FORSE CHE SI’, FORSE CHE NO | Arriva Renzi, Famiglietti: Un SI’ per far ripartire il Sud

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RED. – Il giorno di Matteo Renzi ad Avellino è certamente un giorno particolare per Luigi Famiglietti.

Il deputato del Partito democratico, renziano già da quando ricopriva per la prima volta il ruolo di sindaco di Frigento, è probabilmente il riferimento numero uno del presidente del Consiglio in Irpinia. Nonostante le devastazioni interne al Pd, che partono dalla città capoluogo e si diramano lungo tutta la provincia, Famiglietti ritiene che la visita di Renzi segni un punto importante in favore del territorio in particolare, ma in realtà di tutto il Sud. La ragione, ovviamente, sta nel referendum e nelle sue proposte.

“Inutile girarci intorno – ci conferma -, questa è una giornata importnte per l’Irpinia. E non potrebbe essere diversamente, visto che si tratta della visita del presidente del Consiglio per un referendum di importanza fondamentale per il Sud”. Nella visita di oggi al teatro Gesualdo (prevista per 16:30), Famiglietti  ci vede anche un qualcosa che somiglia a un atto d’affetto. “Siamo in una fase molto particolare della campagna elettorale – aggiunge infatti -: il SI’ torna ad essere in testa nei sondaggi, si entra quindi in una fase decisiva di avvicinamento al 4 dicembre. Ed è bello che Matteo Renzi scelga proprio Avellino per tenere alte le ragioni di un voto positivo al quesito referendario”.

Basta un sì referendum

Al di là dei “soliti” temi sul superamento del bicameralismo paritario o sui risparmi ai costi della politica, quelli del SI’, com’è risaputo, hanno impostato la campagna elettorale mettendo il Meridione al centro delle conseguenze positive di una eventuale vittoria. “Molti poteri torneranno allo Stato centrale – sviscera il deputato, componente della Commissione Affari costituzionali -, verranno chiarite le competenze rispettive tra Stato e Regioni, perché saranno eliminate le competenze concorrenti della revisione del Titolo V della Costituzione, che hanno causato solo confusione di competenze tra i livelli governativi. Dal 2001 (anno in cui venne riformato proprio il Titolo V della Costituzione, ndr) il Sud ha arrancato ancora di più, segnando il passo rispetto al Nord Italia. Le Regioni più forti hanno usufruito della modifica costituzionale, al contrario di quelle più deboli. Questo nuovo spostamento dei poteri verso Roma – conclude Famiglietti – non può che fare bene al Mezzogiorno”.