“Campanello, aspettiamo giustizia”. A 25 anni dall’omicidio una mostra per non dimenticare

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Si è tenuta ieri pomeriggio ad Atripalda, presso il centro servizi sito in Via San Lorenzo, l’iniziativa promossa dal coordinamento di Libera Avellino e dal presidio di Libera Atripalda, in memoria di Pasquale Campanello, lavoratore onesto e padre di famiglia, a 25 anni dalla sua scomparsa.
L’inaugurazione della Mostra fotografica “sull’impegno” quotidiano è stata l’occasione per rendere omaggio al sovrintendente Capo di Polizia Penitenziaria, in servizio presso la Casa Circondariale di Poggioreale, ucciso esattamente 25 anni fa, l’8 febbraio 1993, con una spietata esecuzione eseguita da un commando di quattro killer, sotto la sua abitazione di Mercogliano. Da allora la famiglia non ha ricevuto alcuna risposta, non si conosce ancora la verità e non si conoscono ancora i nomi dei mandanti dell’omicidio di Campanello.
“Il nostro è un lavoro di memoria ed impegno – sottolinea l’associazione Libera – affinché questa vittima del dovere non venisse dimenticata e lasciata nell’oblio di coloro che riescono a trovare giustizia nelle aule di tribunale. Un percorso di riviviscenza della persona e del suo impegno svolto in vita, un impegno che non va dimenticato ma che proviamo a vivere sulle nostre gambe”.
All’incontro hanno preso parte Antonietta Oliva, la vedova di Pasquale, Don Tonino Palmese, fondazione Pol.is. e consulente della Commissione antimafia, Antonio Di Gisi di Libera Atripalda, il sindaco Giuseppe Spagnuolo, e Franco Mazza, Presidente del Comitato “Salviamo la Valle del Sabato. Pasquale Campanello scelse di non piegarsi al sistema, come molte vittime di camorra. Fu proprio questa sua inflessibilità a firmare la sua condanna a morte. Poche ma significative parole quelle di Don Tonino Palmese, che rilancia il ruolo di una cittadinanza attiva e soprattutto partecipe: “Vi invito a tenere viva la memoria delle vittime di mafia e a contrastare l’illegalità con l’impegno diretto e quotidiano, per tenere viva la speranza”. Comprensibile la commozione in sala. Impegno che deve coinvolgere naturalmente tutta la comunità, come sottolineano anche Antonio Di Gisi di Libera e il Sindaco Spagnuolo. Ognuno, dunque, come mostrano gli scatti fotografici raccolti dal contest, anche nelle piccole cose può fare la sua parte. Anche se l’impegno può sembrare minimo, o insignificante, insieme diventa determinante. Soltanto se si combatte insieme è possibile risvegliare le coscienze. Il Sovrintendente Campanello è stato riconosciuto “Vittima del Dovere” ai sensi della Legge 466/1980 dal Ministero dell’Interno. Alla sua memoria è intestata una targa presso la Sala Convegni dell’istituto penitenziario di Napoli Poggioreale.