“Mamma, vado a giocare a calcio”: la storia di Giovanni, da Lacedonia al Palermo

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LACEDONIA – “Mamma, quest’anno me ne vado da qui: devo andare a giocare a calcio”.

Quattordici anni, tanta decisione, un biglietto aereo da Bari Palese a Punta Raisi e in valigia un talento da sfruttare.

E’ questa, in sintesi estrema, la storia che vede protagonista Giovanni Caffaro, giovanissimo calciatore lacedoniese selezionato dall’U.S. Città di Palermo per entrare a far parte delle giovanili rosanero.

Dopo alcuni “vorrei ma non posso” e altri “potrei ma non voglio”, quella di Giovanni sembra decisamente la storia-simbolo, quella nella quale si rispecchia ognuno di noi che sin da bambino ha eletto il calcio quale cornice del proprio sogno.

Dopo settimane di preparazione in solitaria in spiaggia e sul campo del “Tonino Arminio” di Lacedonia (dove, sotto la guida dell’esperto e sempre disponibile Umberto Cardellicchio, ha seguito tabelle personalizzate inviategli direttamente dai preparatori del Palermo: vedi galleria), Giovanni, classe 2001, parte oggi alle 14 per il capoluogo siculo: ritiro con i suoi nuovi compagni di squadra fino a dopo il 23 agosto. Fatica, sudore e sacrificio: e “il ragazzo si farà”, come cantava De Gregori. Perché “il ragazzo” di talento ne ha da vendere. Un talento che forse non è esagerato definire scintillante. D’altronde, già in tenera età Giovanni faceva vedere cose che i suoi coetanei forse nemmeno pensavano.

Così, dopo anni trascorsi nell’Atletico Lacedonia del presidente Michele Caggiano e svariati provini in giro per l’Italia, sempre accompagnato dal padre Maurizio (vecchia gloria del calcio altirpino: dev’essere affare di famiglia), ecco per Giovanni spalancarsi la porta dei Giovanissimi. Il Palermo ha creduto in lui da subito, lo ha bloccato, ha fatto firmare il contratto di tesseramento al ragazzo e ai suoi genitori.

Convitto in centro città, dove risiedono tutte le squadre giovanili, seguite da tutor ad hoc. Di mattina il pullmino della società lo porterà a scuola (s’iscriverà probabilmente all’Istituto Tecnico Industriale), nel pomeriggio al campo di allenamento: quattro volte a settimana, dal martedì al venerdì. Riposo il lunedì, nel postpartita, e il sabato, nel prepartita.

Dunque, settimana incentrata sul calcio, e d’altronde non potrebbe essere altrimenti. Il girone nel quale il Palermo verrà inserito non è stato ancora reso noto, ma potrebbe essere lo stesso del Napoli e dell’Avellino. I Lupi giocano a Lacedonia, e tornare nel suo paese con un’altra maglia sarebbe per Giovanni un’emozione particolare, di certo una di quelle che un calciatore deve vivere e gestire per potersi formare.

Velocità, tecnica, forza fisica. Il suo talento, a soli quattordici anni, è già evidente. Calcia con entrambi i piedi (pur preferendo il destro) e predilige ruoli d’attacco: si sente un trequartista, ma all’occorrenza può fare il centravanti. Pecca forse di personalità, virtù che potrebbe acquisire con il trascorrere degli anni e l’accumulo di esperienza. Rispetto a tanti coetanei parte decisamente in vantaggio, essendo un ragazzo tranquillo e poco incline a “colpi di testa”.

E’ facile prevedere che la lontananza da casa avrà certo il suo peso, ma la sua decisione (la frase riportata in testa ne è fulgido esempio) lo spingerà verso il suo sogno.

Che Lacedonia possa vantare una tradizione calcistica di un certo livello è cosa risaputa. Ci vorrà tempo e pazienza per vedere Giovanni là dove gli auguriamo. Tutti soffieranno dietro di lui per spingerlo il più lontano possibile, certi che da par suo saprà portare sempre più in alto il nome del suo paese.