Foti cerca l’appoggio delle opposizioni: ecco il suo discorso nel Consiglio di ieri

230

AVELLINO – Si è tenuto nella giornata di ieri, presso Palazzo di Città del capoluogo irpino, un Consiglio Comunale (leggi qui) “fiume”, durato sino a mezzanotte e sospeso dal presidente Petitto a data da destinarsi.

Ad aprire il Consiglio è stato il sindaco Paolo Foti, il quale attraverso il suo discorso (che riportiamo integralmente), ha chiesto aiuto alle opposizioni per giungere alla fine del proprio mandato.

Dopo il discorso pronunciato dal primo cittadino del capoluogo irpino è intervenuto il capogruppo di minoranza Dino Preziosi, che dopo aver presentato una mozione di sfiducia firmata da tutte le opposizioni, ha offerto al sindaco un patto di cento giorni per condurre la città al voto. Il Consiglio, proseguito poi per diverse ore, è terminato (prima della decisione della sospensione da parte del presidente Petitto) con un secondo documento di sfiducia firmato da otto dissidenti.

Di seguito il discorso integrale del sindaco Paolo Foti:

Consiglieri, assessori, cittadini,

Ormai siamo giunti a un punto cruciale di svolta in questa esperienza amministrativa partita nella primavera di tre anni fa. E dicendo punto cruciale di svolta non mi riferisco soltanto alle fibrillazioni all’interno dell’attuale maggioranza di governo e soprattutto all’interno dell’attuale gruppo consiliare del Pd.

Queste, sia pure in misura minore e in maniera meno palese, hanno caratterizzato fin dall’inizio la vita dell’Amministrazione comunale,  resa più difficile dalle dimissioni del segretario provinciale del Pd; dall’assenza, fin dall’inizio del mio mandato, di un segretario cittadino e, da ultimo, dalle dimissioni del capogruppo consiliare, contestato da quegli stessi gruppetti che ora hanno messo nel mirino il Sindaco e la continuità stessa di questa esperienza.

Ma il mandato elettorale è stato un altro, ed intendo onorarlo finché mi sarà consentito dal senso di responsabilità di ognuno di voi.

Oggi siamo a un punto di svolta soprattutto perché finalmente è divenuta concreta la possibilità di chiudere una pesante eredità che ci viene da un passato anche lontano e di programmare sul serio, liberi dai condizionamenti della continuità amministrativa, il futuro di una città che appare – e non da oggi – in lento ma costante declino.

Per le ragioni che ho sinteticamente esposto, non sempre è stato possibile condurre nei tempi previsti un’azione amministrativa che invece era stata programmata per accelerare i processi di sviluppo sociale ed economico e di miglioramento della qualità della vita della nostra città, puntando a fare di Avellino il capoluogo di fatto e non solo di nome della provincia irpina.

Sui ritardi, e sugli insuccessi – che pure abbiamo dovuto registrare – certamente ha pesato la mia scarsa abitudine ai rituali e ai bizantinismi della politica; ed hanno pesato anche le difficoltà di un Partito Democratico che a livello nazionale non riesce ancora a radicarsi sui territori nel rispetto di regole condivise.

Vorrei ricordare – perché spesso abbiamo la memoria corta – il punto dal quale siamo partiti: una situazione economica drammatica, sull’orlo del fallimento – e il dissesto appariva scelta obbligata anche a qualche amministratore comunale – e una serie infinita di importanti lavori pubblici fermi da anni e, in qualche caso, mai partiti.

Oggi non siamo più un ente strutturalmente deficitario e finalmente sono in dirittura d’arrivo quasi tutti i cantieri presenti in città.

Guai a fermarsi adesso, potrebbe significare mandare in fumo anche quello di buono che finora si è fatto. E il tempo che ci resta non è molto. Ecco perché mi rivolgo a tutta la città, e in primo luogo ai suoi rappresentanti presenti in quest’aula, perché, avendo a cuore il bene comune e gli interessi della nostra Avellino, tutti – al di là della propria collocazione in quest’aula – diano il proprio contributo, individuando obiettivi comuni e condividendo metodi e finalità.

