L’Irpinia si svuota, Ricciardi: La desertificazione è un dato di fatto

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RED. – “L’emigrazione è un elemento identitario della nostra provincia, e questo è qualcosa di cui ci si rende conto ancora poco”.

Toni Ricciardi, irpino, storico delle migrazioni, docente presso l’Università di Ginevra, è coautore del Rapporto Italiani nel Mondo, ad opera della Fondazione Migrantes, reso pubblico nei giorni scorsi. Un volume che scatta, ancora una volta, una fotografia impietosa dei numeri in provincia di Avellino: un comune di duemila abitanti lascia ogni anno l’Irpinia e l’Italia. L’esperto di flussi migratori aggiunge qualche altro elemento che sancisce una sorta di “strutturalità” del fenomeno (come avevamo scritto in occasione della presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo di un anno fa): “La tendenza è assolutamente consolidata – afferma ai nostri taccuini -, visto che si mantiene costante da dieci anni. Colpisce molto tutto il tratto meridionale dell’Appennino, e dunque anche la zona tra Ufita, Baronia e Alta Irpinia. La desertificazione, dunque, non è più un’ipotesi di scuola sulla quale ragionare, ma un fatto certificato“.

Toni Ricciardi (da toniricciardi.it)
Toni Ricciardi (da toniricciardi.it)

Dunque, stupisce lo stupore di questi giorni, considerato che “sono anni che riportiamo queste cifre”. Il Rapporto della Fondazione Migrantes fornisce poi dei dati piuttosto sorprendenti, piazzando Lombardia e Veneto nelle prime due posizioni dei posti da cui parte il flusso migratorio. Solo terza la prima regione del Sud, la Sicilia. “Si tratta di risultati ‘fittizi’ – spiega ancora Ricciardi -, perché basati su aggregazioni di tipo regionale. Se si considerano i dati sulla base di aggregazioni provinciali, invece, le prime posizioni sono occupate sempre dalle province meridionali. Avellino, nella fattispecie, occupa la terza piazza”. Nella sua analisi, tuttavia, lo storico delle migrazioni si sofferma su un dato, che è quello del consolidamento della tendenza. “Dalla metà degli anni Novanta è ripreso il processo di emigrazione dall’Irpinia, soprattutto dall’Alta Irpinia, con leggere accelerazioni periodiche e un incremento spaventoso a partire dai primi anni Duemila. Nell’ultimo quinquennio, le percentuali di emigrazione hanno raggiunto quelle registrate negli anni Sessanta”.

Un saldo super-negativo, che per Ricciardi potrebbe essere bilanciato soltanto “dall’inserimento, nei prossimi cinque anni, di 30-40 nuclei familiari di giovani coppie che permetteranno a queste zone, tra una ventina d’anni, di invertire la tendenza o quantomeno di pareggiare le perdite tra defunti e emigrati”. Di certo, come accennato in apertura, c’è che l’emigrazione è diventata un tratto fortemente identitario dei nostri territori. “Negli ultimi trent’anni – spiega ancora Ricciardi – tutto è stato plasmato dall’emigrazione: dalle feste dei santi patroni ai matrimoni fino alle ricorrenze familiari. Tutto è stato fatto in funzione degli emigrati, che sempre più soesso – conclude – hanno anche smesso di tornare al paese d’origine”.