Emergenza cinghiali: quanti sono, dove sono e quali rischi si corrono

304

Negli ultimi mesi si sono moltiplicati gli avvistamenti e le segnalazioni di cinghiali da parte di cittadini della provincia di Avellino, in particolare dell’Alta Irpinia.

Che i cinghiali abbiano raggiunto numeri spropositati è cosa evidentissima. Una conseguenza del ripopolamento della specie, caduta in disgrazia un po’ di anni fa e numericamente migliorata per ripristinare l’ecosistema e la catena alimentare in territori, quali appunto l’Alta Irpinia, che presentano una morfologia adatta all’insediamento degli ungulati: montagne, valli, corsi d’acqua e boschi.

Non è azzardato ritenere che l’operazione del ripopolamento sia probabilmente scappata di mano. Oggi, infatti, la probabilità di incontrare capi di cinghiale girando in alcune zone specifiche dell’Alta Irpinia è elevatissima. Girano spessissimo in gran numero, con la madre a fare da battistrada e i figli – rigorosamente dal più grande al più piccolo, come usciti da una matrioska – a seguire. Non è raro incontrarne anche dodici-quindici per volta.

Auto cinghializzata

Ma quanti sono gli ungulati? Un censimento di pochi mesi fa ha calcolato che siano intorno ai 20mila in tutta la regione Campania. Un numero elevato, ma ancor più elevato è quello riguardante il quadrilatero altirpino Lacedonia-Monteverde-Aquilonia-Bisaccia. Solo nei territori di questi quattro comuni vi sono mediamente 2mila cinghiali circa. Si parla di “media” perché una delle caratteristiche degli ungulati è la straordinaria mobilità. Si muovono soprattutto di notte, e riescono a percorrere tra i 40 e i 50 km ogni nottata.

Cinghiali danni colture

Non è quindi difficile – tutt’altro – imbattersi nella stessa famiglia di cinghiali tanto nei pressi dell’Ofanto quanto a Oscata, per fare un esempio. Per spostarsi attraversano ovviamente le strade, diventando un pericolo reale per chi è in macchina e se li vede sbucare all’improvviso e per chi è a piedi, ovviamente.

Grande danno gli ungulati provocano anche e soprattutto alle colture, specie quelle di cereali, facendo vera e propria razzia di grano o di orzo, per la disperazione degli agricoltori, che varie volte hanno fatto presente la questione alle istituzioni, senza mai avere adeguate risposte. Ma una soluzione va trovata. “E la soluzione sta nell’abbattimento di un calcolato numero di femmine”, affermano alcuni cacciatori, che nei cinghiali in così elevato numero hanno trovato un’ottima ragione per praticare il loro hobby con continuità.

Cacciatori e cinghiali

Per quel che riguarda il pericolo fisico, è un po’ una leggenda il fatto che il cinghiale sia un animale aggressivo. L’aggressività non fa parte del suo Dna, ma egli ne acquisisce quando sente minacciata la propria incolumità o quella dei componenti del suo branco. Soprattutto la madre, assai protettiva verso i suoi piccoli, percepisce l’uomo come potenziale offesa: se se ne sente minacciato, digrigna i denti per allontanarlo, e se questi non arretra può decidere di attaccare. Non rari sono i casi di uomini che, per inesperienza o imperizia, hanno stuzzicato eccessivamente una femmina di cinghiale, ricevendone in cambio un trattamento adeguato.