Non è mia intenzione continuare una estenuante mediazione, talvolta malamente intesa come ricerca di sopravvivenza politica, ma  concretamente individuare azioni chiare e definite, che dovranno caratterizzare l’ultima fase dell’Amministrazione da me guidata.

Ritengo mio dovere rintracciare insieme e con l’attiva collaborazione della città e dei suoi legittimi rappresentanti i sentieri eventualmente percorribili per portare Avellino fuori dalla transizione e quindi orientarla, con atti concreti, al raggiungimento di uno standard adeguato alla sua storia e alle aspettative dei suoi cittadini.

Le valutazioni da me fatte potranno trasformarsi in pratiche di buon governo esclusivamente grazie al sostegno della maggioranza di questa aula e degli esponenti responsabili della minoranza consiliare, che qui invito ufficialmente alla condivisione attiva di questi precisi indirizzi programmatici.

Ritengo archiviato il mio programma di mandato con cui ci siamo candidati tre anni fa. Ora sono concentrato a chiudere definitivamente alcune questioni sulle quali è necessario il contributo di tutti, perché Avellino è la nostra città e noi abbiamo il dovere di rispettare i cittadini che ci hanno eletto loro amministratori. 

Ed in tal senso indico questi obbiettivi – i più urgenti –, la cui realizzazione, nei modi e nelle finalità, dovrà essere condivisa da quanti aderiranno a questo appello:

Isochimica, Ex Eliseo, Dogana, Piazza Castello, Patrimonio comunale, Urbanistica, Centro per l’autismo.

La questione Isochimica è una di quelle eredità pesantissime che ci giunge dal passato e posso dire con orgoglio che questa Amministrazione è stata la prima a dare risposte concrete, effettuando tre interventi di messa in sicurezza di emergenza, predisponendo il progetto esecutivo per la rimozione di due silos e di alcuni impianti, approvando il progetto preliminare per la bonifica superficiale dell’area dell’ex stabilimento e, soprattutto, firmando un accordo di programma che individua il Comune come soggetto attuatore e la Regione come soggetto finanziatore per le operazioni di bonifica; e da ultimo chiedendo all’Autorità Nazionale Anticorruzione di accompagnarci nelle fasi di predisposizione dell’Avviso di gara e del successivo appalto dei lavori. Proprio rispetto all’impegno profuso, mi amareggia non poco il rinvio a giudizio disposto anche nei miei confronti, sia pure soltanto per comportamento omissivo. In questa, come in altre vicende al vaglio della Magistratura, il mio comportamento non è mai stato censurabile da un punto di vista morale. In una piccola città come Avellino tutti sanno tutto di tutti. Spesso può essere uno svantaggio, io l’ho sempre considerato un vantaggio. Tutti conoscono i miei comportamenti, nell’attività professionale prima e in quella amministrativa oggi. La mia vita è sempre stata sotto gli occhi di tutti. Questo mi è di conforto. In questi tre anni i miei concittadini avranno potuto censurare la mia attività amministrativa, le mie capacità politiche, finanche il mio carattere, ma nessuno – tranne forse qualche professionista della malafede – ha mai messo in dubbio la mia moralità. Se questioni morali ci sono, esse non mi riguardano. Ma il tempo è galantuomo ed io attendo sereno e fiducioso, credendo fermamente nella giustizia, che prevede tre gradi di giudizio per la sentenza definitiva. Fino ad allora vi è presunzione di innocenza. Per quanto mi riguarda questo vale per tutti gli amministratori comunali e non, di maggioranza e di opposizione, che sono stati destinatari di avvisi di garanzia e di rinvii a giudizio. E – giusto per chiudere questo argomento – a chi poi periodicamente, dal pulpito di qualche testata d’informazione locale, continua ad alimentare sospetti di presunte mani sulla città o su clientelismi d’ogni genere, ad essi grido: se siete a conoscenza di fatti che il sottoscritto ignora recatevi dagli organi inquirenti, sarò il primo a sottoscrivere la vostra denuncia per assicurare piena legalità e trasparenza alle pratiche amministrative comunali.

