Lacedonia, anche il calcio dice stop alla violenza sulle donne

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LACEDONIA – Un pomeriggio qualunque. Forse non del tutto. Un sabato di fine novembre baciato dal sole e una nuova partita di campionato che vede sul campo di Lacedonia la padrona di casa e lo Sporting Ariano 2006. Tutto pronto per la nuova sfida. E tutto come ogni partita giocata in casa si tinge di rossoblu: dalle parole, ai cori, agli striscioni, alle urla. Ma ancor più del bicolore della squadra lacedoniese, il colore che domina in campo è il rosso. Rosso come il no alla violenza contro le donne che il Dipartimento del Calcio Femminile, con il patrocinio della Lega Nazionale Dilettanti, porta in campo nella gare di Campionato di questo fine settimana sull’intero territorio nazionale, per la Giornata Internazionale della Lotta alla Violenza sulle Donne, 25 novembre. Anche lo sport non rimane in silenzio davanti alle crudeltà sulle donne e in nome del rispetto dei diritti e dell’uguaglianza celebra iniziative volte alla sensibilizzazione su questa terribile piaga sociale. Il Comitato Regionale Campania, sensibile alle problematiche relative alle attività sociali e sportive delle Donne, ha aderito alla lodevole iniziativa, invitando, inoltre, i calciatori e le calciatrici a scendere in campo con un segno rosso sul viso come simbolo contro la violenza sulle donne, con questo messaggio:
“In occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle Donne ognuno di noi ha il dovere di dare impulso, avviare o continuare a tenere accesa quella luce che illumini la nostra coscienza, la nostra cultura, in difesa delle donne.
Per questo è ancora più prezioso il lavoro infaticabile, di chi non solo il 25 novembre, non solo nelle occasioni ufficiali, educa animi e menti alla cultura della non violenza e del rispetto. Così la LND e il Dipartimento Calcio Femminile ogni giorno scendono in campo con questo intento, abbattere muri, praticare con grande passione e professionalità un nobile sport, davvero il più bello del mondo.
Le Società, le atlete, gli addetti ai lavori tutti e il mondo dello sport oggi si fanno ambasciatori della cultura del rispetto e dell’uguaglianza.
La partita più importante oggi si gioca su un campo grande quanto il mondo: accettare la vita e contrastare la violenza”.
Quello che il calcio dice va, alle volte, al di là del pallone. Non ha la forma della vittoria, né le lacrime della sconfitta. Porta con sé un messaggio che va oltre ogni fede calcistica. 22 uomini, se guardiamo alla partita U.S. Lacedonia- Sporting Ariano 2006, in campo con un segno rosso sul volto, non si vedono tutti i giorni. Soprattutto perché uomini, l’altro sesso, quello dominante, secondo alcuni. E se tingersi il volto o giocare per una giusta causa non è stato sacrificante o umiliante, allora un piccolo passo in avanti è stato fatto. Non avrà fermato l’onda di violenze, certo, ma ha dato il suo calcio alle dilaganti e sconcertanti brutalità commesse sulle donne, per sostenere una necessaria presa di coscienza del fenomeno. Perché non sempre la violenza ha i lividi sul volto.
Dalla serie A ai campionati minori tutto è in fervore in occasione del 25 novembre. E il calcio risponde così alla violenza di genere, al troppo sangue versato senza motivo.