Giovanni Ignoffo: “Mai sentita la parola rassegnazione ad Avellino”

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Ufficializzato lo staff tecnico, oggi è stato tempo di presentazione per quest’ultimo, dove l’elemento che incuriosiva di più era costituito dal neo-tecnico biancoverde Giovanni Ignoffo, già noto alla piazza irpina come giocatore, ma sconosciuto come allenatore. Seguono le sue parole.

PAROLA A MISTER IGNOFFO

Sul suo approdo ad Avellino:

“Il direttore mi sta mettendo nelle condizioni di poter avere un’opportunità molto grande per il mio futuro e la mia professione. A me le sfide piacciono e non mi tiro indietro di fronte alle difficoltà. Vorrei che ce le buttassimo alle spalle. Faremo il massimo, non sono spaventato, poi il campo parlerà per noi. Non vedo l’ora di allenare e di trasmettere cosa significa stare ad Avellino. Se lo capiranno, sono certo che ci toglieremo delle soddisfazioni. I contatti con la proprietà? E’ stato tutto fatto velocemente, io ho solo dovuto accettare l’offerta, perché all’Avellino non si può dire no. Io grazie all’Avellino sono diventato uomo e calciatore, ho toccato la Serie A. Se fai bene ad Avellino ti vengono a cercare le grandi squadre, stare qui è uno stimolo a fare bene”.

Su quello che potremo vedere del suo Avellino:

A guidarci sarà l’entusiasmo, non mi piace sentire la parola rassegnazione, ad Avellino non l’ho mai sentita, né ho mai visto gente rassegnata. Molti allenatori, preparatori e calciatori vorrebbero stare qui al posto nostro. Perché questa è una piazza importante e sono orgoglioso di essere qui. Se la gente vede in campo dei gladiatori sono certo che ci verrà a vedere dappertutto. Dobbiamo incarnare i valori degli avellinesi, l’aspetto morale farà la differenza. Chi verrà qui saprà che ci saranno delle difficoltà. Portare la gente allo stadio è il nostro obiettivo. Dobbiamo uscire dal campo con la maglia sudata, sporca di fango e strappata: la maglia soltanto sudata non basta, almeno in questo momento”.

I rapporti con Cinelli:

Con Daniele non c’è bisogno di presentarci, abbiamo convissuto da calciatori e da allenatori per dieci anni. Quando arrivò ad Avellino nel 2000 ho subito capito che uomo era, anche se eravamo entrambi giovani. Conosciamo a memoria il nostro percorso e so che con gli uomini usciremo fuori dalle difficoltà. Io e Cinelli siamo un’unica persona, il pensiero è comune anche se non parliamo. Siamo in sintonia e questo ci aiuterà molto. Sarò io a dare le direttive alla squadra, ma condividerò tutto con Daniele, che sono certo che mi fermerà se starò sbagliando. La collaborazione è molto importante”.

Sull’aspetto tecnico, collettivo ed individuale:

“Abbiamo programmato le fasi di allenamento, di una squadra che ancora non abbiamo. Mi auguro che la mia squadra ragioni con una sola testa, perché singolarmente non andremo da nessuna parte. La collettività ci porterà lontano, i tifosi sono certo che ci sosterranno, lo hanno sempre fatto. Ragioniamo col noi, e con una prerogativa: usciamo fuori dal momento difficile. Il modulo preferisco tenerlo per me. L’importante è l’interpretazione dello stesso da parte dei giocatori, piuttosto che il modulo in sé per sé. Qualche giovane del Palermo che avrei voluto portare qui è andato altrove, altri potrebbero presto raggiungermi. Il direttore sta lavorando sui profili che noi abbiamo identificato, ha parlato con i procuratori e presto troverà la soluzione per farli restare ad Avellino, ma non faccio nomi”.