stata operante presso l’Area Asi di Calaggio, nel territorio del Comune di Lacedonia, dove impiega circa 80 addetti (per alcuni dei quali è però scattata da pochi mesi una cassa integrazione temporanea, che dovrebbe terminare nel mese di aprile). In tutti questi anni, Omi ha consolidato rapporti di fornitura e di collaborazione con le principali aziende nazionali e con molte internazionali nella fornitura di parti e attrezzature. La crescita è stata negli anni costante, tanto che oggi, oltre alla partecipazione industriale a importanti programmi velivolistici di Airbus, Boeing e Lockheed Martin, Omi può vantare un reparto sperimentale per componenti e processi innovativi basati sui materiali compositi anche a supporto dell’aviazione generale.

L'interno della Omi di Lacedonia
L’interno della Omi di Lacedonia

Il connubio tra innovazione tecnologica, valori morali e capacità professionale ha portato l’azienda del presidente Villano a occupare un ruolo di assoluta avanguardia per quanto riguarda le lavorazioni meccaniche. Soprattutto, Omi si è imposta agli occhi delle comunità altirpine come un punto di riferimento certo e duraturo all’interno del ricco novero di aziende nate (e spesso morte) per creare sviluppo nel post-terremoto, in quel periodo basato sulla famosa teoria di “portare l’industria in montagna”. Come detto, oltre trent’anni di crescita costante che l’hanno portata a ritagliarsi uno spazio di primissimo piano all’interno di PoEma, il polo irpino dell’aerospazio supportato da Invitalia. Tre decenni durante i quali ci si è dovuti guardare non soltanto dalle aziende concorrenti che sgomitano per fagocitare il mercato, ma anche da imprevisti di svariata natura. Negli ultimi anni, ad esempio, una frana, che aveva origine da un terreno sovrapposto all’azienda, ne minacciava l’esistenza stessa a ogni precipitazione poco più abbondante della media, al punto che alcuni locali venivano allagati e rimanevano inutilizzati per giorni se non venivano ripuliti dagli addetti.