Fontanarosa, dove la lavorazione della pietra diventa arte e passione

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Alla scoperta di Fontanarosa, antico centro dell’arte della pietra. Siamo in Irpinia, a circa 500 metri d’altitudine, tra le valli dei fiumi Frédane e Calore, in un territorio fertile e ricchissimo di sorgenti d’acqua, come attesta chiaramente il toponimo stesso del paese.

L’origine di Fontanarosa va ricercata nella storia di Aeclanum, importante centro amministrativo e commerciale sannitico sorto sul tracciato della Via Appia. Dopo un lungo periodo di prosperità, Aeclanum fu più volte messa a dura prova da guerre, terremoti e saccheggi: nel 410 d.C. visse il devastante passaggio di Alarico e dei Visigoti; nel VI secolo d.C. fu coinvolta nelle guerre tra Goti e Bizantini, finché l’arrivo dei Longobardi ed il transito dell’imperatore Costante II di Bisanzio, diretto all’assedio della longobarda Benevento (662 d.C.), distrussero le ultime vestigia del suo glorioso passato romano. Molti cittadini eclanesi, allora, per scampare a morte sicura, trovarono rifugio e si insediarono nelle zone limitrofe, dando così origine a diversi paesi tra cui Grottaminarda, Mirabella e Fontanarosa. Fontanarosa fu dunque fondata in epoca Longobarda – tra il VII e l’VIII sec. d.C. – dai superstiti cittadini della distrutta Aeclanum.

Dal punto di vista della giurisdizione ecclesiastica, Fontanarosa appartiene alla Diocesi di Avellino. Sul suo territorio sono tante le tracce rimandanti ad un forte sentimento religioso che da sempre contraddistingue il vivere sociale e civile della comunità. Tra i principali luoghi di culto del paese troviamo la Chiesa Parrocchiale di San Nicola Maggiore e il Santuario di Maria Santissima della Misericordia, o Madonna del Pozzo, senza dimenticare altre tre chiese intitolate a Sant’Antonio, all’Annunziata e all’Immacolata, rispettivamente sede di tre antiche confraternite tutt’oggi esistenti ed operanti: Confraternita del SS.mo Rosario e Sant’Antonio, Confraternita della SS.ma Annunziata e San Giovanni Battista, e infine Confraternita dell’Immacolata Concezione e San Michele Arcangelo.

Vero elemento distintivo del patrimonio culturale del paese è il c.d. Carro: si tratta di un obelisco alto 28 metri realizzato a partire da un’anima di legno costituita da numerosi travi disposte secondo una tecnica che conferisce flessibilità, ma anche praticità di montaggio e smontaggio. La struttura, interamente rivestita da pannelli di paglia intrecciata a mano e lavorata a motivi ornamentali, poggia su un carro trainato da buoi, ed è tenuta in equilibrio mediate il tiro incrociato di decine di robuste funi in canapa. Sulla sommità trova posto la statua della Madonna della Misericordia e la suggestiva tirata ha luogo il 14 agosto di ogni anno, alla vigilia della Festività dell’Assunta.

Fontanarosa lega la sua fama soprattutto all’antica arte della lavorazione della pietra estratta direttamente dalle cave presenti sul territorio. Nei vicoli del centro storico sono innumerevoli le testimonianze scultoree – dagli archi ai portali, dalle fontane alle rifiniture di scale e finestre – che testimoniano la maestria degli scalpellini locali. La pietra tipica della zona è la breccia irpina, spesso affiancata da altri tipi di marmo: il suo utilizzo è molto diffuso in tutto l’aerale avellinese essendo stata impiegata, tra l’altro, in moltissimi casi, come zoccolatura di chiese e di antichi palazzi nobiliari. La pietra di Fontanarosa è costituita da calcareniti contenenti organismi fossili, depositatisi circa 50milioni di anni fa su fondali marini situati alla base delle scarpate delle piattaforme carbonatiche. Resistente e tenace, presenta una composizione omogenea che la rende particolarmente idonea per l’impiego come materiale per elementi di arredo e lavorazioni artistiche. Si caratterizza per il suo colore ambrato e per i “favacci”, ossia venature più scure che interrompono l’uniformità degli ammassi calcarei.

A testimonianza dell’apprezzamento da sempre riscosso dalla pietra di Fontanarosa, si consideri che la stessa ha trovato ampio uso nella Reggia di Caserta. Ancòra, nel 1867, la breccia irpina ebbe modo di essere conosciuta ed apprezzata a livello internazionale essendo stata portata alla Mostra Internazionale dell’Artigianato di Parigi. Negli anni ’90 del secolo scorso Fontanarosa ha ospitato alcune edizioni dei cosiddetti “Simposi della pietra”, manifestazioni che hanno contribuito a dare ulteriore visibilità all’arte degli scalpellini trasformando il paese in capitale della scultura anche grazie alle presenza di tanti artisti provenienti da tutta Italia. E ora, dopo circa vent’anni dall’ultimo evento, dal 4 al 18 maggio prossimi, si svolgerà il V Simposio Internazionale di Scultura “FontanarosArtePietra” che vedrà la partecipazione di tanti artigiani sia locali che di fama internazionale: sarà occasione unica per rilanciare l’idea di un brand e di un distretto artigianale di eccellenza in grado di produrre occupazione e sviluppo basandosi su un patrimonio immateriale qual è l’arte di lavorazione e di intaglio della pietra.