Altra questione che viene da molto lontano e che pure potrebbe positivamente risolversi in questo ciclo amministrativo è quella della Dogana. L’Amministrazione comunale finisce periodicamente sul banco degli accusati ad opera di un’opinione pubblica che non sempre è informata delle questioni intricate di natura burocratica e legale (da ultimo la questione delle statue), che hanno rallentato la nostra azione. Resta il fatto che abbiamo confermato in bilancio la cifra per l’acquisizione della Dogana, abbiamo chiesto più volte il dissequestro all’autorità giudiziaria e siamo pronti all’esproprio. La Dogana è uno dei simboli del Centro antico, da qui, dalla messa in sicurezza di Piazza Castello, dal definitivo completamento dei lavori sulla collina della Terra, intendiamo partire per un rilancio definitivo del cuore antico della città. 

Altra questione che mi sta a cuore e che intendo chiudere nel tempo che ci resta è quella dell’Ex Eliseo. Anche questo è un discorso che parte da molto lontano e che finalmente questa Amministrazione sta portando a compimento anche a dispetto dei vandali, che più volte hanno danneggiato l’edificio. Siamo alle battute finali per quello che riguarda l’acquisizione definitiva della struttura, ormai restaurata, al patrimonio comunale. Ma proprio ora si pone il problema della gestione e anche qui è necessario il contributo di tutti, ad evitare che i soliti personalismi, i veti incrociati, le manovre di disturbo impediscano di completare il lavoro. Peraltro il Centro di cultura cinematografica intitolato a Camillo Marino e Giacomo D’Onofrio è un tassello importante, insieme con il Laceno d’oro (che ormai sta trovando una sua stabilizzazione) per valorizzare una tradizione ed una passione storicamente viva in città e che può fare da attrattore di flussi turistici per l’intero territorio provinciale.

Anche sul Patrimonio comunale, che va dalle strutture sportive agli edifici pubblici, dai prefabbricati pesanti agli alloggi popolari, è necessaria una condivisione di intenti. C’è un groviglio intricato di consuetudini, a volte di favoritismi, spesso frutto di disattenzione, che nel corso degli anni ha reso sempre più complicato il raggiungimento di obiettivi che pure sono chiari e direi quasi obbligati: la gestione del patrimonio deve essere caratterizzata da percorsi finalizzati ad ottimizzare l’uso degli immobili per aumentarne il rendimento o ridurre l’onere del mantenimento e dismettere quei beni che non necessitano all’Ente. Do atto all’opposizione di aver sollecitato (e lo hanno fatto a più riprese anche consiglieri di maggioranza) un riordino complessivo del settore, partendo da un preciso inventario, fino a giungere a fissare procedure trasparenti per l’assegnazione di strutture comunali. È un lavoro che abbiamo avviato e la collaborazione di tutti certamente ci consentirebbe di superare interessi settoriali e consolidate pratiche negative. Una commissione consiliare bipartisan potrebbe essere strumento utile per aggiornare il regolamento per la concessione di strutture comunali, per mettere a punto un percorso virtuoso per l’affidamento in gestione dell’ex Eliseo, nel rispetto degli indirizzi già deliberati dal Consiglio Comunale, e per verificare tutte le concessioni in essere.

In questo quadro si inserisce un radicale ripensamento dell’urbanistica, che deve tener conto delle esigenze della vita quotidiana. Il modello deve essere quello del riuso dell’esistente, all’interno di precise regole di pianificazione. A dirla in termini chiari, resta saldo l’impegno a porre fine alla cementificazione della città e naturalmente nel ridisegno urbanistico di Avellino, compito primario dell’Ente locale è il recupero delle periferie e la valorizzazione dei beni culturali e monumentali, dei quali va favorito l’ampio e libero uso democratico. Centrale diventa in questo ambito il Teatro cittadino: da qui occorre partire per rilanciare le politiche culturali in città. In questa sede non è il caso che io mi soffermi sulla complessa gestione del “Gesualdo” che comunque dovrà favorire il dialogo fra la cultura nazionale e le vocazioni artistiche del territorio.

