“Il futuro è troppo grande”: la condizione degli immigrati di seconda generazione nel documentario firmato Citoni-Buccheri

135

LACEDONIA – Un lavoro sulla condizione degli immigrati di seconda generazione.

Si terrà domani sera alle 22, presso il Museo Antropologico Visivo Irpino, la proiezione di “Il futuro è troppo grande”, documentario realizzato da Giusy Buccheri e Michele Citoni che ha già conquistato pubblico e critica nelle proiezioni in Italia e all’estero. In particolare, vengono analizzate le vite di due ragazzi.

“Il documentario – si legge nelle note di regia – nasce da una riflessione sulle seconde generazioni dell’immigrazione in Italia, attraverso un percorso durato più di due anni. Tuttavia il nostro lavoro intende spingersi oltre la dimensione del dibattito giuridico e politico su cittadinanza e “ius soli”, per affrontare la sfida creativa di raccontare storie di vita. La narrazione trae particolare ricchezza dall’intreccio tra il nostro sguardo di autori e i contributi autonarrativi realizzati dai protagonisti, che con telecamerine amatoriali ci hanno regalato immagini e pensieri. Nel film vediamo i due giovani alle prese con i problemi di tutti i giorni, le forme e i limiti dell’appartenenza alla comunità italiana, le relazioni con la generazione precedente, la dimensione pluriculturale della loro personalità. La loro quotidianità rivela le modalità espressive, i punti di riferimento e le aspirazioni che condividono con i loro coetanei in possesso fin dalla nascita della cittadinanza giuridica e, allo stesso tempo, gli aspetti della loro vita che fanno riferimento più specificatamente alle culture di origine. Le esperienze dei giovani di seconda generazione come Re e Zhanxing, per certi versi “normali”, sono per altri versi storie “nuove” che continuamente arricchiscono e mutano il significato dell’essere italiani. Avvicinarsi ad alcune di esse rende possibile comprendere meglio il paese in cui viviamo cogliendone la complessità evolutiva: esso non “ospita” degli altri, ma *è già* altro, e diventa qualcos’altro continuamente”.