Nessuno tocchi il Lupo!

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Se c’è un animale che può essere assunto come simbolo imperituro dell’identità delle aree interne, quello è sicuramente il lupo.

Animale che per secoli ha animato la fantasia delle nostre genti, ne ha plasmato storie ed immaginazione, simbolo di forza ed intelligenza, emblema di caparbietà e determinazione. Protagonista di tanti racconti popolari della gente del Sannio, simbolo della terra irpina – che ha scelto di legare l’immagine di questo meraviglioso animale finanche alla passione calcistica – il Lupo è semplicemente tutt’uno con la storia del nostro costume.

Sembrerebbe, però, che qualcuno creda ancora alla famigerata leggenda del “lupo cattivo”. In effetti, in una recente Conferenza Stato – Regioni è passato un piano che prevede l’abbattimento controllato di lupi (fino al 5%). Domani il piano dovrebbe essere approvato in via definitiva.

La logica che sottende questo provvedimento si basa su un fantomatico, quanto inesistente, voler “venire incontro alle esigenze degli allevatori”. Stante l’incapacità di riuscire a definire ancora oggi il numero di esemplari di lupo presenti sul territorio e la loro distribuzione – dacché non si ha la certezza che il lupo non sia ancora tra le specie a rischio – gli esperti sanno bene che la principale fonte di nutrimento di questi animali è costituita da ungulati selvatici (in particolar modo da cinghiali).

Proprio i cinghiali negli ultimi tempi, a causa di un’esplosione incontrollata del loro numero, stanno arrecando notevoli danni agli allevatori. Pertanto ogni attività di selezione e abbattimento del lupo tenderebbe a “destrutturare i branchi con il risultato contrario a quello sperato: i lupi si disperdono sul territorio, non uccidono cinghiali e ungulati ma preferiscono animali domestici. Per evitare uccisioni di pecore e gravi danni ai pastori, basterebbe dotare i pastori di cani addestrati e recinzioni elettriche, e lasciar uniti i branchi”.

Ovviamente quella che si potrebbe definire la “lobby della caccia” spinge per l’approvazione di questo piano di abbattimento. Chissà, forse perché il lupo continua ad essere, in certo immaginario perverso, un trofeo da conquistare.

Qui però parliamo d’altro. Non è solo una certa sofferenza, tutta personale, nei confronti dell’attività venatoria. Non è solo il sacrosanto tema della difesa di un delicato ecosistema. Non è solo la forte empatia nei confronti di un animale protagonista della nostra fanciullezza.

Non è solo questo a farci ritenere sbagliato e insensato questo provvedimento; è anche e soprattutto una questione che riguarda la nostra storia e la nostra identità: come vi sentireste se qualcuno proponesse una limitazione all’uso del vostro dialetto?