Irpinia, un registro tumori con dati parziali

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La Provincia di Avellino si dota di un registro tumori ma la qualità dei dati forniti non soddisfano le richieste degli ambientalisti

Lunedì ad Avellino la presentazione presso il Viva Hotel del Registro Tumori provinciale alla presenza delle maggiori autorità istituzionali e mediche provinciali e regionali.

Un registro però che fa riferimento a dati non attuali, ossia riferiti al biennio 2010-2012 e non dettagliati per aree geografiche come afferma il Dott. Franco Mazza, Presidente dell’Associazione ambientalista Salviamo La Nostra Valle del Sabato.

Ma la notizia più importante comunicata durante la presentazione è stata quella che, sempre secondo questi dati, l’incidenza tumorale nella Provincia di Avellino è più bassa della media regionale e del Sud e non sembrerebbe essere determinata dall’ambiente ma dallo stile di vita.

Questo dato però segue di qualche giorno quello nettamente constrastante risultante dall’indagine conoscitiva della Commissione Igiene e Sanità sulla situazione ambientale e dei dati di incidenza del cancro infantile nella cosiddetta Terra dei Fuochi.

Infatti da questa indagine viene fuori che Avellino segue subito dopo Caserta per numero di casi di cancro infantile: ben 169 casi per milione di abitante, a seguire Napoli (165) , Salerno (153) e buon ultima Benevento (128 casi).

Il Prof. Oncologo Antonio Marfella bene ha spiegato qualche giorno fa in un’intervista l’importanza di questi dati sconcertanti perchè quello del tumore infantile è un indice sensibile di danno ambientale, cioè ci dice molto sulla causa del tumore, non essendo correlata di certo allo stile di vita.

Cosa porta quindi, si chiede il Prof. Marfella, Avellino ad avere questo dato così alto rispetto alla Provincia di Benevento e così vicino a Napoli e Caserta?

registro tumori
Dott. Franco Mazza

Anche il Dott. Mazza non è stato molto rassicurato dai dati forniti lunedì ad Avellino: «Siamo nel 2018, dunque sono dati parziali e molto datati. Si è detto che c’è un’incidenza più bassa della media regionale e del Sud. Sarebbe interessante sapere con chi effettivamente è fatto il confronto. In teoria i dati dovrebbero essere confrontati con aree in cui c’è il registro tumori. Quindi in Regione Campania siamo a confronto con la Terra dei Fuochi? Per il resto del Sud siamo a confronto con Gela e con Taranto? E chi lo sa! Poi abbiamo un dato complessivo, nessun confronto tra le varie aree territoriali della provincia e perciò nessun ragionamento su eventuali pressioni ambientali. Qui veniamo al punto dolente dell’intera mattinata. Il dott. Mario Fusco, ha negato che esista una correlazione importante tra ambiente e comparsa di tumori (ha detto che solo il 2% dei tumori è legato a fattori di pressione ambientale), andando contro ai più autorevoli studi scientifici internazionali. In un sol colpo ha sconfessato lo studio SENTIERI dell’Istituto Superiore di Sanità e quanto asserito dalla stessa OMS attraverso la IARC. Vedo un atteggiamento curioso nel sottolineare come siano gli stili di vita a determinare le condizioni per la comparsa del cancro e a non vedere invece come le pressioni ambientali siano fortemente condizionanti. Un dato emerge: i tassi di incidenza dei tumori della tiroide nelle donne sono più alti non solo rispetto alla Campania e al Sud ma lo sono rispetto al resto d’Italia. A mio avviso questo dato (se lo associamo anche a quello, sempre nelle donne, della maggiore incidenza di linfomi non Hodgkin) deve invece far riflettere e non semplicemente essere liquidato come il risultato di una “maggiore pressione diagnostica”. E’ un lavoro appena iniziato ma se chi ci lavora, e mi riferisco in particolare al referente regionale dott. Mario Fusco, fa le affermazioni che ho sentito stamattina temo che si inseguano teoremi a discapito della ricerca delle verità in Irpinia, nella Terra dei Fuochi e nel resto della Regione Campania!».