Lo sport nell’Antichità (I°Parte)

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Alcuni amici che ringrazio mi hanno convinto a ritornare per l’ennesima volta in Grecia per trascorrere  una settimana di vacanza e la prima tappa e’ stata al porto di Katacolon che è  l’attracco più vicino ad  Olimpia.
Rivedere il luogo dove gli antichi greci  si dedicavano allo sport agonistico interrompendo qualsiasi forma di conflitto poiché le Olimpiadi erano considerate sacre, mi ha dato lo spunto per  fare un excursus storico sullo sport dall’ antichità all’era moderna.

Si può essere certi che già nella preistoria i nostri lontani progenitori praticavano una  qualche forma di sport .
Se in quell’epoca antichissima la caccia era esclusiva e irrinunciabile necessità di sopravvivenza (non era sicuramente sport ma è discutibile che lo sia anche oggi) e’ impensabile che esseri come i Cro-Magnon e i  Chancellade già appartenenti alla specie “homo sapiens sapiens”, non si sfidassero più o meno abitualmente nella corsa, nella lotta, nel salto dei fossati, nel lancio della pietra e del boomerang (geniale manufatto di origine remotissima), nel lancio della freccia  e della  zagaglia mediante il propulsore, altro intelligente strumento che  allungava il braccio e quindi la fiondata degli atleti paleolitici.

Noi non conosceremo mai quali fossero le prestazioni “sportive” realizzate nella savane o tra i ghiacci.
Possiamo solo supporre che tali prestazioni paragonate a quelle moderne erano risibili anche se l’ uomo di Cro-Magnon, al contrario degli altri suoi
contemporanei, aveva una corporatura robusta e una statura piuttosto elevata.
Il  cronometro non c’era, il metro nemmeno, e, soprattutto non esisteva nessuna regola.

Lo sport moderno  è scienza, le tecniche sono raffinatissime , l’allenamento é  computerizzato, le attrezzature e gli equipaggiamenti sono altamente
sofisticati.
L’uomo di oggi , a dispetto della vita stressante, dell’alimentazione 
spesso adulterata e del l’inquinamento é molto più forte e tonico dell’uomo di cento, mille o trentamila anni fa’ per effetto  di una lunga selezione naturale.

Non c’erano regole nemmeno in Asia Minore ottomila anni prima di Cristo e neppure  in Egitto e in Mesopotamia quattromila anni  a.C. quando si diffusero tante e svariate  attività  ludiche  che per noi moderni vanno sotto il nome di  sport.
Atletica  leggera e pesante, lotta libera fino al massacro, primitivi giochi di palla, addirittura polo a cavallo, hockey su  prato, pugilato di tipo siamese che ammetteva anche l’ uso dei piedi, furono indubbiamente praticati dai Sumeri, dagli Hittiti e dagli Indu’.
In  Scandinavia gli sci erano conosciuti fin dal periodo neolitico, ma non si disputavano autentiche gare. Al di la’ della   Grande  Muraglia, creata a salvaguardia del Celeste  Impero Cinese, i  Mongoli erano veri fanatici della lotta e delle corse a cavallo con cavallucci piccoli e pelosi, molto resistenti ma inadatti allo sprint.
In effetti il  vero cavallo da corsa  fu utilizzato in Arabia verso  il  1400-1300 avanti Cristo.
Sport , nell’antichità  pre-classica, era  spesso sinonimo di guerra, almeno nel bacino del Mediterraneo:  gli “atleti”  erano quasi sempre soldati, i giavellotti erano lance, le spade  non certo pacifiche armi da pedana.

Verso il  1000 avanti  Cristo gli  Egizi , tardivi scopritori    del  cavallo, organizzavano  per il piacere dei  Faraoni e del  dio Api gare di carri falciati.
Questi erano micidiali strumenti bellici, specie di bighe a due ruote munite ai  lati di taglientissime  falci  per mozzare  le gambe ai nemici.

L’ usanza di tali corse fu continuata in seguito per secoli  dai  Babilonesi e  dagli Assiri ma questo non si può assolutamente considerare sport.
Nell’isola di Creta, durante la civiltà  Minoica, distrutta all ‘improvviso  da un immane maremoto  nel  1450 a.C.  circa, lo sport vero era conosciuto  e applaudito dalle folle una specie di rodeo. Nell’ isola del  Minotauro tutti impazzivano  nell’assistere  alla lotta degli uomini con  i tori che non erano  come quelli che conosciamo oggi di  quattro o cinquecento chili al massimo e con le corna mozze,  facili prede dei danzanti e mobilissimi matadores.
I tori di Creta erano uri  giganteschi pesanti più  di una tonnellata dotati di una forza d’ urto possente per il loro peso  e muniti di corna tali da squartare un elefante.

 I  cretesi di Minosse sapevano domarli. Le più  brave, le più  atletiche erano le ragazze che , vestite di un minuscolo perizoma , volteggiavano leggiadramente tra quelle corna terribili e su quei dorsi belluini  e sgroppanti, compiendo esercizi ritmici di grande bellezza e armonia.
Stupefatte testimonianze di viaggiatori egizi, che avevano relazioni commerciali  con Creta o erano in viaggio di piacere (ci si muoveva assai più  di
quanto oggi si creda tremila anni fa) confermano la straordinaria bravura tecnico- stilistica  e il coraggio indomito  delle formidabili ginnaste cretesi.
Esse precedettero in chiave sportiva molto più elevata  i cowboys e le cowgirls dell’ ottocento americano, i Buffalo  Bill e le Calamity  Jane che non i primi toreri  spagnoli del Cinquecento.
Se i Minoici di  Creta  fecero  dei tori il loro sport nazionale, i Micenei, predecessori dei  Greci  e contemporanei di Omero, inventarono nientemeno che  le olimpiadi , risorte  a nuova vita solo nel  1896 grazie alla caparbietà del barone  Pierre  De Coubertin dopo  1503 anni di interruzione.
Non è  assolutamente vero(lo ha dimostrato  Heinrich  Schliemann, lo scopritore di Troia  ed in seguito tanti altri) che le prime  furono celebrate
nella città  sacra di  Olimpia, da cui il loro nome, nell’ anno 776  avanti Cristo.
Quelle furono soltanto  le prime olimpiadi datate, codificate, e di cui è  restata memoria scritta  da tramandare ai posteri.
In realtà  dovettero essere almeno le centesime, di quattro anni  in quattro anni, poiché  Olimpia nell’ Elide era già  nota agli eroi  dell’ Iliade e dell’Odissea, Ettore,  Achille, Ulisse,  che vissero la loro epica e travagliata esistenza attorno al  1200 a.C.