Cerreto Sannita, la visita di Don Ciotti

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Cerreto Sannita, il racconto della visita di Don Ciotti alla Diocesi

Tre sono state le parole che don Luigi Ciotti, fondatore di Libera e del Gruppo Abele in visita giovedì 12 aprile nella Diocesi di Cerreto Sannita, ha voluto consegnare all’incontro con gli studenti degli Istituti Superiori presenti nel nostro territorio diocesano, dedicato (nella prima parte della mattina) all’invisibilità del disagio: continuità nel fare le cose e nel mettersi in gioco, nello smuovere le acque e le coscienze (“per trasformare le emozioni in sentimenti”), condivisione (“uscire dai nostri io per realizzare insieme il noi”) e corresponsabilità (“collaborare con le istituzioni se operano bene, diventare la loro spina nel fianco se non operano bene”).

Cerreto Sannita
Don Ciotti

Poi gli interventi di don Ciotti nelle chiese parrocchiali di San Martino e della Cattedrale di Cerreto Sannita, in questo doppio appuntamento intitolato “Fa strada ai poveri senza farti strada”. Non semplicemente un prete anti-mafia, don Luigi, che agisce da solo, ma in rappresentanza di un “noi” che s’impegna e che lotta per testimoniare i valori della legalità, della giustizia e della responsabilità. “Il primo dovere che abbiamo – ha detto a gran voce il prete di strada – è quello della conoscenza. Conoscere per essere cittadini consapevoli e responsabili che non si girano dall’altra parte. Il cambiamento comincia dentro di noi. E noi dobbiamo essere questo cambiamento”. Il tutto, partendo dalle relazioni autentiche e, come detto, dalla responsabilità personale. “Le relazioni non sono solo freddi scambi d’informazione, ma siano condivisione di vita. Accogliere gli altri vuol dire saper accogliere sé stessi. Non basta accorgersi degli altri, ma dobbiamo sentirli dentro di noi”. Sotto scorta da molti anni, don Ciotti è da sempre a fianco dei deboli, e degli indifesi, in prima fila contro i soprusi illegali ed istituzionali. Essere responsabili – ha detto con forza – significa essere liberi ed essere liberi significa essere responsabili. La povertà non rende liberi, ma rafforza il serbatoio delle illegalità. Perché tutto ciò che porta ad essere dipendenti da qualcosa o da qualcuno priva della propria libertà. La libertà è la massima espressione chiara dell’umana dignità. Mentre la privazione della libertà è la più grossa ferita dell’umanità. Cedere alla nostra responsabilità significa cedere alla nostra libertà. Siamo tutti, sempre, chiamati a fare scelte coraggiose. Quale tipo di coraggio? Il coraggio di abbandonare gli schemi rassicuranti e di rifiutare la comoda routine. Bisogna avere il coraggio di vedere quello che non va per costruire quello che va”.