Infine, ma per me rappresenta la priorità delle priorità, il Centro autistico. Ancora una volta si tratta di una questione che parte da molto lontano, ancora una volta abbiamo dovuto fare i conti con numerosi atti di vandalismo e con una intricata questione amministrativa, che ruota intorno alla proprietà di suoli ancora intestata a un privato. Ed anche in questo caso, siamo ad un passo dalla soluzione definitiva. La Regione ha già stanziato i 186mila euro necessari per il completamento della struttura; nelle prossime settimane il perito nominato dal tribunale procederà ad una stima del suolo, atto preliminare per risolvere anche il problema della proprietà.

E da qui, dalla definitiva conclusione di queste annose vicende, bisognerà ripartire per cominciare a delineare il volto futuro e moderno di Avellino, non più limitando l’orizzonte alla cinta daziaria e ai paesi dell’immediato hinterland, ma occupandosi del sistema territoriale nel suo insieme, della cosiddetta Area Vasta, assumendo un ruolo strategico di regia dei processi decisionali e programmatici.

Abbiamo avviato questo percorso da tempo, ma nelle prossime settimane dovremo imprimere una definitiva accelerazione. In tal senso siamo pronti a confrontarci con tutte le forze politiche presenti in Consiglio Comunale sull’ipotesi di Documento Operativo Strategico della Città di Avellino e della cosiddetta Area Vasta che preludono alla definitiva richiesta di investimenti materiali ed immateriali a valere sui fondi europei, anche in relazione alla programmazione 2014-2020. Occorre individuare una “visione” condivisa di sviluppo del territorio ed attorno ad essa articolare una serie di progetti credibili e capaci di intercettare le risorse messe a disposizione dall’Europa, dallo Stato e dalla Regione. In tale ottica, se veramente intendiamo realizzare l’interesse della nostra comunità e di quella irpina non tralasceremo sforzo alcuno per aprire un tavolo di concertazione e di coordinamento delle altre ipotesi di sviluppo, già avviate, quali il Progetto Pilota dell’Alta Irpina e l’ipotesi di sviluppo dell’Area Vasta dell’Arianese-Valle Ufita. Se ridurremo tutto ad un semplice scontro personale non vedo come chi sarà chiamato a governare questa città dopo di noi potrà concretizzare sviluppo e rinascita per la nostra comunità, limitandosi invece a gestire la semplice apertura e chiusura della Casa comunale. 

Questo è il senso della sfida che rivolgo ai cittadini, alle forze sociali, ai partiti politici, ma soprattutto a voi, consiglieri comunali, ai quali sono demandati i compiti di indirizzo e di programmazione, affinché vengano superati anche gli steccati ideologici e di partito e tutti si sentano protagonisti della costruzione del futuro della nostra comunità.

Nello spirito di lealtà e sincerità al quale si ispira il mio intervento vi informo che gli assessori che oggi siedono tra questi banchi e che qui ringrazio caldamente per l’impegno profuso mi hanno rassegnato le proprie dimissioni per il venir meno di una salda maggioranza politica.

A questo punto è necessario ritrovare presto il senso della ragione e della responsabilità per uscire da questa situazione di impasse e riportare nel desolante quadro della vita politica locale speranze e idealità.

Alla minoranza, al mio competitor del giugno 2013, che non ho mai ritenuto un rivale ma un legittimo avversario, chiedo un sostegno leale e condiviso.

A chi vuole contribuire a chiudere i conti col passato e a impostare l’Avellino del futuro io dico: superiamo gli steccati e insieme, condividendo metodi, obiettivi, procedure, lavoriamo per il bene della città.

Spesso, in quest’aula, senza distinzione fra maggioranza ed opposizione, sono risuonati appelli al bene comune, ad operare per il benessere della nostra collettività. L’espressione “bene comune”, per sua stessa natura, non può coincidere – anzi ne è l’opposto – con aspirazioni personali, per quanto legittime, né con interessi di parte.

Le avversità – ha detto qualcuno – restituiscono agli uomini tutte le virtù che la prosperità toglie loro. Mi auguro che le avversità che stiamo vivendo possano essere l’inizio di un percorso virtuoso; mi auguro che alla fine possiamo lasciare una eredità meno problematica di quella che abbiamo ricevuto e, soprattutto, una più solida speranza di futuro per la nostra gente e, soprattutto, per i nostri giovani.