La Consulta boccia la moratoria, Fappiano: Dalla Regione un bluff

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La Consulta boccia la moratoria regionale contro l’eolico e le reazioni non si fanno attendere.

Si tratta chiaramente di una notizia che interessa in particolare i territori dell’Alta Irpinia e dell’Alto Sannio. E proprio dal Sannio abbiamo chiesto un parere a Pinuccio Fappiano, agguerrito presidente del Fronte Sannita per la Difesa della Montagna.

“Ho letto la sentenza – afferma Fappiano – e credo abbia semplicemente confermato i principio secondo cui una moratoria di sei mesi fosse incostituzionale. Capisco che la società si sia appellata quando la moratoria era stata attivata ma senza incidere sull’impianto complessivo dell’individuazione dei siti non idonei con i due decreti 532 e 533.

Si è affermato il principio che non si può sospendere l’iter autorizzativo, che deve comunque concludersi in 90 giorni. E qui si aprirebbe un capitolo infinito sulla validità delle autorizzazioni, il cui rilascio a volte ha sfiorato i 10 anni dalla presentazione del progetto. Quindi secondo me la cosa è ininfluente ai fini dell’individuazione dei siti non idonei e dei comuni saturi i cui decreti attuativi, a mio avviso, sono pienamente validi”.

“Comunque, al di là di questo pronunciamento – prosegue -, la cosa gravissima è anche un’altra. Nell’individuare i siti non idonei, la Regione Campania non ha tenuto conto delle autorizzazioni rilasciate proprio nei siti che poi sono stati individuati come non idonei.

Pinuccio Fappiano

Al 2016 le società già avevano ricevuto autorizzazioni o avviato il procedimento per l’autorizzazione in aree già protette (SIC- ZSC- pascoli e boschi permanenti gravati dagli usi civici). Autorizzazioni rilasciate abbastanza superficialmente con la complicità degli uffici della Regione Campania.

Infatti, nei decreti di attuazione dell’art. 15 della legge 6/2016 si ribadiva un fatto decisivo. La società titolare dell’autorizzazione su sito non idoneo poteva realizzare fino alla decadenza venticinquennale dell’autorizzazione stessa. In pratica, il sito diventava non idoneo solo dopo che l’impianto autorizzato avesse esaurito la propria vita.

E questo ha determinato la distruzione di intere aree protette dalla Comunità Europea. Così come ha operato la Regione Campania, la legge 6 è stata un bluff. Noi ci eravamo battuti per l’annullamento in autotutela. Ma è evidente che ci sono interessi e convergenze che cominciano dall’alto”, conclude Fappiano.

Leggi qui la sentenza della Consulta

Leggi qui la reazione dei comitati altirpini