Cyberbullismo, ragazzi vittime della rete

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In una società come quella attuale, dove apparire sembrerebbe più importante dell’essere, il web e i social network sono il “luogo” in cui il bullo può nascondersi e avere migliaia di spettatori, senza limiti di tempo e di spazio.

Anche un ragazzo equilibrato, di buoni sentimenti e con un futuro davanti a sé, bombardato dal negativo e da genitori che tendono a criticarlo costantemente può lasciarsi andare ad atti che generano sofferenza per chi li subisce.

Negli ultimi anni molti sono stati i riti di iniziazione in cui ragazzi adolescenti sono “caduti” come quello della Balena Blu nato in Russia e divulgatosi anche in Italia.

Un gioco terribile, che dopo 50 giorni di prove perverse porta gli adolescenti più vulnerabili al suicidio. Il gioco, a cui si partecipa attraverso internet, prevede diverse prove assegnate da tutor. Si comincia da piccoli tagli fino ad arrivare all’automutilazione, la visione di film horror, corse notturne ed infine saltare da un edificio molto alto e perdere la vita. Il tutto facendo filmare il suicidio da qualcuno. Le regole, inoltre, prevedono la cancellazione di foto e video e di tutto quello che fa riferimento alla prova per poi poter passare alla prova successiva.

“Se sei pronta a diventare una balena inciditi ‘yes’ sulla gamba, se non lo sei tagliati molte volte per autopunirti”. È stato uno dei messaggi inviati via social due anni fa a una ragazzina di Palermo di appena 12 anni da una giovane di circa 10 anni più grande che si sarebbe spacciata come “curatore” della “Blue Whale Challenge”.

Un fattore fondamentale di questo “gioco” è l’età delle vittime, in alcuni casi davvero molto giovani in quanto è molto più facile manipolare dei bambini di età inferiore agli 11 anni perché questi non hanno ancora sviluppato il pensiero astratto, perciò fanno riferimento solamente al pensiero concreto. La preadolescenza e l’adolescenza sono fasi in cui ci si distacca sempre più dai genitori e dalla propria famiglia per investire all’esterno, nel creare una rete di amicizie. È l’attaccamento agli amici che permette di potersi allontanare dalle iniziali figure affettive per investire sempre più verso i pari, con i quali crescere, sommando e diversificando le esperienze.

L’appartenenza è un bisogno fondamentale nell’uomo e, nel gioco alla Blue Whale, si sente di appartenere ad un élite ultra selezionata. Solo chi sta particolarmente male può accogliere regole di “gioco” così autolesionistiche, così tanto aggressive, innanzitutto, verso di sé.

Il gioco non si conclude con la perdita di denaro ed il riavvio di un’ulteriore partita, bensì con il “raggiungimento della libertà” come dice la cinquantesima e ultima regola del gioco, laddove, con un salto nel vuoto, si impone un punto definitivo alla propria vita.

Spesso, i genitori, presi da una vita sempre più difficile, da un punto di vista lavorativo, economico e temporale, delegano le cure per il proprio figlio, più che alla televisione, come accadeva in passato, alle nuove tecnologie, ai social. Un’ abitudine comune in molte famiglie dove manca l’attenzione per i propri figli, l’ascolto e il dialogo.