Mangiateatro, tra eventi, degustazioni e spettacoli prosegue a Lioni la rassegna di cibo e teatro

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LIONI – Prosegue a Lioni il Festival Mangiateatro, che unisce l’arte teatrale alle tradizioni enogastronomiche e alla cultura alimentare.

Dal Giardino della Torricella a Villa Bianchi, fino al teatro comunale, Lioni si trasforma in palcoscenico itinerante

il Festival entra nel vivo delle manifestazioni. La direzione artistica di Mirko Di Martino propone un cartellone ricco di eventi, laboratori e degustazioni che coniugano il piacere della cucina con la spettacolarità del teatro. Per oggi, venerdì 4 settembre, l’appuntamento è fissato alle ore 16:30 presso il Giardino della Torricella, con la partenza del carretto dei sogni che presenta “Favole in parola e musica”, dedicato ai bambini, con Orazione Cerrino e la banda di Giffoni Valle Piana, che attraverserà parte del centro di Lioni.

A partire dalle ore 18:00, presso il giardino di Villa Bianchi ci sarà la presentazione del libro Le belle addormentate di Antonio Mocciola e del progetto di design rurale E.Colonia di Katia Fabbricatti e Enzo Tenore.

A seguire il Corto-teatrale “Oro in terra”, ideato e diretto da Gianmarco Cesario, ed una degustazione de “I prodotti da forno” a cura ella storica azienda Millefiori Oliviero sas di Vittorio Oliviero & C., che presenterà le sue Torte al Torrone Tenero e le Ciambelline al Fiano di Avellino.

Stasera, alle 20:30, la rassegna teatrale continuerà, sempre presso il Teatro Comunale con “L’Avaro a pranzo”, tratto da L’Avaro di Molière, con Lello Serao, Titti Nuzzolese, Antonio D’Avino, Diletta Masetti, Marcello Gravina, Roberto Ingenito, Nello Provenzano, Ivan Graziano, Fabiana Spinosa; con i costumi Annalisa Ciaramella, le scene Laura Lisanti. Scritto e diretto da Mirko Di Martino.

“Lo spettacolo prende i personaggi dell’Avaro di Molière – spiega lo stesso Di Martino – e li trasporta in Italia nei primi anni ‘60, quando il pranzo della domenica era ancora un rito familiare da non trascurare, quando gli italiani scoprirono all’improvviso il benessere e il consumismo. L’avaro, in questo adattamento che conserva l’esplosiva comicità dell’originale, non è più il tirchio della tradizione, attaccato al denaro per non sperperarlo, ma l’imprenditore della nuova borghesia, attaccato al denaro per guadagnarne ancora di più”.

Mangiateatro

“Il denaro non è l’oggetto, ma lo scopo del suo lavoro, anzi, della sua stessa vita. Intorno a lui è in atto una grande trasformazione: per la prima volta, i giovani appaiono come una categoria a sé che rifiuta l’autorità dei padri e chiede spazio e visibilità. Il loro incontenibile desiderio di far ascoltare la propria voce si esprime attraverso la musica e la moda, con l’esplosione degli urlatori, dei Teddy Boys, del beat, delle minigonne, dei jeans”.

“L’avaro Arpagone vede tutto questo ma lo rifiuta, percepisce il cambiamento ma non lo comprende: intuisce che è arrivato il tempo del denaro, della ricchezza, del consumismo, ma non comprende che i protagonisti della nuova Italia saranno proprio i giovani come i suoi figli, che lui invece si ostina a trattare come bambini privi di capacità di intendere e di volere. La sua resistenza ostinata al cambiamento, il suo attaccamento al passato, prima che al denaro, lo porteranno alla rovina. La cecità di Arpagone è, in fondo, anche quella di una generazione intera: quella che aveva visto il fascismo, la guerra, la resistenza, la Repubblica. Quegli uomini erano stati in grado di dar vita alla nuova Italia, eppure, abbagliati dalle luci del boom economico, erano incapaci di vedere la notte che stava arrivando”.