In vino… multa!

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Vendemmia: nella nostra Irpinia, terra di buon vino, è una tradizione che resiste al passare degli anni. È un rito che si consuma ancora in famiglia e in amicizia. Una festa e una gioia comuni, condivise tra i vigneti profumati. Ebbene sì, nei nostri piccoli centri vendemmiare significa ancora tutto questo. Vuol dire essere invasi dall’inebriante profumo del mosto. Le strade strette e vecchie trattengono tutti gli odori e i colori del vino. Le cantine, dopo aver dormito per l’intero anno, tornano a prendere vita. L’attesa per settembre è, dunque, sempre tanta.

Come qui anche altrove questa tradizione è ben radicata, con le stesse modalità, con gli stessi valori. Ma a far vacillare questo rito, che accomuna tutta l’Italia da Nord a Sud, è bastato lo spiacevole episodio di Castellinaldo d’Alba, in provincia di Cuneo. La vicenda, di pochi giorni fa, lascia a bocca aperta e fa rabbrividire gli appassionati della vendemmia. Aspre polemiche si sono levate per la multa di 20mila euro al proprietario di una vigna di appena un ettaro, che aveva invitato quattro amici a vendemmiare.

Doveva essere un allegro giorno di festa e invece si è trasformato in un incubo per il pensionato cuneese, accusato di lavoro nero. Un’accusa grave pesa sulla testa dell’anziano, che dopo anni e anni di lavoro ha deciso di lasciare quella vigna, a cui era tanto affezionato.

Questa è l’Italia dei paradossi. Quell’Italia bella e cara, che quando meno te lo aspetti ti colpisce alle spalle. Si sgretola così anche questo mito, una leggenda della storia contadina italiana. Si svuota improvvisamente di tutti i suoi significati, di quello che è stato ed è tuttora. Perde i suoi valori, acquista superficialità. Si perdono la solidarietà, la condivisione e l’allegria, che un simile momento ancora regalava.