I Tartari sono arrivati

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Stiamo crollando sotto un cumulo insostenibile di incertezze e di paure. E peggio, la sensazione ogni ora più forte, terribile e fastidiosa, è che il piano d’emergenza sia gestito molto con la casacca dell’ideologia e poco con la freddezza della scienza. Nel frattempo, ci piaccia o no, l’Italia sta scalando velocemente la classifica che ora la vede al terzo posto per numero di contagi in tutto il mondo.

Treni bloccati, scuole ed università chiuse, eventi secolari annullati, città ed ospedali in quarantena obbligatoria, addirittura la Santa Sede che abolisce il segno della pace sono l’altra faccia, nuda e cruda, di un Paese diviso su tutto, infettato dalla paura del coronavirus, sospeso e travolto. Un senso di spaesamento che umilia più del virus stesso.

Sta davvero precipitando tutto o siamo in presenza della più grossa montatura del secolo? Soltanto il tempo può dirlo. Certo è che da sempre l’uomo ha paura di ciò che gli può fare male e che non può vedere. Il suo cervello ha imparato, col tempo, ad accendere l’emozione della paura acquisendo la capacità di avvertire un pericolo che non si vede. Come accade in queste ore. Tutti stiamo avvertendo l’allarme senza avere ben chiaro il quadro preciso del pericolo che realmente stiamo correndo.

Ed ecco, allora, che ti fermi a riflettere e ti accorgi di come questo Paese sia realmente dilaniato; un Paese dove regna sovrana la più assoluta confusione. Fino al punto che mentre le Istituzioni invitano alla responsabilità per contenere l’epidemia da coronavirus con i minori disagi possibili per la popolazione e mentre la politica isola in quarantena mezza Italia per poi costringere i cittadini a fare fila interminabili per comprare il pane, gli italiani assistono impotenti ad un vero e proprio scontro tra i due maggiori virologi italiani: Burioni e Capua.  È stato un gravissimo errore non mettere in quarantena i residenti tornati dalla Cina, ha affermato il primo. L’Italia è il paese europeo con più diagnosi semplicemente perché è quello che ha effettuato più tamponi, ribatte la seconda. Non c’è da piangere. Una sorta di nave alla deriva, insomma, dove soltanto dieci giorni tutti i componenti dell’equipaggio ci avevamo fatto credere di essere efficienti, igienizzati e protetti.

Dovremmo fermarci tutti, per un attimo, a ragionare.

La diffusione del coronavirus in Italia è in aumento: questo è un dato di fatto. E molto probabilmente avremo altri contagi, forse anche nella nostra regione. Ma è proprio per questo che abbiamo tutti il dovere di rimanere lucidi, di restare vivi e soprattutto sani di mente. La comunità scientifica la smetta di sfidarsi sui social. Le Istituzioni e chi ci governa la smettano di organizzare quarantene “appezzottate”. Gli untori, che storicamente hanno fatto sempre più danni del male stesso, restino chiusi in casa con tanti viveri e divertimenti ma senza cellulari e connessioni. Tutti insomma, tornino a fare le persone serie perché in gioco non c’è soltanto la salute dei cittadini ma, anche, la sicurezza sociale ed economica del nostro Paese. È con questi comportamenti che si alimenta il virus: con le polemiche sciocche e i discorsi vuoti, molto più dannosi che uno starnuto di troppo.

Chissà se impareremo qualcosa da quanto sta accadendo. Forse dovremmo ricordare tutti che siamo esseri fragili e subito dopo riflettere sul fatto che possiamo affrontare meglio le difficoltà unendo le forze e le intelligenze. Chissà!